Prezzi alle stelle ma sussidi zero: la grande farsa del sostegno che non arriva

Prezzi alle stelle ma sussidi zero: la grande farsa del sostegno che non arriva

I prezzi volano verso l’alto, ovviamente per colpa della guerra, anche se questa volta la fiamma infernale è un po’ meno rovente di quanto i gufi avevano previsto. Già, perché anche questa non è la prima volta che succede: nel 2022 il colpevole era il cremlino, con Vladimir Putin che tirava le leve invadendo l’Ucraina e costringendo l’Europa a rifiutare il gas russo. Ora invece la responsabilità ricade su Donald Trump, che nella sua personale crociata contro l’Iran ha dimostrato di saper fare calcoli così sbagliati da contagiare con i danni anche il resto del mondo. Insomma, l’inflazione si era già fatta una bella scorpacciata quattro anni fa, divorando il potere d’acquisto degli italiani fino a un punto che ancora non abbiamo ben chiaro se – e quando – riusciremo a recuperare. E se lo Stretto di Hormuz non si libera presto, prepariamoci al bis.

Facendo due più due, i dati ci suggeriscono una verità scomoda: l’inflazione sarebbe sotto controllo, se solo qualche megalomane da qualche parte smettesse di muovere marionette e cannoni. E cosa fanno i governi in tutta Europa? I cittadini, avendo capito che l’auto elettrica non è poi il diavolo che si dice, si arrendono alla realtà installando pannelli solari, di cui però la maggior parte è made in Cina, la vera vincitrice silenziosa di questa rivoluzione green. I nostri rappresentanti invece si affacciano sul palcoscenico per mostrarsi attivi e decidono di lanciarsi in provvedimenti costosissimi, efficacia ridicola inclusa, giusto per fare scena.

Quando il petrolio scarseggia, il prezzo sale. Scontato, direbbe chiunque, se non fossimo abituati a scimmiottare i grandi economisti dell’ultimo minuto. Gli unici interventi sensati per i governi sono attutire il colpo per chi sta peggio o per attività produttive vitali, giusto per evitare il collasso totale. Ed ecco la Banca centrale europea che, nel suo bollettino di ieri, ci ricorda con voce melliflua che servono misure «temporanee e mirate». Che rivelazione.

L’assurda danza degli sgravi fiscali e la Bce che guarda altrove

Parliamo allora delle favole che ci raccontano: sgravi fiscali pesanti come macigni, in modo da compensare ogni singolo rincaro, sarebbero magnifici, se non fosse che poi a pagarne il conto saremmo noi, con una bella stangata fiscale domani. Perfetto, una genialata solo se lo shock durasse un nano-secondo. Ma tanto, sappiamo che bisognerà risparmiare — cioè tagliare consumi e desideri — per un tempo che manco gli oracoli sanno prevedere.

I numeri di ieri dell’Istat sono cristallini: fuori dai costi dell’energia, l’inflazione non ha altre voci su cui far leva. E per fortuna, o disdetta, l’Italia è messa meglio di molti altri paesi europei. C’è però un problema politico non da poco: in buona parte d’Europa i governi, terrorizzati dall’impopolarità presente, stanno scegliendo di salvare la faccia oggi a scapito dei cittadini domani, cui lasceranno gustare un conto ben più salato.

Secondo il raffinato centro studi europeo Bruegel, finora le cosiddette misure «non mirate» sono state più del doppio di quelle «mirate» (che in Italia sono a dir poco un miraggio). Zaibatsu come Grecia, Spagna, Bulgaria, Portogallo, Irlanda e Olanda hanno speso proporzionalmente più di noi, che di certo non abbiamo stenti a farci riconoscere per la nostra parsimonia a colpi di… niente.

Parliamo di cifre modeste, per ora. Che il futuro riservi qualcosa di diverso lo scopriremo a nostre spese. E, diciamolo, l’Italia non ha nemmeno il lusso di puntare su interventi massicci. Piuttosto, ci sarebbe bisogno che il governo si svegliasse dall’eterna siesta e iniziasse a costruire qualcosa per un paese meno fragile di fronte alle sfide energetiche future. Ma no, meglio distribuire qualche spicciolo qua e là, giusto per calmare gli autotrasportatori che rompono le scatole con le loro proteste. L’arte del compromesso all’italiana, sempre pronta a confondere il “fare qualcosa” col “non cambiare niente”.

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