Finalmente un gesto da parte di qualcuno che sembra ricordarsi che Frosinone non è solo un nome su una cartina, ma un territorio bisognoso di attenzione. Sì, perché presentare uno studio di fattibilità per una stazione dell’Alta Velocità non è mica roba da poco, soprattutto dopo aver aspettato secoli a mani in mano. Se non altro, le aziende locali possono tirare un sospiro di sollievo, almeno fino a quando quei treni superveloci decideranno davvero di fermarsi da queste parti.
Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, ha perfettamente colto l’occasione alla conferenza stampa all’Auditorium FS per vestire i panni del portavoce delle imprese: “Finalmente un momento importante per il nostro territorio e tutto il tessuto produttivo del Lazio”. Ovviamente, ha ricordato che quella della stazione non è una semplice necessità estetica ma una questione strategica per lo sviluppo economico dell’area. Che sorpresa, vero? Investire in infrastrutture è importante, chi l’avrebbe mai detto.
Immaginate: migliorare i collegamenti non serve solo a far arrivare pendolari sudati e affannati, ma rivoluziona il territorio rendendolo più «attrattivo» – parola magica che sta per “facile da sfruttare” – per nuovi investimenti. Se poi passa qualcuno di talento, con un po’ di cervello, magari decide di restare qui. Chissà! Non si tratta solo di aiutare chi c’è già, ma anche di calmare i grandi capitalisti con il miraggio di un accesso rapido a Roma e al resto d’Italia.
In pratica, una stazione dell’Alta Velocità sarebbe la soluzione a tutti i mali: più business, più opportunità, meno scuse per lamentarsi di un’infrastruttura che, a sentire le imprese, fa acqua da tutte le parti da molto tempo. Nel frattempo, ringraziamo il solito eroe, il ministro Matteo Salvini, e Ferrovie dello Stato per aver “dimostrato attenzione” a un territorio che, a quanto pare, ha grandi ambizioni – o almeno, così ci vogliono far credere.



