Ah, i bei tempi in cui per garantirsi un futuro dorato bastava infilarsi in aula universitaria sembrano ormai un ricordo vintage, destinato a finire in un museo di fallimenti educativi. Sander van’t Noordende, il guru olandese del reclutamento a capo del colosso Randstad, ha spiazzato tutti in un’illuminante intervista su CNBC, decretando senza mezzi termini la fine dell’era del “fai il laureato e siedi dietro una scrivania”.
Spiega van’t Noordende con la spietata eleganza di chi ha già scelto da che parte stare: “I giorni in cui si andava a scuola per lavorare in un ufficio sono finiti. Bisogna avere più cervello di così.” A quanto pare, l’unica vera carriera del futuro è roba manuale, assicurata dal progresso tecnologico che, guarda caso, ha bisogno di manovalanza qualificata per funzionare. “Le professioni artigianali specializzate stanno guadagnando terreno e offrono stipendi che sfidano tranquillamente quelli degli impiegati tradizionali,” prosegue, come se dovessimo prenotare subito una tuta da meccanico.
E non stiamo parlando di aumenti da poco: in America si è registrato un +30% di salario negli ultimi quattro anni, il tutto contro un tentativo disperato di giustificare la morte dell’ambiente accademico classico. Nei Paesi Bassi si sale del 21%, in Germania del 18%, e nel Regno Unito (anzi, quella che rimane del Regno grazie alla Brexit) si festeggia almeno un dignitoso +9%.
Alcuni dati? Ecco: un meccanico guadagna ora mediamente 79.000 dollari nei Paesi Bassi e 76.600 in Germania, mentre chi lavora nel settore edilizio inglese non è da meno con oltre 78.500 dollari. Numeri così, dimenticate la vecchia narrativa del laureato depresso e sotto-pagato.
Sander van’t Noordende ci offre anche il quadro più inquietante e sarcasticamente realistico dell’“epoca dell’intelligenza artificiale”: i data center, giganteschi templi della nuova era digitale, nascono e prosperano a velocità supersonica, ma hanno ancora bisogno di chi armeggia con pompe e saldature, non solo di algoritmi iperintelligenti. “L’AI non si costruisce da sola,” ricorda con la saggezza di chi ha capito come girano oggi gli affari.
Le grandi multinazionali del tech – Alphabet, Microsoft, Meta, Amazon – intascano quasi 700 miliardi di dollari per investimenti in capex proprio per rimpinzare questa gigantesca infrastruttura, aprendo un mare di posti di lavoro per meccanici, tecnici robotici, ingegneri HVAC e altri eroi meno celebrati del futuro digitale.
Il talento AI? Va a ruba (e fa miracoli)
Non basta sapere smanettare con i computer: chi ha competenze AI è ormai il nuovo oro dei salariati, e può ambire a stipendi fino al 25% più alti. Ed è tutto meno male per i nuovi arrivati nel mondo del lavoro, che altrimenti si ritroverebbero a vagare soli nel deserto dell’occupazione, afflitti da una crisi occupazionale dallo stile anni ’30.
Sander van’t Noordende puntualizza, con ironia e un pizzico di compassione verso chi non ha mai superato l’esame di socialità:
“L’AI è un passaporto rapido per fare carriera e guadagnare di più, a patto che lo si unisca a quelle cosette chiamate soft skills: giudizio, collaborazione, empatia. Insomma, non basta essere mezzo robot.”
Per esempio, uno sviluppatore software in USA può passare da 85.000 a 105.000 dollari se ha un piccolo tocco di magia AI. E non è solo una questione di salario: chi ha certificazioni AI vola nelle promozioni fino a 3,5 volte più velocemente dei colleghi indietro di qualche algoritmo.
Nel frattempo, i giovani escono dalle università in un mercato sempre più competitivo e desolato, con l’AI che non è proprio l’amica del neoassunto medio, visto che ha già accorciato le liste di quasi 50.000 posti di lavoro quest’anno negli USA. Ma il sogno americano sta cambiando pelle, e – sorpresa – sono i lavori meno intellettuali a fare il boom.
Empatia e creatività: le nuove regine del mercato
Curioso come, mentre la tecnologia avanza a passo di lumaca nel riconoscere sentimenti e inventiva, la domanda di intelligenza emotiva e creatività esploda rispettivamente del 173% e 168%. Perché diciamoci la verità: imparare a conoscere una macchina è più semplice che imparare a conoscere il proprio collega o cliente.
Sander van’t Noordende riassume con la sincerità di un professore d’altri tempi:
“Le competenze tecniche si possono anche apprendere, ma la comunicazione, l’empatia e quella cosa complicata chiamata costruzione di rapporti umani… beh, quella è un’altra storia.”
Caro lettore, dunque meglio rimettersi la tuta, rispolverare il saldatore e, perché no, allenarsi un po’ con il cuore: perché nel nuovo mondo del lavoro, il vero talento è fare l’artigiano con cuore da manager. O il contrario, chissà.



