Scarica di responsabilità: europarlamentari fanno finta di approvare la gestione del bilancio Ue 2024

Scarica di responsabilità: europarlamentari fanno finta di approvare la gestione del bilancio Ue 2024
Commissione Europea, quella che si occupa di spendere la maggior parte dei soldi dell’UE. Il verdetto? 389 sì, 255 no, e tre indecisi, perché qualche dubbio il bilancio continua a crearlo. Nel frattempo, però, l’unico ente che non ha ricevuto l’assoluzione è il Consiglio Europeo, colpevole di non voler giocare a trasparenza con i deputati.

Un applauso al Commissione Europea, dunque, ma condito da una buona dose di diffidenza accusatoria. Nel documento che accompagna il via libera, si scorge infatti il giudizio severo degli eurodeputati. D’altra parte, come chiudere gli occhi davanti a una preoccupante deriva dello stato di diritto, alla corruzione sistemica e agli attacchi ai diritti fondamentali in diversi paesi membri? Evidentemente, questi dettagli non migliorano la gestione dei fondi comunitari, anzi, la colpiscono in modo diretto.

Gli eurodeputati non si limitano a monitorare con gli occhiali colorati di rosa, ma implacabilmente chiedono alla Commissione di smettere di arrangiarsi con semplici controlli e di tirare fuori gli artigli: sospensione totale dei fondi UE ogni volta che una nazione osi sviare dal buon comportamento previsto.

Nonostante un tasso di errore in calo, che passa dal 5,6% nel 2023 a un promettente 3,6% nel 2024, i deputati restano scettici. Quel miglioramento potrebbe essere meno merito di una gestione più virtuosa e più colpa, ad esempio, della fine della spesa emergenziale dovuta alla pandemia o di un’attuazione meno corposa del bilancio. E non si illudano, visto che gli errori legati ai fondi per la coesione territoriali restano imbarazzanti: si parla ancora del 5,7%, un discreto passo indietro dal 9,3% dell’anno scorso.

Mancanza di trasparenza e tracciabilità nel Recovery and Resilience Facility

Come se non bastasse, la questione del Recovery and Resilience Facility (RRF) getta una luce ancora più inquietante sulle ambiguità gestionali. Gli eurodeputati si lamentano del vuoto pneumatico di dati affidabili e completi sui beneficiari finali dei finanziamenti. E qui l’interpretazione della Commissione su chi sia il “beneficiario finale” diverge platealmente dalla legge: una mancanza di chiarezza che tutti, tranne gli addetti ai lavori, faticherebbero a comprendere.

Il Parlamento vuole che venga pubblicata una lista definitiva, limpida come l’acqua, di tutti i beneficiari e dei contraenti, in un formato uniforme e leggibile dai computer, così che nessuno possa tirarsela. E grazie a Dio, se la Commissione non dovesse acconsentire a questa richiesta, gli eurodeputati non escludono neppure azioni legali, perché la pazienza ha un limite, anche a Bruxelles.

Daniel Freund, relatore per il bilancio della Commissione, ha commentato con chiarezza:

“Oggi il Parlamento Europeo ha inviato un messaggio chiaro e inequivocabile su responsabilità e stato di diritto tramite la decisione sullo scarico di bilancio del 2024 della Commissione Europea. Sul Recovery and Resilience Facility, abbiamo ribadito che le continue mancanze di trasparenza sono inaccettabili. La Commissione deve fornire una lista completa dei beneficiari finali entro il 31 dicembre, o sarà causa legale. Abbiamo inoltre ottenuto un passo avanti significativo per affrontare le preoccupazioni sullo stato di diritto in Slovacchia. Il Parlamento invita la Commissione a attivare il meccanismo di condizionalità per proteggere i fondi UE da abusi.

Riguardo all’accordo UE-Qatar sull’aviazione, il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per gravi accuse di corruzione che coinvolgono un alto funzionario della Commissione. L’accordo, negoziato in circostanze più che dubbie, deve essere valutato con urgenza e, se serve, sospeso. Sono emerse anche serie riserve sulla gestione del Commissario Varhelyi, inclusi fallimenti nella DG NEAR e forniture di informazioni inesatte. Queste decisioni testimoniano il nostro fermo impegno a difendere i valori UE e a proteggere i soldi dei contribuenti.”

Il disastro profetico: lo scarico del Consiglio rimandato ancora

E mentre la Commissione si becca un giudizio decisamente ambiguo, il Consiglio Europeo riesce nell’impresa preziosa di rimandare in eterno lo scarico sul proprio operato. Come succede dal 2009, i parlamentari non hanno ricevuto la benché minima collaborazione dal Consiglio, il quale dimostra un talento incredibile nell’eludere ogni forma di trasparenza. Sarebbe troppo noioso scoprire cosa combina quel collegio di ministri; meglio lasciarli in sospeso, tanto poi si vedrà se daranno segnali di vita nel corso dell’anno – cosa che, diplomaticamente, è altamente improbabile.

Il meccanismo dello scarico di bilancio, detto anche “discharge procedure”, è l’arma – almeno sulla carta – con cui il Parlamento europeo tenta di tenere a bada la gestione finanziaria dell’UE. Funziona così: la Commissione e la Corte dei Conti Europea stilano un rapporto. Poi la Commissione Bilanci del Parlamento controlla tutto, interroga gli ufficiali coinvolti e formula un parere con raccomandazioni. Il tutto finisce in aula, dove si vota per accettare o rigettare la gestione come un debito da saldare. Rigettare lo scarico non è solo un gesto simbolico, perché può scatenare controlli finanziari più severi o conseguenze politiche anche serie.

Insomma, la puntata di quest’anno conferma che il sistema europeo è un perfetto equilibrio di lanci di responsabilità, crisi di trasparenza e improbabili richieste di legalità. Un teatro tragicomico dove tutti sono colpevoli e nessuno responsabile, ma, per fortuna, votano comunque – a volte.

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