Andrea Sempio non si sarebbe limitato a passare di sfuggita davanti alla villetta dei Poggi a Garlasco il famigerato 13 agosto 2007, poche ore dopo che fu ritrovata Chiara Poggi. No, secondo i pm di Pavia, lui avrebbe decisamente mentito su questo dettaglio chiave. Sempio ha sempre sostenuto di aver notato “la presenza di un’ambulanza e diverse persone” e di essersi fermato solo per curiosità, giusto per vedere cosa stava succedendo in mezzo a quella pacifica via. Per giunta, non manca nemmeno una testimonianza fotografica di quella sua presenza in via Pascoli, pubblicata recentemente dal ormai clarissimo canale Bugalalla Crime.
Ecco la prima chicca: la casa dei Poggi non sarebbe affatto stata “di passaggio”. Nel corso della prima indagine del 2017, quella finita con una bella archiviazione, Andrea Sempio spiegava che, passando con l’auto guidata dal papà in via Pascoli, aveva notato l’ambulanza e la folla assiepata. Ma bada bene, non si era fermato subito, no no. Solo più tardi, verso le 15, dopo aver visto l’auto dei carabinieri, si decide a scendere dal veicolo per capire che stesse succedendo. Una cosa semplicissima, non c’è che dire. Peccato che nelle carte più recenti i pm, con tanto di piantine e disegni, abbiano sottolineato come “non si capisce per quale motivo” Sempio, andando dalla casa della nonna a quella di famiglia, “avrebbe dovuto transitare all’altezza di via Pascoli”. E dove sarebbe il problema? Semplice: quella strada è proprio “nella direzione opposta”. Fantastico, vero?
La curiosa indagine sugli account social e la collaborazione americana
Come se le stranezze non bastassero, le indagini si sono espanse fino a sconfinare oltreoceano. Pare infatti che i magistrati, nella loro accanita caccia alle “tracce del passato” di Andrea Sempio (che lui – naturalmente – avrebbe fatto sparire nel nulla), abbiano pensato bene di chiedere una bella “rogatoria” negli Stati Uniti. Obiettivo? Recuperare informazioni su un profilo social, un preziosissimo scrigno di verità che il nostro eroico commesso avrebbe chiuso addirittura a fine febbraio 2017. Che tempismo fortunato!
Ovviamente, questa brillante operazione internazionale “non ha consentito di riempire il vuoto informativo”. Tradotto, hanno chiesto, interrogato la piattaforma chiamata Meta (già, i soliti giganti tecnologici che ci salvano la vita), ma alla fine si sono ritrovati con le mani in mano e nemmeno uno spiacevole indizio da aggiungere al dossier. Insomma, un altro brillante tassello di questa misteriosa vicenda, che sembra tanto una sceneggiatura della serie “Chi l’ha visto? versione infinita”.



