Ue sforna l’ennesimo piano miracoloso per uscire dalla crisi energetica che nessuno ha chiesto

Ue sforna l’ennesimo piano miracoloso per uscire dalla crisi energetica che nessuno ha chiesto

Il primo giorno del Gic 2026, ovvero le giornate italiane del calcestruzzo e degli inerti da costruzione e demolizione, ha raccolto un successo che avrebbe fatto sorridere persino il più cinico degli osservatori. Presso i modernissimi padiglioni del Piacenza Expo si è infatti consumato l’ennesimo rituale annuale che ormai si impone come il punto di riferimento europeo per una filiera inimitabilmente affascinante: il calcestruzzo. Con 330 espositori, di cui oltre 64 stranieri — perché l’Italia è sempre così attrattiva — e una superficie espositiva che ha superato gli arroganti 9.300 metri quadrati, la fiera ha organizzato un raduno di aziende qualificate, professionisti e operatori del settore che, sicuramente, avranno acceso qualche scintilla di business e networking.

Il direttore di Mediapoint & Exhibitions, Fabio Potestà, ci regala il suo momento di verità: la manifestazione non è solo una vetrina brillantemente luminosa per le soluzioni da manuale della filiera, ma un autentico osservatorio esclusivo per navigare le complesse dinamiche tecnologiche, economiche e normative che la caratterizzano. Per chi non lo sapesse, le infrastrutture sono il robusto pilastro su cui si regge lo sviluppo industriale ed economico nostrano, e se vogliamo farci trovare “competitivi” anche fuori dai confini italici (magari agli occhi dei più scettici), dobbiamo assolutamente installare strade, ponti, porti, aeroporti ed opere strategiche – vedi la nuovissima diga foranea di Genova – tutte imprese che schiacciano inevitabilmente il calcestruzzo sotto il faro della modernizzazione e del progresso. Una menzione speciale alla centralità del calcestruzzo, da sempre superstar indiscussa di questa commedia.

Matteo Bongiorni, vicesindaco di Piacenza, si unisce al coro: questo evento spettacolare è soprattutto una preziosa occasione per mettere insieme imprese, operatori e istituzioni. Che bellezza! In questo incontro amichevole nasce “economia reale” e, udite udite, si promuove il tessuto produttivo locale, roba da far brillare gli occhi agli entusiasti del marketing territoriale. Non manca di sottolineare il ruolo essenziale delle manifestazioni di respiro internazionale, ovvero quei mirabolanti motori di sviluppo capaci di generare ricchezza e indotto per la città e dintorni. Stiamo parlando del primo giorno, giovedì 16 aprile, che non si è fatto mancare una bella scintilla di dibattito: il futuro è qui, tocca discutere di evoluzione infrastrutturale, transizione energetica e, perché no, l’innovazione nei cantieri, che sempre fa scena.

Non poteva mancare la chicca della giornata: il convegno “Le frontiere del calcestruzzo 7.0: dalle infrastrutture storiche ai data center”. Una tematica di culto dove il calcestruzzo viene venerato come custode del patrimonio preesistente e, al contempo, risponde alle nuove e imprescindibili esigenze funzionali e tecnologiche. Insomma, il materiale più amato da ingegneri e politici è qui al centro dell’attenzione, diviso tra passato glorioso e futuro high-tech.

A margine di questo orbita comunicativa, Giuseppe Ruggiu, presidente dell’associazione patrocinante al Gic, Atecap, ci pone dinanzi alla situazione drammatica eppure incredibilmente banale del settore: sta vivendo un passaggio epocale dalla semplice “logica della prescrizione”. Tradotto: il vecchio modo di fare le cose, regolato solo da rigidissime norme e cavilli, lascia spazio a un’epoca dove innovazione e sostenibilità cercano finalmente di ritagliarsi un posto – almeno così sperano tutti gli addetti.

In definitiva, il Gic 2026 si conferma non soltanto come il teatro perfetto per dare sfoggio di tecnologia, materiali e strategie pensate per il calcestruzzo — quel fedele compagno di tutte le grandi opere del Bel Paese — ma anche un momento di meritato confronto dai toni tra il serio e l’assurdo, dove l’eco del chiacchiericcio politico incontra il pragmatismo industriale. Insomma, un evento da non perdere se vi appassionate di cemento, innovazione a passo di lumaca e la fantasiosa esibizione di ciò che sarà (o forse sarà…) l’infrastruttura italiana del futuro.

