Parlare di normative europee sulle pellicole e le cinghie potrebbe far venire sonnolenza agli appassionati di burocratica complicata, ma in realtà riguarda ogni singolo prodotto che fa anche solo un passo fuori dalla sua regione. Pensateci: prima di arrivare in quel tranquillo scaffale del supermercato, quasi tutto il nostro cosiddetto “ben di consumo” fa un viaggio, spesso su un pallet. Ed è proprio qui che scatta il caos normativo dietro il regolamento Ue 2025/40, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), il redentore del 100% di riuso degli imballaggi di trasporto, pellicole e cinghie incluse.
Vi state chiedendo cosa voglia dire tutto ciò? Ebbene, dal 2025 gli imballaggi usati per spedire merci, compresi quei simpatici film plastificati e le cinghie che tengono tutto stretto, dovrebbero essere 100% riutilizzabili! Sì, avete capito bene, un vero e proprio mantra ecologico per ridurre la montagna di rifiuti da imballaggi che, spoiler, sono colpevoli di circa il 40% della plastica consumata nell’Unione europea e rappresentano metà dei detestabili rifiuti marini.
Nel lontano 2022, ogni europeo ha prodotto in media 186,5 chili di rifiuti d’imballaggio — un dato che fa tremare i polsi ma anche gli scaffali dei supermercati. Ecco perché il PPWR, entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e destinato a imporsi dal 12 agosto 2026, ci promette un futuro quasi utopico dove ogni imballaggio sarà riciclabile, economicamente sostenibile, e prodotto riducendo all’osso l’uso di materie prime vergini, con l’enorme ambizione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Quasi te la immagini una fiaba green dove il pallet è l’eroe senza macchia.
Un’aggiunta interessante però è l’articolo 29, che introduce limiti di riutilizzo vincolanti sugli imballaggi di trasporto. Secondo questa brillante idea, dal 2030 almeno il 40% degli imballaggi che servono a muovere merci dovrebbe essere riutilizzabile. Ma se vogliamo fare i precisi e un po’ tirare sul sciocco, per i trasporti “in famiglia” — quelli cioè tra siti della stessa azienda o tra aziende affiliate, o anche per spedizioni all’interno dello stesso paese — si punta a un insuperabile 100% di riuso. A scusa? Nemmeno una.
E tra questi imballaggi, come non citare i tanto discutibili formati flessibili come pellicola e cinghie? Uso quotidiano per motocchi di pallet stipati nei camion, ma per il regolamento europeista dovrebbero diventare dei veri e propri campioni di riciclo e riuso integrale. Ovviamente, questa proposta ha scatenato una resistenza furiosa da parte di chi, tra logisticamente e industrialmente, sa bene che riutilizzare integralmente questi materiali è più complicato che insegnare il galateo a un cinghiale.
D’altronde, uno studio commissionato dalla Direzione generale Ambiente dell’Unione europea ha messo in luce come la flessibilità e l’uso mono-rotazionale di pellicole e cinghie rendono praticamente impraticabile il loro riuso totale senza nuovi rivoluzionari impianti e costi astronomici. In altre parole: la bella teoria green si scontra con la dura realtà del trasporto internazionale, dei processi produttivi e della pura praticità.
Imballaggi: un boccone amaro per l’industria logistica
L’obiettivo ecologista è nobile, mica ci discute nessuno, ma è evidente che la norma sotto forma di “dogma” cerca di ingabbiare un ecosistema complesso in un abito troppo stretto. Pensateci: i pallet, le casse e i fusti possono anche resistere a qualche giro di giostra di riuso, ma le pellicole? Quelle sottili membrane di plastica stropicciate che tengono insieme i carichi sembrano più un incubo per chi deve trattarle che una risorsa da custodire gelosamente.
L’imposizione al 100% di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto usati tra siti affini o all’interno dello stesso paese supera – con lo stile di chi non vuol sentire ragioni – le magnifiche favole sul riciclo totale e sulle economie “pulite”. Tutto ciò senza considerare l’enorme impatto sui costi di produzione, gestione logistica e sulla sicurezza stessa delle merci, perché si sa, un carico che si disfa per colpa di una pellicola mal gestita non è esattamente un vero progresso.
