Verso la fine del commissariamento: finalmente si sblocca qualcosa o è solo l’ennesima farsa?

Verso la fine del commissariamento: finalmente si sblocca qualcosa o è solo l’ennesima farsa?

Bene, un applauso a Glovo, che finalmente ha ricevuto il tanto agognato semaforo verde dalla procura di Milano. Il pubblico ministero Paolo Storari si è infatti espresso favorevolmente sul “percorso” intrapreso dall’azienda e sugli “impegni formalizzati” da questa specie di piano di redenzione, che – unico a farla franca – potrebbe portare alla tanto sospirata revoca della misura di amministrazione giudiziaria.

Ovviamente, il sistema di controllo d’urgenza non è arrivato per caso: il 9 febbraio 2026, la multinazionale del food delivery è stata colpita da una pesante accusa di caporalato. Pare che ben 2.000 rider milanesi – e, colpo di scena, 40.000 in tutta Italia – siano stati sfruttati fino al midollo, con stipendi che rasentano la soglia di povertà, arrivando fino al 76,95% sotto quella di sopravvivenza dignitosa e con retribuzioni inferiori dell’81,62% rispetto ai contratti collettivi di settore.

Come è solito fare chi sta cercando di cavarsela con grazia, Glovo ha subito annunciato di aver “collaborato” con la procura, ovviamente in maniera “continuativa, trasparente e costruttiva”, offrendosi di fornire qualsiasi informazione richiesta – roba da non credere che ce ne sia stata mai bisogno prima.

Il comunicato continua con un gioioso racconto di come questi “articolati interventi” dovrebbero migliorare gli standard operativi, organizzativi e di controllo, come se un miracolo burocratico potesse finalmente sanare anni di sfruttamento. E non finisce qui: il piano promette un impegno economico (chissà di che portata) e una “fortificazione” in termini organizzativi e di compliance, giusto per confermare che il mercato italiano sia centrale e, soprattutto, che il gruppo continui a “investire nel Paese” – parola di chi si è fatto beffa del lavoro di migliaia di persone.

Per concludere in bellezza, Glovo conferma il suo “impegno” a “proseguire nel dialogo con le istituzioni e con tutti gli stakeholder”, sposando a pieno un modello che si autocelebra come trasparente, responsabile e incline al miglioramento continuo. Insomma, il classico mantra di chi vuole far credere di essere il salvatore della patria mentre ancora tiene in mano il coltello e il miele.

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