Che emozione. Il primo derby è sempre quello che resta nel cuore, anche se – spoiler – potrebbe facilmente essere l’ultimo, dato il contratto in scadenza e la proverbiale voglia del Torino di cambiare guida tecnica alla prima occasione utile. Ma intanto Roberto D’Aversa si gode la dedica degli applausi di 1.500 tifosi granata al Filadelfia, durante la seduta a porte aperte. «Sarà emozionante – dice lui, con la modestia di chi ha ereditato una squadra sull’orlo del baratro – e poi domani sera ci sarà tutto il nostro pubblico allo stadio. Abbiamo una fantastica opportunità per scrivere una pagina trionfale per il club, che non batte la Juve da 11 anni, oltre a mettere quella ciliegina sulla torta che sogniamo da tempo.»
Per la Juventus, invece, il derby è un ultimo disperato tentativo di aggrapparsi a qualche speranza residua di Champions League, il che rende la sfida ancora più succosa non solo per la posta in gioco ma anche per l’imperativo morale. «Abbiamo già reso orgogliosi i nostri tifosi con una salvezza anticipata – continua D’Aversa – e adesso questo derby può cancellare tutto quello che è successo prima: vincendo, entriamo direttamente nella leggenda del club.» Epico, vero?
La favola del Torino contro il mito bianconero
Alterniamo pure la sindrome da complotto ai miracoli sportivi: il Torino che ha preso in mano D’Aversa a fine febbraio era un cadavere ambulante vicino alla zona retrocessione. Ora, invece, spera nel colpo grosso finale, giusto per dimostrare che l’onore non si compra con i punti in classifica, ma con il cuore e qualche risultato inaspettato. «Questo è il derby di chi vanta trofei e di chi si aggrappa soltanto alla storia – afferma il tecnico granata – Non mi interessa Champions, panchine future o chi verrà; mi interessa solo il Torino e la maglia granata.»
Sembra quasi la sceneggiatura di un film motivazionale. D’Aversa vuole rivivere l’applauso travolgente dei tifosi e trascinare una squadra che ha cominciato la stagione in condizioni pietose verso una notte di gloria. Il tutto mentre la Juve è costretta a rinunciare a figure chiave come Bremer e Yildiz. Ma non preoccupatevi, il calcio è bello proprio per le sue sfide epiche e le sorprese amarezze.
Il mister, con un tocco di diplomazia colorata da punzecchiature sottili, non manca di lanciare frecciate: «Spalletti ha dato subito un’identità a questa squadra e non si cancella tutto quel che ha fatto in poche partite. Mi spiace per ciò che è accaduto in Nazionale, lui è stato fonte di ispirazione per molti allenatori, me incluso. E poi, senza di lui, non è che le cose siano andate meglio…» Tradotto: un affettuoso quanto velato “Gattuso, guarda e impara”. Non esattamente l’elogio che si aspetterebbe un futuro ipotetico successore.
La tattica: un po’ di segretezza per aumentare la suspense
Durante l’allenamento al Filadelfia, D’Aversa si è divertito a mischiare le carte, ma la vera sorpresa sarà scoprire l’undici titolare, probabilmente con il ritorno di Ismajli in difesa, accompagnato da Coco ed Enosse, mentre Gineitis dovrebbe fare il suo rientro dalla squalifica. In attacco, il venditore d’illusioni e sogni sarà Vlasic a supporto della solita coppia Simeone-Zapata, con le frecce Pedersen ed Obrador sulle ali. L’unico vero dubbio riguarda il regista, con Ilkhan favorito su Prati. Nulla di rivoluzionario, insomma, più o meno la solita minestra riscaldata.
D’Aversa, con una determinazione e una sintesi da maestro del melodramma calcistico, incalza: «Serve volontà e orgoglio per entrare nella storia, per regalarci una serata memorabile davanti al nostro pubblico. Non vedo motivazioni più grandi di questa.» Certo, perché niente dice “motivazione” come metterci la faccia in un derby che potrebbe segnare la fine di un’era, perlomeno per lui.



