Il Milan si è finalmente degnato di versare la bellezza di 74mila euro nelle casse del comune di San Donato Milanese. Una cifra che, udite udite, serve a rimborsare le spese tecniche sostenute dall’ente pubblico per la laboriosa istruttoria del progetto relativo all’area San Francesco. Non più di un semplice pezzo burocratico, questo pagamento sancisce la fine di una telenovela lunga quasi due anni, durante i quali il club rossonero, con la stessa decisione di un turista indeciso, aveva prima pensato di costruire un nuovo impianto sportivo fuori da Milano e poi, sorprendentemente, di restare ancorato alla storica area di San Siro.
Detto così, sembra una formalità, ma dietro quei 74mila euro si nasconde il saldo delle “competenze” maturate dagli uffici comunali: insomma, il tempo sprecato per valutare il masterplan presentato da SportLifeCity, la società legata al Milan. Un investimento economico che sfiora il comico se paragonato ai circa 40 milioni già spesi dai rossoneri per l’acquisizione dei terreni. Il progetto? Un distretto del tutto sportivo e un po’ d’intrattenimento su una superficie di 260mila metri quadrati, strategicamente piazzata fra la tangenziale e la ferrovia. Nel menù: uno stadio da 70mila posti, un hotel a cinque stelle (scontato), il museo del club, un’area commerciale che non guasta mai e, ovviamente, il parco urbano, perché non può mancare mai la natura quando si costruisce una cattedrale nel deserto.
L’opposizione e il referendum fuori tempo massimo
Naturalmente, tutto è iniziato con il via libera della giunta, quella stessa giunta che evidentemente aveva fatto due conti approssimativi. Ma non aspettatevi una corsa facile: la resistenza di comitati locali e gruppi ambientalisti ha subito messo il bastone fra le ruote. Ricorso al Tar, referendum popolare (poi splendidamente bocciato) e un coro unanime contro la violenza ambientale su un’area agricola, nonché contro la vicinanza a un monumento storico come l’abbazia di Chiaravalle. Da non sottovalutare, ovviamente, le congetture di chi sostiene che l’interesse per San Donato fosse solo un espediente per fare pressione al Comune di Milano e sbloccare i tempi dell’infinito cantato del progetto su Meazza. Insomma, un gioco al rialzo degno di un mercato immobiliare degno di Wall Street.
Il gran finale a San Siro e la definitiva morte di San Donato
Tra mille peripezie, l’idea di spostarsi a San Donato è stata messa da parte il 5 novembre 2025 con un colpo di scena degno di una soap opera. Inter e Milan hanno concluso un accordo da 197 milioni di euro per acquistare l’area di San Siro, con la promessa di investire nell’impianto storico. Così, mentre gli occhi degli amanti del calcio si posavano su questa nuova alleanza, il tanto decantato piano per l’area San Francesco perdeva ogni sua ragion d’essere. Gli interessi economici del fondo americano Redbird, proprietario del Milan e guidato dal solito Gerry Cardinale, si sono allineati alla realtà, certificando con il tanto sospirato rimborso delle spese istruttorie la fine del teatrino istituzionale per il maxi stadio. Addio sogni di gloria di cemento e vetrate.
Quale futuro per San Francesco? Il sogno di una arena NBA e centri sportivi da dopolavoro
Ma non disperate, l’area di San Donato non è destinata a rimanere una landa desolata. Nonostante l’abbandono del progetto stadio, si prospetta una nuova grande impresa: la possibile costruzione di una arena da 15mila posti, destinata alla ben nota NBA Europe. Un progetto da 400 milioni di euro, perché se devi rinunciare a un colosso da 70mila posti, perché non pensare subito a uno meno grande ma ben più costoso? Nel frattempo, il Milan valuterebbe se sfruttare una parte dei terreni già acquistati per creare un centro sportivo dedicato a giovanili e squadra femminile. Da grande stadio a polo di allenamento: una transizione poetica, quasi un inno alla modestia.



