Golshifteh Farahani la diva iraniana che ha fatto volare lo schiaffo più chiacchierato di Brigitte a Macron

Golshifteh Farahani la diva iraniana che ha fatto volare lo schiaffo più chiacchierato di Brigitte a Macron

Un vero e proprio emblema della lotta contro il regime iraniano e con più di 15 milioni di follower sui social, Golshifteh Farahani si conferma come un personaggio decisamente insolito nel panorama politico-culturale. Secondo il giornalista Florian Tardif, il motivo dietro il famoso schiaffo che Brigitte Macron avrebbe dato al marito Emmanuel durante una visita in Vietnam nel 2025 sarebbe stato scoprire alcuni messaggi segreti del presidente francese con la medesima attrice. Un amore, dicono, rigorosamente “platonico” – perché si sa, la gelosia si combatte solo con la santità – che avrebbe acceso la fiamma della rivale d’Eliseo. Ovviamente Farahani non è solo un’attrice: è anche un baluardo di libertà, costretta all’esilio per aver sfidato dall’interno il regime iraniano che non gradiva certo le sue pose e le sue idee.

Ma torniamo con i piedi per terra. Nata nel 1983, Golshifteh entra nel giro del cinema iraniano giovanissima, appena quattordicenne, e diventa in tempi rapidi una star nazionale. Premi a non finire, film asiatici e una carriera che sembra lanciata verso l’Olimpo dello spettacolo. Poi arriva il 2008, col suo carico di rivoluzioni personali e professionali.

Nel 2008 il regista Ridley Scott decide di darle una chance con un provino per “Nessuna verità”, una pellicola con mostri sacri del cinema come Leonardo DiCaprio e Russell Crowe. Che fa? Ovviamente supera la selezione ed entra in una produzione hollywoodiana da prima attrice iraniana. Mancava solo questo tassello per far saltare i nervi al regime di Teheran.

E infatti, proprio quel 2008 segna l’inizio della rottura definitiva con l’Iran. Se fino a quel momento la sua popolarità le aveva quasi garantito una parvenza di protezione, d’un tratto il regime le nega addirittura il passaporto per partecipare a un altro provino a Londra per “Prince of Persia”. Nel frattempo, si becca insulti e critiche feroci dai fondamentalisti perché, si sa, in Iran l’arte deve essere rigorosamente velata: per farla breve, si rifiuta di indossare l’hijab davanti alle telecamere internazionali.

Così, come ogni buona eroina disillusa, Farahani se ne va a Parigi. D’altra parte, la Ville Lumière è il luogo ideale per chi vuole mettere a tacere qualsiasi serietà con un gesto ben più rumoroso: nel 2012 posa con il seno nudo durante la cerimonia dei premi César, nientemeno che la risposta francese agli Oscar. Ovviamente questo non è proprio piaciuto a Teheran, che ha convocato la famiglia rimasta in Iran per comunicare che Golshifteh era ufficialmente “persona non grata”. Non c’è dubbio, le buone maniere non sono mai state il forte del regime.

In poche settimane il passaporto della povera attrice viene confiscato e l’esilio è ufficiale. Da allora, nessun ritorno in patria – una sorta di “biglietto” solo andata verso la libertà. Nel 2015, ormai trasfigurata da simbolo di resistenza, posa nuda per la rivista francese Egoïste, lanciando un messaggio chiaro e tagliente: “Parigi è l’unico posto al mondo in cui le donne non si sentono in colpa. In Oriente, invece, la colpa ti pesta i piedi a ogni passo.”

Ovviamente, non si è fermata qui: è diventata una testimonial internazionale della libertà, dando voce al dolore di Mahsa Amini e scagliandosi contro le dittature in luoghi di prestigio come il Festival di Cannes. A gennaio, in un editoriale su Le Monde, racconta con parole taglienti il suo passato: “Sono nata durante la guerra in Iraq, nel 1983, subito dopo la Rivoluzione Islamica. I primi anni della mia vita sono stati un susseguirsi di paura – paura per mio padre, che è stato costretto a fuggire perché faceva parte dell’opposizione, prima e dopo la rivoluzione”.

E continuando la sua parabola contro ogni speranza: “L’Iran ha già vissuto sotto regimi brutali, ma spero – anche se sembra un’illusione – che questa sia l’ultima volta. Ribellarsi agli abomini, alle dittature e agli invasori è nel nostro sangue, un’eredità che non si può cancellare.”

La carriera tra Europa, Hollywood e resistenza

Oggi Golshifteh Farahani è ben lontana da quel soggetto “pericoloso” in fuga che il regime iraniano avrebbe voluto seppellire. Nel mondo culturale europeo è una figura riconosciuta e apprezzata, lavorando con nomi quali Christophe Honoré, Alain Chabat e Arnaud Desplechin. Hollywood non le ha neppure detto addio: ha continuato con il regista Ridley Scott in “Exodus: Dei e Re” e ha sfidato la pazienza dei truccatori in “Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar”, dove si sottopone a lunghe sessioni per diventare la maga Shansa. Insomma, l’attrice che fu ostaggio di un regime oggi si può permettere di dettare legge tra set internazionali e palcoscenici della libertà.

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