Come non restare affascinati dall’ennesima declinazione della sostenibilità e della durabilità, ora divenute addirittura il “centro della qualità dell’opera”? È quasi commovente vedere come, finalmente, qualcuno si sia accorto che un edificio dovrebbe avere un ciclo di vita intero e non essere solo un pezzo di cemento buttato lì. Una rivoluzione epocale che richiede ovviamente un convegno, perché cosa sarebbe la civiltà senza queste illuminanti tavole rotonde sul “costruire bene”?

La partecipazione ai seminari è stata da record – o almeno così ci tengono a farci credere. “Dall’off road all’off grid: il ruolo dell’idrogeno nei cantieri del futuro” ha affrontato temi altisonanti come la transizione energetica e la cybersecurity, perché nulla dice “innovazione” come un cantiere che si sposta dall’analogico al digitale senza intoppi. Poi, per non farci mancare niente, c’è stato “Il cantiere virtuoso”, dove digitalizzazione, organizzazione dei processi e sicurezza sono stati i protagonisti assoluti, come se prima tutto fosse gestito da marziani a caso.

La vera gemma della giornata? La cerimonia degli Icta-Italian Concrete Technology Awards, giunti alla loro sesta edizione – praticamente una festa per chi ama il calcestruzzo e le sue mille sfumature di grigio. Trenta premi assegnati a chi, nel mondo della tecnologia del cemento, sembra essere più innovativo degli altri. Tra i premiati, società che si distinguono per “innovazione tecnologica” e “visione strategica”, oltre, naturalmente, alla capacità di farci credere che il cemento possa davvero essere green.

La palma come migliore “Impresa di pavimentazioni dell’anno” è andata a Recodi Technology Srl, un riconoscimento più che meritato per chi passa la vita a mettere eternamente sotto i nostri piedi quei mari di cemento. Per la categoria “Opere di fondazione” si è distinta la solita Guidolin Srl. Non potevano mancare i premi a produttori di calcestruzzo preconfezionato e prefabbricati, con onore a Concrete Italia e Pellizzari Building, perché il mercato italiano del cemento è un mondo affascinante e pieno di sfaccettature.

Il settore delle macchine e delle attrezzature per il calcestruzzo ha visto trionfare nomi come Euromecc Srl e Peikko Italia, seguiti da altri pronti a rivoluzionare il modo in cui amiamo farci rovinare il lavoro dalle macchine. Innovazioni su innovazioni sono arrivate anche nel trattamento degli inerti e nei massetti da pavimento con Getech srl, Husqvarna Italia spa e altri ancora, mentre la sicurezza, tanto cara a tutti, è stata onorata con premi a Boat Lift e RM srl. Quasi poetico vedere come persino l’informatica e il digitale abbiano il loro posto con il premio a Esakex srl.

E non poteva mancare il mitico Green Award, ovvero il premio che fa sentire buoni anche se stiamo costruendo un mondo di cemento. Lo hanno ricevuto BeNewtral srl e Dmat srl, per ricordarci che la sostenibilità è di moda, anche quando il prodotto principale è poco – o per nulla – green per definizione.

Infine, la lunga lista dei “premi alla carriera” che non possono mancare quando si vuole rendere immortali quelli che hanno reso possibile tutto questo delirio di cemento. Dall’emozionante Lady Award attribuito a Valeria Campioni, a riconoscimenti per costruttori e distributori senza i quali non potremmo davvero sopravvivere nel magico mondo del mattone. Una serie di titoli che suona come una playlist nostalgica degli eroi del calcestruzzo.

Ovviamente, a fare da cornice a tanta magnificenza, non sono mancati momenti di puro snobismo eno-gastronomico firmati da sponsor e istituzioni che sembrano ballerini di fila sul palco della burocrazia, dai patrocini della Regione Emilia-Romagna a quelli di Regione Liguria, passando per Anas e altri enti che danno un tocco di serietà quasi sacrale a questo teatro della betoniera.

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