Una novità strabiliante ci arriva direttamente da Milano, dove la polizia locale si è data un gran da fare controllando monopattini come se non ci fosse un domani, in quella che ormai sembra una vera e propria battaglia contro il caos a due ruote. Nella prima settimana dall’entrata in vigore delle nuove regole, che impongono ai monopattini di avere una targa – perché sì, ognuno di questi mezzi deve ora essere ufficialmente “catalogato” – sono state contestate ben oltre 300 violazioni. Incredibile, no?
Più precisamente, dal 18 al 25 maggio, i vigili hanno passato al setaccio 454 monopattini. Il risultato? La bellezza di 324 trasgressioni rilevate: 180 temerari giravano senza casco, una regola in vigore da quasi due anni, e altri 144 monopattini erano sprovvisti dell’agognata targa adesiva che dovrebbe dare un senso di legalità a questa rivoluzione delle due ruote.
Ah, la famosa targa! Non aspettatevi niente di sofisticato: si tratta semplicemente di un adesivo con sei caratteri alfanumerici incollato sul parafango posteriore del monopattino. Il colpo di genio è che il codice non traccia il mezzo in sé (fantastico, vero?), ma associa l’identificativo al proprietario, leggasi al codice fiscale del fortunato possessore. Naturalmente, ci sono regole: il proprietario dovrà essere maggiorenne, ovvero avere almeno 18 anni, oppure 14 se c’è un genitore che si prende la briga di avviare la pratica per lui.
Il procedimento per ottenere questa mitica targa è un’altra perla d’efficienza digitalizzata: basta collegarsi ad una piattaforma online dedicata, accessibile tramite SPID di secondo livello o carta d’identità elettronica, perché al passo con i moderni standard burocratici non si poteva che essere. Dopo aver officiato la complessa ritualità digitale, si riceve un’email di conferma e poi si può andare a ritirare il prezioso contrassegno presso uno degli uffici della motorizzazione civile della città scelta al momento della domanda.
Per non farci mancare nulla, le motorizzazioni – che devono essersi sentite letteralmente sopraffatte dall’ondata di richieste – hanno dovuto moltiplicare gli slot per le prenotazioni, inoltrando addirittura aperture straordinarie degli sportelli in città come Roma, Milano e Torino. Insomma, chi l’ha detto che muoversi con un monopattino non può diventare un’intrepida odissea burocratica degna di un film d’avventura?
Le (in)credibili conseguenze di una normativa che sa di brutta copia
È quasi ironico pensare che in un mondo dove si parla di smart city, mobilità sostenibile e innovazione, si debba arrivare a mettere l’equivalente di un numero di carta d’identità su un monopattino per evitare che il tutto degeneri in un Far West su due ruote. E ancora più esilarante è constatare che, nonostante la normativa sui caschi sia in vigore da oltre un anno e mezzo, c’è ancora chi preferisce fare lo sciapone senza alcuna protezione – evidentemente la leggera sensazione di pericolo non è un deterrente sufficiente.
Naturalmente, la struttura stessa del sistema crea paradossi degni del miglior esperimento surreale: non è il mezzo a essere identificato, ma il proprietario. Quindi se qualcuno presta il monopattino senza glamour altrui, l’identificazione non è più così mirabolante. Ma si sa, il bello della sicurezza è che se non serve a nulla, almeno fa sentire meglio chi la impone.
In conclusione, questa nuova normazione sembra più un imponente atto di facciata, un modo per spremere qualche multa in più e dimostrare che si sta “facendo qualcosa” piuttosto che una soluzione concreta ai problemi di sicurezza. Un piccolo ponte burocratico, fatto di adesivi e prenotazioni, che stenta a celare il fatto che forse basterebbe solo un po’ di buon senso e di attenzione in più, da parte di chi ci va in giro e di chi dovrebbe sorvegliare, senza necessitare di adesivi alfanumerici o sportelli aperti anche a ore improbabili.



