Veneto in fiamme: il centrodestra si scanna mentre Tosi massacra il lascito di Zaia

Veneto in fiamme: il centrodestra si scanna mentre Tosi massacra il lascito di Zaia

Il solito melodramma delle Regionali continua a fare il suo trionfale tour, completamente incurante del tempo che scorre veloce come se nulla fosse. Nel frattempo, nel grande teatro dello stallo del centrodestra, ognuno cerca di mettere il proprio carico da novanta: c’è chi parla di posticipare il voto a primavera, chi lo esclude categoricamente, e naturalmente qualcun altro scommette sull’ormai classico “election day” in ottobre, tanto per mantenere alto il livello di suspense. Però, mentre tutto questo bolle in pentola, la Lega veneta raggiunge livelli di folgorante attività. Sono fioccate 37 autocandidature in solo un giorno, durante un incontro con amministratori a Treviso, senza contare il già folto coro dei consiglieri uscenti pronti a difendere i propri scranni con le unghie e con i denti.

Ma la bagarre non si limita solo a chi vuole infilarsi in lista come se fosse una gara di sopravvivenza. No, ci sono numerosi campi di battaglia interni dove difendere la propria poltrona dal piacevole fuoco amico. Dopo la bordata di Luca Zaia, che mastica l’idea di una sua personale lista “pigliatutto”, e il no deciso e inflessibile degli “alleati” (da Fratelli d’Italia, con il capogruppo Lucas Pavanetto che ieri ripeteva a pappagallo: “c’è consapevolezza che il centrodestra resterà unito, è un passo avanti”), fino a Forza Italia, l’estate politica sembra un forno acceso a mille gradi. E chissà chi altro potrebbe voler aggiungere legna. Fra coloro che si sono fatti sentire c’è Flavio Tosi, autentico Giamburrasca moderno e coordinatore regionale di FI, che ha deciso di fare scoppiare qualche bolla proprio a palazzo Balbi, tirando in ballo i misteri della Pedemontana e le famigerate liste d’attesa denunciate persino dalla Corte dei Conti.

L’esercito degli incendiari cresce, mentre i pochi pompieri dell’unità del centrodestra ormai devono sobbarcarsi sforzi sovrumani per predicare un messaggio che suona sempre più come una favola per bambini: “state uniti!”. Intanto chi tiene le redini, il segretario regionale e – non si dimentichi – vice segretario federale, Alberto Stefani, fa finta di niente e tira dritto aspettando il rientro trionfale di Matteo Salvini dalla sua missione in Giappone (vestendo i panni del ministro delle Infrastrutture, ovviamente). Solo allora, forse, qualcuno si degnerà di sciogliere il mistero se il candidato del centrodestra sarà un esponente della Lega o di Fratelli d’Italia. Anzi, se ne riparla a vista, o meglio, si naviga a vista: il direttivo regionale della Lega, che doveva tenersi una decina di giorni fa, non si è mai visto. Ora, come al solito, si rimanda la questione a fine prossima settimana, perché evidentemente la parola “decisione” in certi ambienti è troppo impegnativa da pronunciare.

Che sorpresa! Ancora a sperare che i tre grandi guru del centrodestra nazionale ci regalino finalmente una parola definitiva, magari già la prossima settimana. Pare che, se tutto va bene, il martedì 15 luglio sarà il giorno “clou” – non per motivi politici, ma per la presentazione delle medaglie olimpiche in vista di Milano-Cortina 2026 a palazzo Balbi. Indovinate chi dovrebbe essere lì? Il nostro eroe Salvini, che affiancherà Zaia proprio nella splendida cornice di Venezia. Insomma, fino ad allora nessun drammatico strappo, solo sorrisi diplomatici e pacche sulle spalle.

Nel frattempo, la famigerata “Liga” mette sotto pressione, con la voglia matta di avanzare la propria galassia di liste civiche – con o senza il presidente uscente – e magari fregare gli “alleati” con il colpo di genio di candidare da soli un leader. E, sembra quasi che sia Zaia stesso a soffiare sul fuoco, alimentando così una rivalità che ormai sta diventando un teatrino ben rodato. Ieri, per esempio, l’arci nemico Tosi ha sparato a zero: e ovviamente è subito partita la risposta al fulmicotone della contraerea zaiana, con in prima linea le assessore Manuela Lanzarin e Elisa De Berti, senza dimenticare Alberto Villanova e Sonia Brescacin, rispettivamente capo dell’intergruppo e presidente della commissione Sanità. Una bagarre politica degna di un reality show.

L’ex leghista, oggi saldamente nelle grazie di Antonio Tajani in Veneto, ha scelto di rivolgere le sue frecciate con una precisione chirurgica. Le sue parole? Sempre più pungenti, proprio come amiamo. La Corte dei Conti, spiega, ha certificato quel che era sotto gli occhi di tutti: i grandi “regali” lasciati in eredità da Zaia sono due. Primo: la sanità, con un focus speciale sulle liste d’attesa che sembrano non finire mai. Secondo: la Pedemontana, quell’infinita voragine nei bilanci regionali che rischia di succhiare soldi senza fine.

Il colpo basso è servito. Per quanto riguarda la Pedemontana, Tosi la definisce un “salasso” per i conti regionali, destinato – sia mai – a protrarsi all’infinito. E per la Sanità? Nel 2024, l’avanzo di cassa è stato di quasi 450 milioni (liquidi, subito spendibili), ma solo una frazione misera è stata destinata a smaltire quelle liste d’attesa infinite. Bravi, davvero un modello di efficienza.

Immediatamente scattano le repliche dal fronte zaiano: la titolare della Sanità, Lanzarin, non si trattiene e accusa Tosi di attaccare gli ospedali soltanto per scopi elettorali, dimenticandosi del suo passato ingombrante. La sanità veneta – sottolinea maliziosamente – è un modello da manuale, tanto che lo dicono anche la Corte dei Conti e il Ministero della Salute, mica la vicina di casa. Intanto la vice presidente De Berti rincara la dose puntando il dito contro l’ennesima caduta di stile di Tosi sulla Pedemontana, definendo l’attacco “dolo evidente”.

Il doppiopesismo della polemica raggiunge picchi zen quando Tosi ribatte a De Berti, chiedendole cortesemente di farsi da parte se ritiene che la responsabilità delle scelte sulla Pedemontana ricada sulla giunta del 2006. Perché, dite? Perché stando a lei, l’attuale presidente Zaia avrebbe solo fatto il vice di Galan all’epoca – insomma, un colpo basso ai danni del proprio capo. Non da meno, Villanova piazza la stoccata finale: “Se qualcuno nutre dubbi immotivati sul nostro operato passato, perché continuare a chiederci di condividere lo stesso futuro? Il vero leader dell’opposizione è Tosi”.

Così va avanti l’incrollabile unità del centrodestra in Veneto, condito da una sana dose di accuse a distanza, dichiarazioni fomentanti e teatrini che meriterebbero una poltrona in prima fila.

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