Immaginate un mondo dove i banchieri americani battono record di compensi come se fossero in una gara di velocità, e tutto questo avviene senza alcun senso di colpa. Benvenuti nel 2025, dove i magnati della finanza hanno infilato stipendi talmente giganteschi da far impallidire persino i bonus del 2006, l’ultimo anno in cui qualcuno ha pensato che l’avidità avesse un limite.
Il divario tra il denaro che finisce nelle tasche di queste illustri figure e quello destinato ai normali impiegati si è dilatato fino a raggiungere un’impressionante proporzione di quasi 300 a 1. No, non si tratta di un errore di calcolo, ma di una realtà che trasforma i milioni in miliardi e i sogni di equità in una comica illusione.
Naturalmente, tutto questo è stato possibile grazie a un’allegra deregulation che ha permesso ai profitti finanziari di crescere come erbacce in un giardino abbandonato. Nessuno ha avuto il coraggio di rimettere in discussione un sistema che sembra progettato apposta per moltiplicare i privilegi di pochi eletti, mentre il resto del mondo si accontenta di spettatori senza biglietto.
Gli imperatori della finanza: da Solomon a Dimon
Parliamo dei protagonisti della festa: i CEO delle più grandi banche, quei pochi fortunati il cui stipendio supera i 40 milioni di dollari all’anno, tanto per non farsi mancare nulla. Da Solomon a Dimon, passando per altri nomi che fanno rima con eccesso, tutti hanno trovato il modo di farsi profumatamente ricompensare per il loro “lavoro” nel 2025.
Per dare un’idea, mentre il dipendente medio si accontenta di una frazione ridicola dei loro stipendi, questi banchieri brillano in un firmamento di ricchezze che farebbe impallidire anche i milioni più sfrenati della Silicon Valley. Certo, il merito è soprattutto di un sistema creato appositamente per spalancare le porte al denaro, senza limiti né controllo.
Ma non preoccupatevi, questa abnorme disparità è la dimostrazione lampante del “miracolo” capitalista: più denaro si accumula in cima, più la società diventa equa, almeno secondo i proclami ufficiali. Peccato che la realtà racconti una storia molto diversa, fatta di diseguaglianze crescenti e di un’illusione chiamata meritocrazia.
Deregulation: la magica bacchetta che fa crescere tutti… tranne i salari
La deregulation, la parola magica che fa brillare gli occhi dei banchieri e bruciare la pazienza dei lavoratori, è stata la chiave di volta per questa imbarazzante impennata dei profitti. Abbattere regole e restrizioni significa più libertà, almeno per chi può permettersi di comprare tranquillamente il Senato e il Congresso.
Peccato che questa “libertà” si traduca nel fatto che i profitti crescono come se fosse Natale tutto l’anno, mentre i salari di chi fa girare davvero l’economia arrancano miseramente. Una contraddizione che andrebbe raccontata in tutte le scuole di economia, se solo qualcuno avesse il coraggio di farlo.
Il risultato finale? Una società dove i re della finanza organizzano un banchetto sullo sfondo di una crisi sociale sempre più evidente. Ma si sa, finché ci sono i bonus da 40 milioni, chi ha voglia di pensare agli altri?



