Cento e la saga dei pomodori San Marzano: la frode americana che nessuno si aspettava

Cento e la saga dei pomodori San Marzano: la frode americana che nessuno si aspettava

Washington. Due cittadini californiani hanno deciso di intraprendere una battaglia legale degna di una telenovela contro la Cento Fine Foods, celebre azienda americana che si spaccia per il paladino dei prodotti italiani autentici. L’accusa? Aver osato etichettare un prodotto in scatola come contenente i “San Marzano Certificati” direttamente dall’Italia. Peccato che, a detta dei querelanti, questa famigerata “certificazione” sia poco più di una trovata di marketing, una falsa promessa che inganna i consumatori meno avveduti.

La denuncia sostiene che l’etichetta “Certified” apposta dalla Cento sia “falsa, fuorviante e sleale” perché manca qualsiasi riconoscimento ufficiale da parte delle autorità italiane preposte alla tutela di quella che viene osannata come la regina dei pomodori. Il conto richiesto? Un modesto risarcimento danni che parte da 25 milioni di dollari, giusto per sottolineare che la faccenda non è uno scherzo.

Non si può negare che Cento abbia un legame concreto col territorio campano, approvvigionandosi direttamente di pomodori dalle ampie pianure di San Marzano sul Sarno, vicino al maestoso Vesuvio, e vantando un impianto produttivo proprio in zona. Tuttavia, la causa sostiene che quell’azienda stia abilmente giocando a confondere la clientela, millantando che i loro pomodori siano autentici “San Marzano tradizionalmente coltivati e certificati” dall’ineffabile Consorzio.

Cento si danna a spiegare che i veri pomodori San Marzano si distinguono per una polpa più soda, meno semi e un’acidità bassa, caratteristiche queste che li renderebbero ideali per la sacrosanta cucina italiana. E, ad ulteriore conferma della loro esclusività, precisano di essere gli unici americani a possedere un impianto produttivo nella suddetta Campania. Che sorpresa, eh?

Nonostante questa apparente attenzione alla qualità, i due consumatori californiani tirano fuori il colpo di scena: pare che nei barattoli non troviamo il vero sapore e l’inconfondibile qualità dei leggendari pomodori San Marzano. Perché, attenzione, come per lo Champagne che può fregiarsi solo di essere prodotto in Champagne, Francia, anche il San Marzano “vero” dovrebbe essere coltivato, lavorato e inscatolato esclusivamente in una precisa zona d’Italia.

A sostegno della loro tesi, i querelanti sottolineano che quel “Certified” è soltanto un’enorme presa in giro, una dicitura che fa pensare all’acquirente distratto di avere tra le mani un prodotto DOP, protetto e celebrato. Invece, si tratta di un’etichetta che, a quanto pare, inganna deliberatamente, facendo credere di aver acquistato il meglio del meglio.

L’etichetta di Cento sarebbe il perfetto esempio di propaganda ingannevole: viene usata per suggerire che quei pomodori siano coltivati secondo tradizione e certificati proprio dal Consorzio incaricato di custodire la vera essenza del pomodoro San Marzano DOP. Questo Consorzio, fatevi una cultura, non è mica un gruppo qualunque: è l’organo ufficiale che promuove e regola la vendita del tanto decantato pomodoro, imponendo ferrei standard qualitativi.

C’è da sorridere, però, quando Cento ammette candidamente sul suo sito web che la loro “certificazione” non ha nulla a che vedere con la DOP, bensì è un marchio rilasciato da una fantomatica “agenzia terza indipendente, approvata dall’UE e riconosciuta negli USA”, chiamata Agri-Cert. Insomma, roba tutta fuorché italiana e ufficiale, eppure spacciata come autentica. Se ci pensate è geniale!

Per non farci mancare nulla, il sito offre l’illusione di trasparenza garantendo ai clienti la possibilità di rintracciare il campo esatto in cui sono stati coltivati i pomodori contenuti nella loro confezione, semplicemente leggendo il codice lotto sulla lattina. Peccato non si sappia molto su cosa significhi davvero questa tracciabilità nella pratica.

Va detto che questa non è la prima volta che i pomodori firmati Cento finiscono sotto la lente d’ingrandimento della giustizia. Nel 2019, infatti, un’altra causa a New York sosteneva che la produzione di San Marzano dichiarata dall’azienda fosse una gigantesca esagerazione, un bluff industriale.

Ora non resta che aspettare il prossimo atto di questa farseggiante saga legale nelle aule giudiziarie americane, dove a quanto pare il gusto autentico italiano si combatte a colpi di carte bollate e certificazioni discutibili.

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