Trump alle prese con guai da Cuba allo stretto di Hormuz: il collasso degli equilibri in salsa Usa

Trump alle prese con guai da Cuba allo stretto di Hormuz: il collasso degli equilibri in salsa Usa

Un uomo si staglia mentre un rimorchiatore guida la petroliera russa Anatoly Kolodkin al terminal petrolifero del porto di Matanzas, nel nord-ovest di Cuba, il 31 marzo 2026. Ovviamente, l’“eleganza” di una manovra portuale diventa un contesto perfetto per ripensare al ruolo dell’energia come arma diplomatica in tempo di… nulla di nuovo.

Il governo degli Stati Uniti, sotto la guida decisamente “illuminata” del presidente Donald Trump, ha deciso di giocare la carta del blocco navale, anzi due, per non far mancare nulla alla collezione di strategie geopolite discutibili. Da una parte, c’è il blocco rivolto alle navi iraniane intorno allo strategico Stretto di Hormuz. Obiettivo? Mettere pressione economica all’Iran e, chissà, forse spingere in qualche modo a una risoluzione della “crisi” mediorientale, non importa che ormai tutto sembri un’infinita partita a scacchi con pedine che si muovono a caso.

Ma attenzione, questa brillante mossa ha fatto storcere il naso a Cina, il più grande acquirente di petrolio iraniano, che ha definito il blocco “irresponsabile e pericoloso”. E l’Iran, da parte sua, ha prontamente dichiarato venerdì lo Stretto di Hormuz “completamente aperto” al traffico commerciale, subito dopo un annuncio di cessate il fuoco tra Israele e Libano. Perché si sa, quando due giganti litigano, il terzo si prende la libertà di contraddirli con stile.

Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, gli Stati Uniti hanno messo in piedi un blocco petrolifero de facto su Cuba, minacciando tariffe a chiunque osi inviare greggio all’isola caraibica governata dal partito comunista. E come dimenticare la Russia, che ha sfoggiato la sua disinvoltura violando il blocco americano con una consegna di 100.000 tonnellate di greggio a quella che ormai sembra una nazione “affamata” di carburante? Mosca, dal canto suo, ha promesso di mantenere l’erogazione di forniture vitali. Ossia, a ciascuno il suo filo diretto sulle derrate energetiche, ovviamente con tanto di reciproche occhiate di sfida.

Esperti di sanzioni e analisti si spremono le meningi davanti a queste marachelle amministrative, chiedendosi se l’amministrazione Trump sia pronta davvero a rischiare tutto per affermare la supremazia marittima americana, e soprattutto quanto peso sarà in grado di portare al tavolo il presidente in vista del summit con Xi Jinping il mese prossimo. Spoiler: non troppe speranze.

Brett Erickson, esperto di sanzioni e partner di punta presso Obsidian Risk Advisors, non ci va leggero nel sottolineare come la seconda petroliera russa che si appresta a raggiungere Cuba nelle prossime settimane sia praticamente un colpo di spugna sulle contraddizioni della Casa Bianca. Secondo Erickson, il primo approdo di Anatoly Kolodkin a Matanzas è stato una violazione palese delle sanzioni americane, dato che la licenza GL-134, poi aggiornata a GL-134A, escludeva esplicitamente le consegne a Cuba.

Tuttavia, Washington ha deciso di chiudere un occhio — anzi, tutti e due. Erickson spiega: “Trump ha detto pubblicamente di non curarsi se la Russia consegnava a Cuba. Dopo quella dichiarazione e la scelta di non intervenire, sarebbe politicamente insostenibile ora ostacolare una seconda nave.”

Insomma, con la coerenza che contraddistingue queste brillanti strategie, ci si muove tra proclami e realtà, dove la linea tra enforcement e far finta di nulla è così labile da confondere persino gli addetti ai lavori.

Parlando del blocco nello Stretto di Hormuz, che è iniziato lunedì scorso, l’escalation è stata notevole nonostante una tregua apparentemente raggiunta il 7 aprile. Il presidente Trump, sempre così tempestivo, ha addirittura suggerito giovedì che la guerra in Iran potrebbe concludersi “molto presto”. Per non farsi mancare nulla, ha persino annunciato un secondo ciclo di trattative faccia a faccia tra funzionari americani e iraniani, forse già per il prossimo fine settimana. Un’illusione contemplata dai più realisti come perfetta sceneggiata di cartapesta.

Le trattative Trump-Xi e il futuro dello Stretto di Hormuz

Erickson sottolinea che, in termini di escalation pericolosa, la star dei tanker russi non è lo spettro peggiore: il vero funesto protagonista sarebbe una nave legata alla Cina, magari battente bandiera cinese e carica di petrolio iraniano. Perché? Perché il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che gli Stati Uniti non rinnoveranno una licenza temporanea concessa per la vendita di petrolio russo e iraniano via mare – licenza che scadrà rigidamente a mezzanotte di domenica.

Ciò significa che, dalla mezzanotte successiva, le raffinerie cinesi torneranno a essere le acquirenti principali di qualsiasi petrolio iraniano sarà esportato. Un piacevole ritorno all’ovvio in questo gioco di scacchi geopolitici dove i pezzi cambiano, ma il senso finale sembra sfuggire a tutti.