Trump sfida l’Europa: firmate l’accordo commerciale o preparatevi al peggio

Trump sfida l’Europa: firmate l’accordo commerciale o preparatevi al peggio

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di stabilire una scadenza pregnante, come solo lui sa fare, per convincere la tanto amata Unione Europea. Ha dato come ultimatum il 4 luglio, simbolico giorno della festa nazionale americana, affinché il blocco di 27 Paesi ratifichi l’accordo commerciale con gli USA. Altrimenti, minaccia di aumentare i dazi a livelli “molto più alti”. Per chi avesse dubbi, è chiaro che questa è l’ennesima perla di diplomazia da golf club scozzese.

L’instancabile post su Truth Social di giovedì sera ha svelato l’epica telefonata, gentile ma risoluta, tra Trump e la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Uno scambio di idee dove, oltre a fissare date, si è concordato che l’Iran non dovrà mai sopravvivere con un’arma nucleare. Una deliziosa aggiunta a un negoziato commerciale, perché quando si parla di dazi, ovviamente non si può prescindere da geopolitica e sicurezza globale.

Da esperto di strategie di persuasione, il Presidente USA non ha mancato di ricordare come la controparte europea abbia preso un impegno, durante l’incontro di svolta sul green scozzese di Turnberry, a luglio scorso. Allora venne firmata la più grande intesa commerciale della storia, in cui si prometteva, udite udite, che l’UE avrebbe tagliato i dazi a zero.

“Ho pazientato sperando che l’UE mantenesse la sua parola sull’accordo storico che firmammo a Turnberry, Scozia, il più grande accordo commerciale di sempre! Era stato promesso che l’Unione avrebbe azzerato i dazi, come concordato!” ha tuonato Trump.

“Le ho dato tempo fino al 250° compleanno della nostra Nazione — ossia il 4 luglio — dopodiché i dazi salteranno immediatamente a livelli molto più alti”.

Per correttezza, non è esattamente chiaro se questa escalation dei dazi riguardi tutti i prodotti europei o solo i veicoli importati. Anche questa confusione fa parte del senso unico di trasparenza che contraddistingue questa amministrazione. Inoltre, queste parole sembrerebbero quasi smorzare l’ultima minaccia lanciata relativo soltanto alle auto e ai camion europei, quasi come un improvviso revirement di tono.

Nel frattempo, la von der Leyen non si è fatta attendere con una risposta via X, riaffermando un immancabile entusiasmo: l’Unione è “completamente impegnata” nel mettere in atto quell’accordo di cui Trump tanto si vanta. Secondo lei, si stanno facendo “buoni progressi verso la riduzione dei dazi entro inizio luglio”. D’altronde, cosa sarebbe la diplomazia senza una buona dose di ottimismo da comunicato stampa?

Ancora un po’ di strada prima di festeggiare

Appena poche ore dopo la sceneggiata di Trump, una corte commerciale statunitense ha ribadito la logica con un sonoro “Non se ne parla” al suo ultimo blitz tariffario: i nuovi dazi al 10% globali appena imposti sono stati giudicati ingiustificati dalla legge americana. Una bella mazzata per la sua artistica politica commerciale, dopo che la Corte Suprema aveva già bloccato a inizio anno un altro tentativo ancor più estremo di sforare il tetto dei dazi.

Intanto, dal fronte europeo, arriva la saggezza del capo negoziatore del Parlamento Europeo, Bernd Lange, che ha confessato come si siano compiuti “buoni progressi” verso la definitiva azzeratura dei dazi americani, sebbene “ci sia ancora qualche passo da fare”. Insomma, la strada è lunga, ma sempre meglio che darsi per vinti, specie quando a fare pressione è qualcuno che cambia idea ogni venti minuti.

Gli incontri per aggiustare questo capolavoro di alleanza economica continueranno il 10 maggio, perché tanto la pazienza è una virtù europea, e finché si può si va avanti tra minacce, smentite, promesse mai mantenute e un po’ di teatro internazionale.

Qualche giorno fa, il Rappresentante USA per il Commercio, Jamieson Greer, aveva già avuto l’onore di manifestare a Bloomberg la sua fiducia che l’Europa si “terrà il lato dell’accordo commerciale” sottoscritto ormai quasi un anno fa. Ovviamente, si tratta di un auspicio più che di una certezza, vista la ballerina che questa storia è diventata.

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