Un vero colpo di genio criminale: seguire un’anziana donna fino al condominio, sorprenderla alle spalle nell’ascensore, strattonarla con la delicatezza di un elefante in cristalleria e strappare la sua catenina d’oro prima di dileguarsi nella foschia mattutina. Il protagonista di questa brillante performance è un marocchino di 48 anni con un bel curriculum da pregiudicato, messo finalmente in manette dagli agenti della Polizia di Stato il 21 maggio. L’accusa? Rapina aggravata, perché se non fosse stata aggravata sarebbe stata solo un’innocua strattonatina.
Tutto è avvenuto in una tranquilla domenica mattina, il 17 maggio, quando la vittima, una signora italiana di 76 anni, tornava a casa con la spesa. Vi immaginate la scena: sono le 11, lei carica pazientemente i sacchetti nell’ascensore di un edificio di via Zucca a Rho, ignara che alle sue spalle c’è già la sventura pronta a colpire.
Sotto shock ma con il tempismo di chi sa come funziona il sistema, la signora si presenta al commissariato di Rho-Pero per denunciare l’accaduto. Così si mettono subito in moto le indagini della polizia, che probabilmente avevano proprio bisogno di un po’ di pepe domenicale per ravvivare la routine.
Incastrato dagli occhi elettronici e pizzicato a Milano
Un classico dei tempi moderni: la telecamera di videosorveglianza è la nuova Edith Piaf, e canta tutto quello che vede. Gli agenti hanno quindi acquisito e passato al setaccio i filmati all’interno dello stabile. Il capolavoro criminale è stato immortalato senza sconti: il nostro cinquenne si è infilato nel condominio seguendo la vittima, è entrato in ascensore e lì ha commesso il misfatto prima di fuggire come se avesse appena perso l’autobus.
La festa dell’inefficienza è finita a Milano, zona piazza Selinunte nel lussuoso quartiere di San Siro. Qui gli investigatori hanno scovato il sospetto nel suo appartamento. E come ciliegina sulla torta, durante la perquisizione, hanno trovato anche i vestiti esatti indossati durante il colpo: un dettaglio fondamentale, perché nulla può sfuggire alle inesorabili maglie del potere digitale.
Immaginate la scena: manette scattate, occhi sbarrati e trasferimento d’ufficio nel famigerato carcere di San Vittore, dove il quarantenne rimane a disposizione di un sistema giudiziario che, si spera, possa dargli un’accoglienza più calorosa di quella riservata alle sue vittime.



