Nella gloriosa epopea calcistica di Inter, la partita contro il Verona si è conclusa con un eloquente 1-1, degno evento della 37ª e penultima giornata di Serie A. Sì, avete letto bene: un pareggio. Un risultato talmente entusiasmante da permettere ai nerazzurri, guidati dal sorprendente mister Cristian Chivu, di festeggiare come si conviene una doppietta niente meno che Scudetto-Coppa Italia. Eh già, perché si sa, nulla esalta di più i tifosi di un pareggio dignitoso dopo un’annata da record.
Prima del fischio d’inizio è stata l’occasione per una cerimonia molto commovente, un ricordo del grande Evaristo Beccalossi, vero simbolo nerazzurro recentemente scomparso – perché cos’altro serve a un ambiente sorpreso e affaticato se non qualche lacrimuccia bene piazzata prima della noia calcistica? Il colpo d’occhio allo stadio era comunque degno di una festa, con il pubblico in delirio per celebrare l’immortale trionfo nerazzurro, anche se in campo il gioco rispecchiava più la filosofia del “finalmente arriva la fine della stagione”.
Il primo tempo? Uno spettacolo per chi ama l’azione… impossibile da trovare. Pochissime occasioni, ritmo da passeggiata domenicale, e tanta, tanta voglia di non farsi male. Chiusi in un’atmosfera da “noi giochiamo per onore e basta”, i nerazzurri si sono limitati a non combinare disastri, aspettando la ripresa con l’entusiasmo di chi sa già di avere in tasca due trofei più grandi del loro gioco.
Il gol era nell’aria… e nella testa di Bonny
Nel secondo tempo, finalmente, qualche emozione. Il jolly arriva da un nome poco esotico ma assai concreto: Bonny. Dopo aver rischiato di vanificare tutto con una clamorosa occasione sciupata, il nostro eroe ha risolto tutto con un colpo di testa degno del miglior centravanti di provincia. Gol su calcio d’angolo, con la complicità di Edmundsson, che ha avuto l’onore di deviare il pallone destinato a non sapere dove andare.
L’Inter ci ha provato anche a chiudere la pratica in un paio di circostanze, con il nostro solito eroe moderno Lautaro e, nei minuti finali, con un certo Sucic, che da lontano prova a convincerci che qualcosa rimane nella squadra capolista. Ma il destino ha deciso che questa partita meritava un pizzico di suspense da serie B.
Il poker di Bowie: perché fermarsi alla Juve?
Nel recupero, come una doccia gelata per gli sperticati festeggiamenti interisti, ecco spuntare l’asso del Verona, Bowie, che con il suo quarto gol consecutivo in trasferta decide di mettere il bastone tra le ruote già arrugginite della capolista. Dimenticate la Juve, ora anche l’Inter si aggiunge alla lunga lista delle “vittime” recenti di questo strano attaccante veronese.
In conclusione: una partita che ha tutto il sapore di un rituale più che di una competizione, con festeggiamenti che sembrano più un addio anticipato alla forma fisica e tensionale, e un Verona che affonda il coltello nella piaga nerazzurra senza sforzo, mostrando che, in fondo, la stagione è ormai solo un ricordo da smaltire.



