Usa e Svizzera firmano l’ennesimo accordo commerciale che doveva rivoluzionare il mondo, annuncia l’inevitabile USTR Greer

Usa e Svizzera firmano l’ennesimo accordo commerciale che doveva rivoluzionare il mondo, annuncia l’inevitabile USTR Greer

Che gioia per la tanto illuminata diplomazia commerciale: Stati Uniti e Svizzera hanno finalmente trovato un accordo commerciale. Un’intesa che, con fulminante genialità, prevede una riduzione delle tariffe al 15%, come ha orgogliosamente annunciato il governo svizzero su X (prima conosciuto come Twitter, ma ormai chi perde tempo a spiegarlo?).

Naturalmente, a commentare il tutto c’è stata la voce ufficiale degli USA, Jamieson Greer, rappresentante commerciale americano, che ha sbilanciato ottimismo a ripetizione durante la sua ospitata a “Squawk Box” di CNBC.

Jamieson Greer ha dichiarato:

“Abbiamo concretamente raggiunto un accordo con la Svizzera. Stanno per trasferire molta produzione qui negli Stati Uniti — prodotti farmaceutici, raffinazione dell’oro, materiale ferroviario — siamo davvero entusiasti di quanto questo significhi per la manifattura americana.”

Ovviamente, perché fermarsi alle belle parole? Greer ha garantito che ulteriori dettagli, sviscerati con la precisione di un orologio svizzero (quel minimo di ironia è d’obbligo), saranno resi pubblici sul sito della Casa Bianca, dopo “mesi d’intense trattative iniziati ad aprile”. Si sente già l’odore del modello di commercio equo e solidale, naturalmente.

La chicca della vicenda? Questo accordo, che tanto fa balenare la parola “libero scambio”, prevede che il dazio extra apposto sui prodotti svizzeri si uniformi a quello già in vigore per gli articoli provenienti dall’Unione Europea. Interessante come si scelgano i “partner commerciali” quando si tratta di tariffe, vero?

Greer ha aggiunto con l’inconfondibile tono programma di tutti gli “accordi presidenziali”:

“Come in tutti i trattati del presidente, manteniamo un dazio. Conserviamo tariffe su questi Paesi perché dobbiamo assolutamente tenere sotto controllo il deficit commerciale. Ma siccome la Svizzera, per esempio, ha accettato di gestire il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti — assicurandosi che nei settori dove hanno un avanzo sul nostro mercato — farmaceutici, oro e compagnia bella — le loro aziende investiranno direttamente qui, elimineremo alcune delle cause di quel surplus.”

Insomma, la Svizzera promette di costruire fabbriche fisiche sul suolo americano, quasi a volere abbracciare il sogno del “ripristino della produzione nazionale”. E chi potrebbe dimenticare la gigante farmaceutica Roche, che in pompa magna ha annunciato l’investimento monstre di 50 miliardi di dollari negli USA? Evidentemente, l’oltranzismo protezionista trova pane per i propri denti proprio qui.

Come ciliegina sulla torta, sembra passato un secolo da quando, nel luglio scorso, Donald Trump avrebbe imposto alla Svizzera un tariffone del 39%, scatenato da un clamoroso flop diplomatico con la delegazione elvetica. Ricordiamo proprio che quella fu una delle tariffe più alte riservate a un singolo Paese dall’amministrazione Trump (una posa da cowboy commerciale, per la serie “io faccio sul serio”).

Naturale che questa tassa avesse inciso duramente su un’economia così vocata all’export come quella svizzera, al punto che gli stessi esperti elvetici hanno dovuto tagliare le previsioni di crescita nazionali per il 2026, citando la “pesante zavorra” rappresentata proprio dai dazi americani.

Non dimentichiamo che le esportazioni primarie di Svizzera sono i famosi orologi, prodotti farmaceutici e metalli preziosi, senza contare il lusso, il cioccolato e i cosmetici — perché pur sempre, quando si tratta di esporterà “eleganza”, la Svizzera ha il dominio nel settore.

Chiudiamo con la ciliegina sul portafoglio: a seguito dell’accordo commerciale, il franco svizzero ha subito un moderato rialzo dello 0,4% sul dollaro, segno che le banche e i mercati aspettano con ansia di saggiare i frutti concreti di questa epocale decisione. O, più probabilmente, hanno già capito che tutto questo era solo un sofisticato gioco di equilibrismo tariffario.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!