Vimodrone, quel paradisiaco angolo dell’hinterland est di Milano, il nuovissimo auditorium intitolato alla mitica poetessa Alda Merini. Come se non bastasse la già scintillante presenza di un supermercato Iperal appena approdato un anno fa, a poco più di un piano sopra – perché il progresso ha bisogno di verticalità – spicca questa perla culturale. Sulla facciata, oltre al volto immensamente profondo della poetessa, è impressa la scritta che suona come un enigma esistenziale: «il più bel teatro da guardare è il proprio destino». Davvero una frase da mantra quotidiano, perfetta per le infinite code in cassa o per la fila alla biblioteca del quartiere.
L’intento del Comune di Vimodrone era chiarissimo: dedicare uno spazio culturale a una donna, una poetessa eccelsa che ha legato indissolubilmente il suo nome al Naviglio Grande di Milano. Ironia della sorte vuole che questo nuovo auditorium si trovi a pochi passi dall’altro celebre naviglio, il Martesana. Una coincidenza geografica che sembra suggerire che anche l’arte, come l’acqua, trova sempre la sua via, ovviamente con un pizzico di lentezza burocratica in più.
Alla cerimonia inaugurale non potevano mancare i soliti notabili: il sindaco Dario Veneroni in persona e, come ciliegina sulla torta, il sindaco metropolitano Giuseppe Sala. A completare questo cast da film istituzionale, la senatrice Simona Malpezzi, la figlia stessa della poetessa, Barbara Vanni Carniti, la dinamica Donatella Massimilla e la raffinata Gilberta Crispino rispettivamente dal Centro europeo teatro e carcere e dallo Spazio Alda Merini di Milano. Una compagnia di studenti e studentesse dell’Istituto Claudio Abbado – probabilmente entusiasti di aver saltato qualche ora di lezione – e la pomposa fanfara dell’Aeronautica Militare hanno coronato l’evento, accompagnati da una nutrita schiera di cittadini e amministratori locali, tutti lì per ammirare il proprio destino incorniciato in mattoni.



