Violenza nel nord-est della Siria, gli eurodeputati lanciano l’allarme: crimini di guerra in arrivo?

Violenza nel nord-est della Siria, gli eurodeputati lanciano l’allarme: crimini di guerra in arrivo?

Ah, la sempre pacifica e serena syrie nord-orientale, quel gioiello di stabilità e democrazia in mezzo a un mare di caotiche contraddizioni. I nostri saggi deputati del Parlamento Europeo hanno avuto la brillante idea di emanare una risoluzione per denunciare le “extragiudiziarie esecuzioni, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, spostamenti forzati e attacchi alle infrastrutture civili”, che sembrerebbero nulla meno che violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario, o addirittura crimini di guerra. Credibili rapporti – naturalmente da parte di Organizzazioni Internazionali e Ong – parlano di abusi recentissimi contro la popolazione curda: dalla desecratione di cadaveri a cimiteri vandalizzati fino all’uso di munizioni non guidate in zone civili. Si percepisce già tutto il calore e la concretezza esperienza umanitaria di chi in Siria, evidentemente, ha fatto scuola.

Ma non temete, il Parlamento Europeo è profondamente preoccupato (!) per la crescente emergenza umanitaria ed esorta l’Unione a “incrementare” l’assistenza umanitaria, con quel consueto ottimismo da fiaba europea che traduce l’enorme caos politico e militare in un modesto invito a non dimenticare il cibo e qualche materassino.

Un incrollabile sostegno alla tregua, o almeno alla sua apparenza

Esultiamo quindi per il magico recente accordo tra le Syrian Democratic Forces (le forze filo-curde) e il governo transitorio siriano, che il Parlamento bacchetta come la panacea per ogni male e ribadisce chiaramente il suo “forte sostegno” al cessate il fuoco, senza dimenticare le nobili richieste per il riconoscimento dei diritti civili ed educativi dei curdi. Uno squarcio di pace, dunque, che però – paradosso della politica mediorientale – deve comunque fare i conti con attori regionali tipo la Turchia, la quale, come sempre, è chiamata cortesemente a non “minare” la tregua con azioni militari o finanziamenti a gruppi armati. Insomma, i soliti piccoli guizzi di sana coerenza geopolitica.

Proteggere il caleidoscopio etnico-religioso, perché senza confusione non siamo felici

Le menti brillanti dell’assemblea europea sottolineano con dovizia di particolari che la stabilità in nord-est Siria è la pietra angolare di una transizione politica “comprensiva, inclusiva e giusta”. Che Greta sarebbe orgogliosa di così tanto inclusivo rispetto per il pianeta umano.

Il Parlamento, da vero cerimoniere della pace, invita le autorità siriane a garantire la protezione e i diritti fondamentali di tutto il popolo siriano: arabi, curdi, sunniti, sciiti, alawiti, cristiani, drusi, yazidi… insomma, un perfetto bingo della diversità religiosa ed etnica. Del resto, la risoluzione proclama che solo con “piena riconoscenza, pari diritti e partecipazione politica” della comunità curda si potrà sperare in una Siria stabile e inclusiva. Peccato però che tutto ciò debba stare sotto l’ombrello della “integrità territoriale” della Siria stessa. Tradotto: tutti dentro al calderone, purché non si pensi troppo a cambiamenti sgraditi.

Combattere il ritorno trionfale dello Stato Islamico, o almeno provarci

Ma come dimenticare la minaccia sempre incombente dei fedeli fuggitivi del Daesh? Il Parlamento si dice “profondamente preoccupato” per i detenuti e affiliati evasi da prigioni e campi nella regione nord-orientale. Per quelli che credono nel trasferimento della responsabilità agli Iraq, ecco l’avvertimento dell’Europa: potreste creare una sfera nuova di incertezze e dipendenze su “capacità e volontà politica” ai tralicci di Baghdad. Ovviamente, la brillante soluzione? Invitiamo gli stati membri a riportare a casa i loro cittadini – in particolare i bambini – dai famigerati campi di al-Hol e al-Roj, mentre per gli adulti si prospetta un ricco menu di processi giusti e imparziali.

Da sottolineare la mancanza di entusiasmo verso la ritirata degli Stati Uniti da Siria e Iraq, vera fata morgana per chi sperava in qualche ordine nel caos. Il Parlamento esorta quindi l’UE e i suoi partner a intensificare le proprie “immancabili” azioni contro qualunque risveglio di Daesh, per la pace della Siria, della regione e – ovviamente – d’Europa.

Non dimentichiamo nemmeno l’eroico ruolo delle forze curde, con la struggente dedica alle donne combattenti, pronte a tutto per spezzare l’incantesimo terrorista. Ovviamente, qualsiasi tipo di dialogo o impegno con la Siria deve – e sottolineiamo DEVE – restare legato a progressi verificabili in materia di protezione civile, rispetto del cessate il fuoco, diritti umani e tutela delle minoranze. Come dire: fai quello che ti diciamo e vediamo che succede.

Infine, giusto per la cronaca, questa risoluzione perfetta è passata con 363 voti favorevoli, 71 contrari e 81 astenuti, segno che nel Parlamento europeo c’è ancora qualche anima libera o quantomeno sveglia. Un piccolo raggio di speranza in un mare di illusioni diplomatiche.

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