Immaginate la scena: Albert Manifold, ex presidente di BP Plc, viene silurato dalla mega compagnia energetica britannica dopo appena sette mesi di regno. Il motivo? “Seri problemi” con governabilità, supervisione e, naturalmente, comportamento. Ma tranquilli, è tutto molto misterioso e nessuno si è degnato di fornire spiegazioni dettagliate, tanto la trasparenza è sopravvalutata.
Il nostro caro Manifold, arrivato da poco con la fama di esperto boss irlandese del colosso dei materiali da costruzione CRH, è stato liquidato senza alcun preavviso. La reazione è stata, prevedibilmente, quella del “falso imputato”: in un email sentito, si è dichiarato profondamente sorpreso e ha ribattuto con veemenza sulla presunta condotta di cui lo accusano, sostenendo che la narrazione pubblica sui suoi modi sia una completa bugia. Quanto basta per scatenare ulteriori dubbi sulle dinamiche interne di BP.
Nel frattempo, la “solita” consigliera indipendente di punta, Amanda Blanc, non perde occasione per ringraziare Manifold “per il contributo dato alla trasformazione in corso”, aggiornandoci gentilmente che il consiglio d’amministrazione è stato “sorpreso e deluso” dal comportamento e dalle carenze di controllo che, udite udite, sono ritenute inaccettabili. In pratica: grazie per il lavoro ma stavolta ci hai deluso, come un cattivo alunno che sa le risposte ma non le dice.
E se pensavate che queste cose succedessero solo nei film di spionaggio aziendale, sappiate che diverse testate giornalistiche hanno preso coraggio e hanno sussurrato, citando anonimi informatori, che il buon Manifold si sarebbe comportato in modo “aggressivo” con più di un collega durante il suo “breve” mandato. Che grande sorpresa, vero?
Nonostante tutto, Manifold si vanta di aver tentato di scuotere le strutture di BP: tagliare i costi indiscriminati, mettere in discussione ogni minimo eccesso e alzare gli standard interni. Un vero paladino della causa che, a quanto pare, non ha trovato terreno fertile in un ambiente – ça va sans dire – tutt’altro che accogliente per i cambiamenti.
Albert Manifold ha aggiunto:
“Rifiuto completamente la descrizione che si fa del mio comportamento e non permetterò che una narrazione falsa resti incisa senza che venga sfidata.”
Un attacco di onestà e fermezza che però non sembra toccare le azioni di BP. Infatti, le azioni del colosso petrolifero quotato a Londra hanno subito un calo dell’1,7% il mattino dopo la tempesta mediatica. A quanto pare nel mercato il “furbetto” che rompe gli schemi fa sempre il brutto effetto.
Insomma, tra comunicati vaghi, accuse senza dettagli, ringraziamenti di circostanza e miti da smascherare, BP ci regala un bel drama da alta finanza con un ex manager che prova a difendersi invano. Nel frattempo, i riflettori restano accesi, e tutti ci chiediamo: chi sarà il prossimo a cadere nella trappola della “governance perfetta” di BP? Nel frattempo, si prendano nota i poveri dipendenti e azionisti di questo spettacolo degno delle migliori soap opera londinesi.



