Achille Polonara smette di correre: quando il basket e la vita ti costringono a dire basta

Achille Polonara smette di correre: quando il basket e la vita ti costringono a dire basta

Finalmente qualcuno ha detto basta. Non al basket in sé, ma alla supponenza di dover insegnare lezioni di vita a ogni costo, come se fossimo tutti lì a guardarlo in cattedra. Con un post su Instagram dal tono amaro ma dignitoso, Achille Polonara ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. «Voglio che mi ricordiate per quel che ero», ha scritto. In questa frase, pregnante di orgoglio e consapevolezza, si cela l’essenza di un campione che si rifiuta categoricamente di diventare un pallido riflesso del proprio talento.

Ma la vita di Polonara, già segnata nel 2023 da un tumore ai testicoli (perché le sfide non bastano mai), ha subito un’altra micidiale botta: una diagnosi di leucemia mieloide acuta a giugno 2025. Eh sì, proprio nel momento più iconico, quando stava per vincere lo scudetto con la Virtus Bologna e sognava un Europeo da protagonista con la maglia azzurra della Nazionale. Quel “ritiro” non si può liquidare come un semplice addio al basket: è la cruda cronaca di una guerra combattuta tra reparti di ematologia e trapianti di midollo osseo.

Dopo un trapianto a settembre e un periodo di coma a ottobre che aveva fatto sprofondare tutti in un cupo pessimismo, Achille era tornato in palestra. Si trascinava tra sudore solitario e prolungate sessioni per ritrovare quel famoso salto, la precisione al tiro da tre e quella “garra” che lo avevano consacrato idolatrato da Varese a Reggio Emilia, da Sassari fino a Bologna. Ma ahimè, il basket è spietato: fatto di centimetri e frazioni di secondo che la malattia ha preteso con un conto troppo salato.

Con la stessa onestà con cui si lanciava nella mischia sul parquet, Polonara ha capito che il miracolo della sopravvivenza non coincideva con quello del ritorno al professionismo. E così, in un tempismo assolutamente non casuale, ha scelto di annunciare la sua resa proprio il giorno dopo la retrocessione matematica della Dinamo Sassari, la squadra che la scorsa estate aveva riaperto le porte per un possibile ritorno.

Il sogno spezzato a volo radente

Nato ad Ancona nel 1991, Polonara era la quintessenza del basket generoso: non solo talento cristallino, ma pura energia cinetica. Chi si dimentica quel 2021 magico a Belgrado, quando con i suoi 22 punti trascinò l’Italia di Meo Sacchetti alle Olimpiadi di Tokyo, abbattendo la corazzata serba proprio in casa loro? Protagonista da Eurolega tra Baskonia, Fenerbahce, Efes, Zalgiris e Virtus Bologna, era quel tipo di giocatore che ogni allenatore vorrebbe sempre nella sua squadra.

Le speranze di rivederlo dominare sotto canestro si sono lentamente spente negli ultimi giorni. Nonostante, a febbraio, dopo un intervento al cuore, si fosse ancora illuso di poter tornare entro fine anno — magari solo per conquistare una convocazione a marzo — la realtà ha tirato il freno a mano. Tra sessioni individuali nella calda Sardegna e allenamenti tra le dolenti colline campane, il suo fisico ha detto “basta”.

Un grazie, però, lo ha voluto dire, e mica a caso: “Grazie ai coach, grazie ai compagni, allo staff medico di ogni squadra dove sono stato, per avermi fatto sentire un bravo giocatore ma soprattutto un uomo”. Che romanticismo sportivo, vero?

Il congedo con stile e un po’ di amarezza

L’eredità che Achille lascia non si misura solo con punti o medaglie, ma con la lezione di sportività che non troverete sui libri. Nella sua lettera d’addio non ha risparmiato neppure chi gli ha lanciato insulti dai palazzetti, riconoscendo in quel “conflitto agonistico” quella scintilla che l’ha trasformato in uomo, oltre che in atleta.

Ha scritto:

“Ci ho provato, riprendendo gli allenamenti individuali ma capisco che è ora di dire basta al basket giocato perché non sarò più il giocatore di prima e voglio che mi ricordiate per quel che ero!!”

Una nobiltà d’animo rara, quella di chi ha il coraggio di fermarsi prima di diventare una parodia di sé stesso — in un’epoca in cui molti atleti inseguono il tramonto fino a farsi trascinare nella polvere. Polonara ha deciso di mantenere intatta l’immagine della sua versione migliore.

Il futuro per lui si apre come un “secondo tempo” diverso, lontano dai parquet ma non dalla vita.

Il basket italiano perde un protagonista in campo ma ritrova un uomo che ha già vinto la partita più dura: quella contro il “drago” della malattia. Il suo non è un messaggio di sconfitta, ma di amore profondo per il gioco. E così chiude con un nostalgico saluto: “Mi mancherai, palla a spicchi.”

E sarà lui a mancare, eccome, a quella palla a spicchi che ha amato, lottato e al quale ha regalato momenti da leggenda.

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