Investitori svegliatevi: la dura verità economica sta per picchiarvi in faccia

Investitori svegliatevi: la dura verità economica sta per picchiarvi in faccia

Sembra proprio che gli investitori abbiano deciso di infilarsi la benda sugli occhi e farsi traghettare dal “tutto va bene” mentre il Medio Oriente brucia, applaudendo ottimisti a ogni tiepido segnale di tregua e anticipando una rapida ripresa economica. Sentite un po’ cosa ha da dire Sophie Huynh, gestionaria di portafoglio e stratega di BNP Paribas Asset Management, che ci regala la brillante intuizione: il mercato non sta solo ignorando i rischi, li sta praticamente sminuendo. Macché riflesso dell’economia reale, ci dice: siamo più preoccupati per un balletto di numeri che per quello che potrebbe succedere davvero nelle prossime settimane.

Negli ultimi giorni la Borsa ha fatto qualche passo di samba, con gli indici azionari che rimbalzano fino ai livelli pre-conflitto, grazie a quel grande spettacolo di speranze sulla de-escalation su più fronti. Ma, badate bene, non è questa la questione cruciale, almeno secondo Huynh. Per lei, il vero campanello d’allarme è lo Stretto di Hormuz, quella stretta fessura d’acqua strategica dove passano milioni di barili di petrolio e che decide in larga misura se le forniture energetiche continueranno a scorrere o si fermeranno a fare la fila.

Huynh sentenzia senza mezzi termini:

“Se non vediamo un aumento del traffico di petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz, rischiamo di trovarci con un razionamento del petrolio ben più serio già a inizio maggio.”

Ma non è mica finita: la domanda che davvero non vi fa dormire la notte dovrebbe essere, a quanto pare, “quante petroliere stanno davvero lasciando lo Stretto di Hormuz?” Risposta: praticamente zero rispetto ai tempi pre-conflitto. Il che porta Huynh a sottolineare come in Asia il razionamento del petrolio non sia più un’ipotesi fantasiosa, ma una realtà già in corso.

Da qui, ovviamente, si scatena il classico “effetto domino” che tanto ci piace: se scatta in Asia, allora anche Europa e Stati Uniti (sì, proprio loro) potrebbero dire “beh, perché no?” e imitarlo. Nel frattempo, il gas naturale sarà un lusso che tornerà ai livelli pre-guerra chissà quando, ammesso che torni.

Le illusioni del mercato e la sacra narrativa del “rimbalzo economico”

Nonostante i fatti sul campo, lo spirito dei mercati si mantiene in uno stato di “gioia temporanea”: gli utili aziendali sono stati addirittura rivisti al rialzo dal 28 febbraio, giorno in cui tutto è cominciato. Il motivo? Una miscela esplosiva di ottimismo irrealistico e voglia di dimenticare – a braccia aperte – le conseguenze economiche di un conflitto che, ricordiamolo, non è proprio un picnic.

Huynh non si lascia certo abbindolare da questa beata incoscienza:

“I mercati credono che la fase di rallentamento sarà solo temporanea e che non si scivolerà in recessione. Peccato che nessun indicatore di rischio, spread o premio al rischio azionario lo stia riflettendo. Non c’è nemmeno un segnale minimo di downgrade.”

Per la nostra stratega preferita, prima o poi la realtà economica suonerà la sveglia. Speriamo che non sia troppo tardi per chi ancora vive di illusioni.

“Nessun rifugio sicuro”: se il tradizionale oro non è più il santuario

Se pensate di rifugiarvi nell’oro, dimenticatelo. Anche il metallo giallo, altro tempo considerato il passpartout per ogni crisi, è diventato un “bene ad alta volatilità”. Insomma, la calma piatta delle vecchie sicurezze è bell’e che debordata nel mare in tempesta del trading algoritmico.

Quando Huynh dice che “non c’è dove nascondersi”, intende proprio questo: chi pensa di ripararsi nei classici rifugi rischia di finire spalancato alla mercé dei flussi sistematici che determinano l’andamento dei prezzi. Ecco perché consiglia:

“Coperture sia sul rischio estremo positivo che negativo hanno un senso ora più che mai.”

In aggiunta, la strategist sottolinea come il conflitto in Medio Oriente abbia riportato in auge l’importanza di accumulare riserve, scorte e giacenze. Insomma, non solo titoli o titoli azionari: l’investimento in asset fisici, risorse di base e società energetiche non è mai stato così “smart”.

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