Andrea Sempio, unico “fortunato” indagato nel nuovo filone d’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, ha deciso di aprire il sipario sulle indagini in una esclusiva intervista trasmessa venerdì 15 maggio su Rete 4, all’interno di Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Un’occasione imperdibile per sentire dalla bocca del protagonista una versione dei fatti che, naturalmente, non poteva mancare di aggiungere salse piccanti e giri di parole.
Con fare da eroe stanco ma non sconfitto, Sempio ha commentato l’attività magistrale della Procura di Pavia e gli ultimi clamorosi “sviluppi” di una vicenda che, a quanto pare, prevede un movente a dir poco suggestivo: avances sessuali – sì, avete capito bene – rivolte alla povera vittima. Un tocco di modernità che non guasta mai.
Ma veniamo alle dichiarazioni più succose: “Non ho ammazzato io Chiara Poggi”, ha tuonato, come se questa fosse la novità più sconvolgente del millennio, in esclusiva con la giornalista Martina Maltagliati. Il trentottenne ha tirato un sospiro di sollievo al termine delle indagini preliminari, sicuro di poter “spiegare tutto” ciò che gli inquirenti hanno scovato su di lui.
Non manca neppure la dolce parentesi dedicata alla famiglia Poggi, che lui, in una generosa concessione umana, definisce vittima di un bombardamento mediatico degno di un film di fantascienza: “Ne hanno sentite di ogni contro di loro, è il punto più viscido e basso di questa vicenda. Pensare che Marco (fratello di Chiara) o i suoi genitori possano aver avuto dubbi nei miei confronti, beh, sarebbe un pensiero doloroso. Però non lo credo, davvero. Anche con tutto il chiasso mediatico, non credo che abbiano mai avuto dubbi”. Facile applaudire alla fede ciecamente divina, vero?
Sempio e il melodramma delle intercettazioni
Con un candore quasi commovente, Sempio ha detto la sua anche sulle intercettazioni telefoniche, perle preziose scoperte dai carabinieri di Milano. Curiosamente, ha ammesso di non aver ancora ascoltato i file audio in questione e non sembra molto disposto a commentarli con la stampa. Semplice strategia o pura tattica dilatoria? Chissà.
“È un anno e mezzo che sono dentro questa cosa”, ha rivelato. Ovvero, #vivereallinternodellincubo, ma con grande dignità da pugile suonato:
“Non si può mica pensare che io reagisca con stupore ogni momento. Dopo un anno e mezzo di botte a destra e sinistra, è come se prendessi sessanta pugni e dal ventesimo in poi li incassi e basta.”
Non proprio un manuale di resilienza che potremmo adottare tutti, ma personalissimo dello Sempio.
Riguardo alle famigerate intercettazioni, ripete per chiarire l’ovvio: “Ancora non le ho sentite, non ho risposto su questi punti alle autorità, quindi per ora non risponderò nemmeno alla stampa”. Perfetto, una strategia di comunicazione a prova di tempesta.
Quando però gli si chiede di queste misteriose registrazioni, aggiunge candidamente: “Non ricordo neanche più tutto ciò che è uscito. Sì, ne sono state dette tante, ma poi, se vai a rivedere, sono diverse da come vengono riportate o, ascoltate meglio, dimostrano che stavo dicendo tutt’altro”. Ad esempio, quel tema sull’omicidio di Garlasco? “Era solo un compito che mi avevano assegnato, non una scelta personale”.
Se c’è una cosa certa in tutto questo bailamme, è che le intercettazioni, ovviamente, girano tutte attorno a un unico, sublime pensiero:
“Sono intercettazioni fatte quando ero indagato. Facile indovinare cosa avevo in testa. Da un anno e mezzo dico che mi sveglio pensando solo a questa storia”.
Un pensiero fisso, quello di Sempio, che rischia di diventare una tragica sinfonia degna dei migliori romanzi gialli. E intanto, il pubblico resta lì a seguire, tra sospiri e risatine amare, questa sontuosa saga giudiziaria che sembra non finire mai.



