Andrea Sempio, ormai protagonista indiscusso delle cronache giudiziarie per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi, è stato convocato in Procura a Pavia mercoledì 6 maggio. Pare che la chiusura delle indagini sia ormai alle porte, quindi l’invito non è un semplice piacere, ma un obbligo decisamente insistente. La sua avvocata, Angela Tacchia, insieme al collega Liborio Cataliotti, accenna a una partecipazione quasi teatrale: «Ci saremo, poi valuteremo se rispondere o meno». Tradotto: ci facciamo vedere, ma senza promettere che apriremo bocca.
Un invito firmato a due mani dai solerti pm pavesi Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e Stefano Civardi sembra voler chiudere il sipario su questo giallo di lunga durata. E qui iniziano le magie giudiziarie: da una parte il Dna, dall’altra un’impronta misteriosa. Ma attenzione, non proprio un cocktail perfetto.
Del Dna non si discute: compatibile con la linea maschile di Sempio, è stato trovato sotto le unghie di Chiara, come se fosse un souvenir dell’ultima, tremenda serata. La perita Denise Albani, in un raro momento di sobrietà scientifica, ci tiene però a sottolineare che capire se quel materiale provenga da un contatto diretto o da un trasferimento indiretto è «impossibile». Fantastico, così il “pezzo forte” dell’accusa resta un po’… appeso all’incertezza.
Non è finita: chi indaga sostiene che sulla scala, il luogo in cui la povera ventiseienne ha ricevuto il colpo di grazia alla testa, sia stata lasciata una “impronta 33”, attribuita senza troppi dubbi all’assassino. Ma i consulenti di Sempio non sono tanto d’accordo, e giurano che dare il nome di Andrea a quell’impronta sia come sbagliare mira al tiro a segno.
Un alibi da commedia dell’assurdo e l’amore non corrisposto
La Procura, che giustamente adesso si diverte a non fornire nemmeno l’orario esatto della morte, lascia intuire che l’alibi di Sempio è quanto meno fragile. Legato a uno scontrino del parcheggio a Vigevano, l’alibi sembra qualcosa da ricostruire con le molle. E come ciliegina sulla torta, la tesi degli inquirenti si orienta splendidamente verso una spiegazione da soap: il delitto sarebbe nato da un rifiuto a “avance sessuali”. Sì, avete capito bene, un classico rifiuto colmo di drammaticità.
Per rimpolpare questa tesi non potevano mancare le chat con la firma “Andreas”, un’arma imperdibile nel modernissimo arsenale investigativo. Parole e messaggi che tanto sembrano rivelare, ma che probabilmente faranno discutere altrettanto. Già, perché se da un lato l’ossessione sembra palese, dall’altro non si tratta certo di Chiara Poggi: quella “ossessione” riguarda una barista di una birreria. No, non è uno scherzo, la difesa ci tiene a puntualizzarlo. Quindi via la sorella dell’amico, dentro la barista, chissà quale drammoni si nascondono dietro questa pagina di chat tanto misteriose quanto scoop sensazionali.
L’inchiesta sfumata tra impronte e dubbi
Se c’è qualcosa che non manca in questa storia è il marchingegno delle contraddizioni. Impronte attribuite con dubbio, Dna impossibile da interpretare con certezza, alibi traballanti e una chiusura dell’indagine con tutte le carte ancora ben nascoste. L’impressione è che, mentre il tempo scorre, le verità si infilano tra le pieghe di un’inchiesta che pare più un enigma creato sapientemente per tenere tutti con il fiato sospeso.
La presenza obbligata di Andrea Sempio in Procura sembra più un atto rituale che un passo verso una soluzione definitiva. Rispondere o non rispondere, questo è il dilemma. Nel frattempo, noi spettatori restiamo incollati a questa messa in scena giudiziaria dove ogni dettaglio si tinge di quel sarcastico velo di incredulità che accompagna ogni grande mistero italiano.



