Quando la banca diventa un gioco da ragazzi: una dipendente e due direttori entrano dove non dovrebbero senza batter ciglio

Quando la banca diventa un gioco da ragazzi: una dipendente e due direttori entrano dove non dovrebbero senza batter ciglio

Una funzionaria di uno dei più illustri istituti di Milano ha dimostrato un brillante impegno nel prestarsi alla causa di un’associazione che, guarda un po’, faceva capo a una centrale di spionaggio situata a Napoli. Ovviamente, non poteva mancare la collaborazione di altri due dipendenti di un ente pubblico coinvolto in questa favolosa trama degna di un romanzo di spionaggio, anzi no, più simile a un film di bassa lega.

Il bottino? Oltre 850 accessi abusivi, rigorosamente “ricompensati” con accrediti di migliaia di euro su carte ricaricabili. Insomma, chi ha detto che la virtù non paga? Qui si parla chiaramente di una gestione dei dati che rasenta l’arte: ogni intrusione era premiata con un bel gruzzoletto, ovviamente illecito, ma sempre meglio di un buono regalo di fine anno, no?

E il sistema? Ah, il sistema funzionava a meraviglia, o almeno così pareva agli occhi dei protagonisti. Un intreccio di complicità, accessi illeciti e scambi di denaro, degno di una sceneggiatura perfetta per un thriller, magari con qualche ingrediente in più, come l’humor involontario dei protagonisti che, si spera, non abbiano pensato di cavarsela con un semplice “non sapevamo”.

Il sistema di spionaggio degno di un film

Per entrare nel dettaglio, la centrale di spionaggio, focalizzata su Napoli, orchestrava un network di complicità che partiva da un istituto milanese “fidato” per arrivare a impiegati pubblici che condividevano i loro privilegi illeciti. Un’operazione niente male: dati protetti? Ma va, quelli erano un optional.

Il tutto condito da una buona dose di immoralità e sfacciataggine, visti quei generosi accrediti su carte ricaricabili che potevano fare invidia a molti raccomandati del Bel Paese. È quasi emozionante pensare a quanti caffè e pranzi abbiano potuto godersi grazie a queste “onorevoli” attività.

Chi sono gli inguaribili ficcanaso?

Non contenti di un solo colpevole, la trama si infittisce con almeno tre figuranti di questa moderna “avventura”. La funzionaria lombarda, ovviamente, è la star del film, mentre gli altri due dipendenti pubblici somigliano tanto a comparse insospettabili che atletano tra una scusa e l’altra per giustificare i propri accessi illeciti. Ah, quel profumo di “non ho fatto niente di male” che aleggia in certi uffici!

Il tutto lascia spazio a una domanda da manuale: quanti altri si nascondono dietro a queste pratiche da telenovela? In un momento storico in cui la sicurezza dovrebbe essere la parola d’ordine, ecco che emergono rubinetti aperti con la complicità di chi avrebbe dovuto sorvegliare.