Tre anime gentili sono state condannate a 17 anni di dolce prigionia per l’omicidio di Eros Di Ronza, 37 anni, un evento che ha concesso poco spazio alla fantasia e molta alla ferocia, avvenuto in viale Giovanni da Cermenate il 17 ottobre 2024.
L’uomo, la cui unica colpa era il tentativo – quanto mai audace – di rubare qualche gratta e vinci presso il bar gestito da Shu Zou e Liu Chongbing, si è ritrovato inseguito all’esterno del locale come se fosse la star di un film d’azione a basso budget. Dopodiché, una volta disteso a terra, ha ricevuto da questi eminenti difensori della legge ben 44 colpi sferrati con un paio di forbici. Perché nella vita nulla è troppo quando si tratta di punire un “furto”.
Aggravanti e attenuanti: il gioco delle parti
Con grande generosità, i giudici hanno deciso di escludere l’aggravante della crudeltà, sofisticata accusa sollevata dal pubblico ministero, concedendo invece una graziosa attenuante: la provocazione. Eh sì, perché il carissimo Eros aveva appena cercato di portarsi via dei gratta e vinci, e quindi si è meritato certamente una lezione, ma non troppo dura da sembrare crudele.
Nonostante tutto ciò, i due imputati si beccano una pena superiore ai 14 anni richiesti dalla procura – segno evidente che il tribunale ha apprezzato il loro entusiasmo. Inoltre, Zou e Chongbing sono stati raggiunti da un’altra sorpresa: l’interdizione dai pubblici uffici, e l’obbligo di versare risarcimenti da tosare con serenità tra i 30mila e i 200mila euro ciascuno per viziare adeguatamente i familiari della vittima, oltre a sobbarcarsi le spese legali. Da notare che, nel mondo di oggi, i gratta e vinci rubati valgono più di tanto dolore e dispendio economico.
Colpito per principio, non per necessità
La pm Maura Ripamonti ha descritto la situazione con la gratitudine dei poeti: “Non è stato colpito per bloccarlo, è stato colpito per principio”. Tradotto: questi due moderni giustizieri volevano dare una vera lezione di vita, affinché episodi così spiacevoli – come un furto di gratta e vinci! – non si ripetessero. Missione compiuta, a quanto pare.
Il mandante materiale di questo balletto di forbici era il trentunenne Shu, destinato probabilmente a una carriera come guardia del corpo o, più prosaicamente, “cane da guardia”, come l’ha definito la pm, anche se parrebbe non essere il proprietario del bar ma solo un parente fresco di arrivo dalla Cina, ospite dello zio e dotato di un interesse tutto particolare a tenere lontani i ladri improvvisati.