Ma naturalmente, la paffuta burocrazia europea ha già previsto la cosiddetta “esenzione” in un atto delegato, che miracolosamente scansa pellicole e cinghie dai rigidi vincoli del 100% di riuso. Il che lascia qualche dubbio sulla serietà delle intenzioni: se poi si esentano le categorie più problematiche, che ci resta da fare? Magari festeggiare con un brindisi alla coerenza, o meglio, alla sua assenza.
Un equilibrio instabile tra utopia e realtà
Il rischio, in questa trama tutta europea, è che fra normative ambiziose e interpretazioni elastiche si perda di vista l’obiettivo principale: un sistema di imballaggi sostenibile, che non faccia piangere né le tasche dei consumatori né le aziende logistiche. Difficile conciliare l’esigenza di salvare il pianeta con quella di movimentare merci in modo pratico, rapido ed economico.
Allora, mentre i burocrati tessono ancora le loro trame di decreti e regolamenti, le aziende restano con l’amaro in bocca, impegnate a cercare soluzioni tecniche che al momento sembrano tanto fantasiose quanto costose.
Nel frattempo, i pallet e le pellicole – eroi scomodi di una rivoluzione green incompiuta – continuano a viaggiare silenziosi tra i magazzini e i porti d’Europa, incarnando alla perfezione l’inconsistenza tra ambizione legislativa e realtà operativa.
Una volta sciorinati i problemi all’ombra dei regolatori, la Commissione Europea, con il suo proverbiale tempismo e la benevolenza tipica di chi vuole far felici tutti, si è fatta avanti e ha sfornato un atto delegato – ovvero quel documento che serve per mettere una toppa legale sopra una situazione inevitabilmente intricata, integrando l’elenco delle esenzioni.
Ecco la magia: pellicola e cinghie non escono fuori dal mirino del PPWR (Pacchetto europeo per la plastica e l’imballaggio). Ma l’esenzione dall’assurdo obbligo di avere un riutilizzo al 100% riguarda solo i flussi interni o nazionali. In pratica, le aziende potranno continuare a quella vecchia e cara arte del monouso, senza doversi inventare sistemi di ritorno che sappiamo tutti essere un investimento da capogiro per un target tanto impeccabile quanto irrealistico.
Non buttiamo però via tutto il rigore normativo, niente affatto. Rimangono saldi come una roccia gli altri obblighi: gli imballaggi devono essere riciclabili entro il 2030 – perché chiaramente siamo molto ottimisti sulle capacità tecnologiche – devono contenere percentuali minime di plastica riciclata, vanno alleggeriti nel peso e nel volume e, dulcis in fundo, devono rispettare le misteriose “restrizioni sulle sostanze di preoccupazione” così da garantirci un futuro chimico da incubo fuori dalla porta.
Il regolamento sogna un mercato europeo in cui ogni imballaggio sia una meraviglia di riciclabilità economicamente sostenibile. Per la pellicola e le cinghie, questo significa ripensare formule, adattarsi a sistemi di raccolta che nemmeno esistono a dovere, e sperare che quel materiale riciclato recuperato non si trasformi in una schifezza inutilizzabile. Novità che fanno venire voglia di festeggiare, vero?
Obiettivi e Pressioni sul Settore
Il mirabolante target del 40% di imballaggi di trasporto riutilizzabili entro il 2030 rimane lì, incrollabile come la fede negli unicorni. Le imprese sono invitate con gentile fermezza a investire in pallet a rendere, casse riutilizzabili, contenitori rigidi e sistemi di pooling. Un invito che suonerà come un auspicio per milioni di aziende, alle prese con l’abisso delle spese di adattamento e innovazione continua.
Quindi, mentre pellicole e cinghie galleggiano per ora nell’oceano della sopravvivenza operativa, si preparano a navigare in acque sempre più agitate, dove l’innovazione di prodotto, l’efficienza del riciclo e l’integrazione della plastica riciclata diventano non solo desideri, ma vere e proprie guerre quotidiane. Ah, quanto è dolce l’energia degli scenari normativi europei che ci spingono a un futuro così luminoso!



