Vannacci si schiera: Putin vince su Zelensky, Churchill è sopra Mussolini ma anche il Duce aveva i suoi momenti di gloria

Vannacci si schiera: Putin vince su Zelensky, Churchill è sopra Mussolini ma anche il Duce aveva i suoi momenti di gloria

Il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, ha scelto il palcoscenico dello spettacolo teatrale de La Zanzara a Marina di Pietrasanta per regalarci perle di saggezza storico-politica degne di nota. In un tripudio di coerenza e profondità, ha dichiarato senza ombra di dubbio:

«Tra Putin e Zelensky, scelgo Putin. Uno fa il politico da trent’anni, l’altro faceva il comico. Il primo governa con il sostegno dei russi, ci sono sempre state le elezioni…»

Ah, la democrazia secondo Vannacci: se ci sono elezioni, è tutto a posto, anche se l’opposizione rischia il carcere o peggio. Forse ha saltato qualche lezione di storia o semplicemente il senso della realtà.

L’intrigante eurodeputato ha poi affrontato il mistero avvolto nel sospetto dell’avvelenamento o della morte del principale oppositore Putiniano, Aleksey Navalny. La sua ricetta? Semplice:

«Lo ha ucciso Putin? E chi lo dice? Quando me lo dimostreranno con prove oggettive, ci crederò.»

Quindi, niente prove, niente opinioni. Una logica che rende i complotti ancor più misteriosi e… sospetti.

Interpellato dai sagaci conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo sul boicottaggio del concerto del direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev, colpevole solo di essere russo e invitato a dirigere in Italia, Vannacci si è dimostrato un campione della coerenza morale con questa sentenza:

«Era giusto che espletasse il suo ruolo, a prescindere dalla sua cittadinanza. Se è bravo, lo farei esibire anche al Parlamento europeo. Il sequestro dei suoi beni? La Costituzione protegge e promuove la proprietà privata, quindi nessuno deve toccargli nulla.»

Una difesa della libertà artistica che, curiosamente, si smonta non appena si parla di altro. Eppure le contraddizioni non finiscono qui.

Procedendo nel suo florilegio di pensieri storici, Vannacci ha sentenziato sulla scelta tra Mussolini e Winston Churchill, con quella che può essere definita un’acuta valutazione storica:

«Tra Mussolini e Winston Churchill scelgo Churchill, era un militare ed era il primo estimatore di Mussolini.»

Non contento di questa perla revisionista, ha aggiunto in una difesa a oltranza dell’ex duce:

«Il Duce? Ha fatto cose buone: come la bonifica dell’Agro Pontino, ha fatto nascere Latina, ha creato l’INPS.»

Insomma, uno che mette in bilancio qualche opera pubblica e un ente assistenziale come rivendicazione di un regime che, dimentichiamo, ha causato milioni di vittime e sofferenze. Una sintesi degna di un manuale di storia americana reinterpretata male, ma con tanta sicurezza.

Infine, con la classe e la delicatezza che lo contraddistinguono, il vicesegretario della Lega ha affermato, ribadendo autorevolmente posizioni già riversate in vari altre interviste, che «il fascismo è finito 80 anni fa, quelli che oggi fanno i saluti romani non sono fascisti.»

Peccato che l’ideologia, si sa, non sempre risponda così facilmente a un termine cronologico. Ma chi siamo noi per contraddire un esperto di storia contemporanea così illuminato?

Non manca, ovviamente, la chicca anti-UE riservata a Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Europea, alla quale Vannacci ha dedicato un commento tanto pungente quanto glamour:

«Von der Leyen? Da vicino sembra quasi viva.»

Un ritratto profondo e rispettoso che conferma come l’elevato senso istituzionale di Vannacci sia impareggiabile. Per fortuna, ogni tanto un po’ di ironia amara ci ricorda che la politica italiana è davvero uno spettacolo imperdibile.

Alla fine della serata, quando gli è stato chiesto chi sceglierebbe per passare l’ultima notte sulla Terra nel tentativo di salvare l’umanità—come se davvero fosse una decisione pragmatica e non un gioco di prestigio tra politici—il generale ha risposto con la solita dose di spietata originalità:

«La Schlein non l’ho mai incontrata, ma la sceglierei, anche perché so di farle un dispetto. La von der Leyen, da vicino, sembra quasi viva, continuo ad avere qualche dubbio su cosa ci sia davvero dietro a sostenerla.»

Un bell’esempio di quel sarcasmo militare che — tra una frase criptica e l’altra — restituisce tutto il senso della politica contemporanea: scegliere chi salvare non per qualità o capacità, ma per il gusto di causare un “dispetto”. Non si dica che manchi l’originalità nei metodi di selezione dei leader destinati a guidare il pianeta nell’apocalisse imminente.

Certo, con questa prospettiva, possiamo star tranquilli: tra chi ha l’aria “quasi viva” e chi merita un dispetto strategico da ultimo atto, la salvezza dell’umanità sembra davvero nelle mani più sicure. Chissà se il generale sta valutando anche le doti da cantastorie per l’ultima notte, o preferisce affidarsi al classico sguardo sospettoso che tanto piace nelle alte sfere.

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