La sentenza che ha condannato l’infettivologo del famigerato centro medico di viale Jenner fa finalmente luce su cosa accadeva dentro quelle pareti. Un vero e proprio spettacolo di minimizzazione, dove invece di agire con decisione hanno preferito chiudere un occhio, o entrambi, ebbene sì. Come se ignorare i problemi li facesse sparire. Ma non illudiamoci: queste disavventure non sono episodi isolati, anzi, rappresentano solo la punta dell’iceberg di una gestione tanto clamorosamente inefficace quanto imbarazzante.
Tutta la faccenda, con le persone coinvolte, sembra uscita da una commedia nera, in cui il grottesco supera la realtà. L’infettivologo in questione ha fatto il classico “passo falso” che ha portato a conseguenze ben più gravi di un semplice errore amministrativo, eppure la risposta interna è stata degna di una soap opera: negazioni, silenzi, e una concertata strategia del rinvio perpetuo.
Minimizzare gli errori? Un’arte tutta italiana
Ah, la strategia tipica: ricacciare tutto in soffitta e sperare che la polvere copra ogni cosa. Qui però non si parla di qualche scivolone, ma di una vera e propria negligenza, con rischi tangibili per la salute pubblica. E allora cosa si è fatto? Un patetico balletto di scuse e giustificazioni che avrebbero fatto sorridere anche i più indulgenti, se non fosse che di mezzo ci sono vite umane.
L’illusione di potersi nascondere dietro una cortina di fumo è crollata miseramente, con quella sentenza che spalanca uno squarcio imbarazzante sulle vere dinamiche di quell’ambiente. Una gestione più interessata a salvare se stessa che a garantire sicurezza e trasparenza.
Un caso emblematico, ma non isolato
Non ci sorprende che questa non sia la sola volta che emergono episodi simili. È proprio la punta di un iceberg di malasanità e approssimazione diffusa che caratterizza certi contesti. Forse la vera notizia è questa: siamo shockati per quello che emerge, dimenticandoci quante volte, prima d’ora, la polvere ha coperto altrettanti orrori analoghi.
Gli aspetti più grotteschi sono proprio le modalità con cui tutto viene gestito: un retropensiero costante a proteggere carriere e reputazioni, a scapito della verità e soprattutto della salute pubblica. Non è solo una questione di singoli professionisti, ma di un sistema che premia la complicità e l’omertà invece dell’integrità e della responsabilità.
Tra colpevoli e vittime: il labirinto dell’inefficienza
Dietro questa condanna e dietro le accuse pesanti contro il medico infettivologo, ci sono persone che hanno dovuto subire conseguenze che si potevano evitare con un briciolo di professionalità e spirito di responsabilità. Eppure, mentre il carnefice giustamente paga, il sistema che gli ha permesso di agire indisturbato resta incredibilmente intatto e immune da critiche.
Forse è giunto il momento che la società, le istituzioni, e persino i media smettano di raccontare favole su improbabili “incidenti isolati” e comincino a puntare il dito su un sistema marcio alla radice, dove il progressive degrado delle procedure è accettato e addirittura tollerato.
Perché se davvero vogliamo evitare che queste storie si ripetano, occorre uno scatto di coraggio collettivo, non un gioco al massacro contro il singolo colpevole. Una riforma vera, di quelle che fanno tremare le poltrone, e che metta finalmente la trasparenza e il rispetto per la vita umana al centro di ogni decisione.



