Indagini a orologeria quando la trasparenza va in vacanza

Indagini a orologeria quando la trasparenza va in vacanza

Ah, la trasparenza nelle indagini, un vero mito moderno! Nel caso della famiglia Poggi, si preferisce il silenzio istituzionale, un capolavoro di discrezione che si traduce in un tacito consenso a nascondere tutto sotto al tappeto. Infatti, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, paladini della famiglia, confessano solo ora – in una lunga e dettagliata nota – che le attività investigative dei carabinieri della Stazione di Milano Moscova sono state condizionate da “contesti poco trasparenti” e addirittura contaminati da “impropri collegamenti” con certi ambienti “giornalistici”. Per rispetto istituzionale, dicono. Ma che generosità!

Tra intercettazioni e continue “aggressioni” – perché ovviamente la vittima qui sembra essere proprio la famiglia Poggi – spunta un rosaio di conversazioni surreali. Al centro delle indagini una chat intima tra la signora Rita Preda, madre di Chiara, e il figlio Marco. Sissignori, si parla di confidenze legate alle “indicazioni” dell’avvocata Angela Taccia, legale dell’indagato Andrea Sempio, che tra l’altro sembra essere pure amica di famiglia. roba da far venire i brividi al Dipartimento di Logica Investigativa.

Durante il colloquio, la madre si preoccupa di capire se Andrea Sempio e la sua combriccola avessero effettivamente frequentato la villetta di via Pascoli, magari per giocare a qualche innocuo videogame. Questa verifica di presenza abituale nell’estate del fatidico delitto sembra cruciale, perché certificare una normalità sospetta è evidentemente lo sport preferito di chi indaga.

Ora arriva il pezzo forte: secondo i carabinieri – e qui la logica si fa davvero elastica – la strana relazione tra l’indagato e la famiglia della vittima trova conferma nelle parole di Marco Poggi, fratello della povera Chiara. Marco avrebbe confessato in famiglia di aver avuto qualche chiacchierata con l’avvocata Taccia su come collocare le “versioni ufficiali” da fornire agli inquirenti. Ah, la bella arte di confezionare dichiarazioni su misura, un must in ogni buon thriller giudiziario.

Inoltre, papà e mamma Poggi possono dormire sonni relativamente tranquilli, perché le trascrizioni non mentono: Marco ammette candidamente di essersi consultato sulle storie da raccontare riguardo alla frequenza delle visite degli amici nella casa di Garlasco. Tra una partita ai videogiochi e l’altra, il gruppo faceva a turns una visita “regolare” alla dimora, a testimonianza che tutto proseguiva secondo programmi assolutamente normali, almeno in apparenza.

Ve la immaginate la scena? Una famiglia devota alla giustizia che dialoga all’ombra di continui sospetti, con intercettazioni che suonano più come una sinfonia di incomprensioni. E dietro le quinte, quel teatrino degli “ambienti giornalistici” che, si sa, sono la patria della trasparenza e dell’obiettività, eh!

Insomma, tra indagini “gravemente condizionate”, amicizie legali da soap opera e prove che sembrano uscite da un romanzo giallo, la verità continua a farsi attendere come il principe azzurro in una fiaba stanca. Ma nulla di sorprendente: quando la confusione regna sovrana, è solo questione di tempo prima che qualcuno si dia la zappa sui piedi cercando di scavare un po’ troppo a fondo.

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