Come gli ospedali milanesi continuano a cacciare infermieri stranieri per tappare i buchi senza vergogna

Come gli ospedali milanesi continuano a cacciare infermieri stranieri per tappare i buchi senza vergogna

Quest’autunno, come per magia, arriveranno ben 200 infermieri dall’Uzbekistan. Giusto per infondere un po’ di esotismo nel settore sanitario, già alle prese con carenze che farebbero rabbrividire chiunque. Nel frattempo, nel privato, non mancano certo agenzie che pescano infermieri a manciate per tamponare una falla ormai da troppo tempo ignorata.

Una di queste infermiere ci confida, con un sorriso ironico: “Ora guadagno il triplo rispetto a prima”. Eccola la grande strategia italiana: prendere professionisti dall’estero e strappargli un esercito di ore per farli diventare ben pagati… almeno rispetto a ieri. Peccato che le incognite restino, e non sono due o tre dettagli di poco conto: la lingua, per esempio. O le competenze, naturalmente calibrate da chissà chi e come.

Ma non finisce qui: sia l’Ordine degli infermieri sia i sindacati lanciano l’allarme. Pare che circa 10mila di questi professionisti sfuggano totalmente al loro controllo. Non proprio il massimo per chi dovrebbe garantire standard di qualità e sicurezza, vero?

Nel frattempo, gli infermieri nati e cresciuti in Italia giocano a un gioco molto più sobrio: scappano a gambe levate verso il Nord Europa. Un paradiso fatto di stipendi migliori, tutele più solide e, ovviamente, meno sorprese linguistiche. Ma chi se ne frega se il nostro sistema sanitario si trova a corto di personale, l’importante è che gli stranieri arrivino a uso e consumo di un settore pubblico sempre più ridotto all’osso.

Un conflitto tra numeri e realtà

È quasi comico pensare come un paese così orgoglioso della sua cultura e lingua finisca per importare infermieri a grappoli che magari non riescono a leggere un referto in italiano, ma il cui contributo è necessario solo perché non ce ne sono abbastanza “nostrani”.

Il problema, ovviamente, è ben più profondo e riguarda la formazione, il reclutamento e soprattutto il riconoscimento professionale. Ma chissà, forse è più semplice fare affidamento su una manovalanza straniera e sperare che la lingua e la competenza si acquisiscano tramite il sacrificio e la buona volontà dei singoli. Un sistema efficiente, vero?

Chi controlla i controllori?

Se poi gli Ordini e i sindacati stessi ammettono candidamente di non sapere dove siano 10mila infermieri, beh, c’è da riflettere. Un bel buco nero nel sistema, tanto per cambiare. Il risultato è che persone lavorano senza i dovuti controlli, forse senza riconoscimenti professionali reali e con una supervisione che potrebbe sembrare più un’illusione che altro.

Insomma: mentre il sistema pubblico morde la coda tra carenza di personale, fuga di talenti e controlli approssimativi, la ricetta ufficiale resta quella dell’accoglienza a tutti i costi, che magari risolve qualche problema numerico ma apre un mondo di incognite di ben altra portata.