Uno Bianca: l’ennesima tragedia con Pietro Gugliotta che decide di uscire di scena da solo

Uno Bianca: l’ennesima tragedia con Pietro Gugliotta che decide di uscire di scena da solo

Pietro Gugliotta ha scelto una via di fuga tanto silenziosa quanto definitiva. Si è impiccato nella sua casa di Colle d’Arba, provincia di Pordenone, l’8 gennaio, evento scoperto soltanto ora. Per chi non lo sapesse, era una figura di secondo piano nella famigerata banda della Uno Bianca, quel gruppetto di poliziotti armati guidato dai tre fratelli Savi. Ne faceva parte anche in qualità di operatore radio alla questura di Bologna, ed evidentemente era così innamorato del suo boss Roberto Savi da non riuscire mai a staccarsi da lui, restando anzi paralizzato dalla paura anche quando le gesta della banda, tra il 1987 e il 1991, erano diventate carneficina pura: 24 morti e più di 100 feriti. Insomma, una bella compagnia, dove la tragedia era pane quotidiano.

Durante i processi, Gugliotta si è presentato come una vittima, «terrorizzato», sostenendo di essere solo una pedina impigliata nella rete dei Savi. Arrestato nel 1994 con tutto il resto del cast, fu accusato di strage perché presente attivo nel gennaio 1990, quando la banda piazzò una bomba in un ufficio postale di Bologna, proprio in giorno di ritiro delle pensioni. Assolto però — che novità — così come per l’assurdo ferimento di Driss Akesbi, episodio senza senso, un agguato a uno straniero interpretato come un “rito di iniziazione” chiesto direttamente dai Savi per farlo entrare nella gang criminale.

Condannato a soli 18 anni come gregario senza aver direttamente ammazzato o ferito nessuno, ne ha fatti 14 dietro le sbarre. Dal 2008 ha potuto dedicarsi al tanto lodato programma di riabilitazione, arruolandosi nel part-time lavorativo imposto dalla legge. Quanto alla sua morte, calma piatta: nessun collegamento ufficiale con i misfatti della Uno Bianca, nessun biglietto di addio, niente. Solo un suicidio “personale”, come se un ex criminale potesse separare così nettamente il proprio passato da un gesto così estremo e d’impatto. Certamente un fenomeno di trasparenza impeccabile.

Ad ogni modo, il tempismo di questo suicidio non può non far sorridere amaro. Cade proprio durante la riapertura delle indagini sulle gesta dei Savi e soci, con un’indagine per concorso iniziata nel 2023 dalla procura di Bologna. Naturalmente, Gugliotta non è indagato, ma il fatto che questa inchiesta riguardi pure le sue attività fa nascere qualche dubbio, perché non tutto è così limpido come viene raccontato.

Il show di Roberto Savi e la sindrome dell’eroe pentito

Come se non bastasse, in questo teatrino è arrivato il colpo di scena: Roberto Savi, da decenni chiuso in un mutismo denso come una palude, ha concesso un’intervista al programma Belve Crime di Francesca Fagnani. E cosa ha combinato? Ha tirato fuori una rivelazione da manuale del complottista: la banda agiva anche per conto dei servizi segreti. Sì, avete capito bene, quelli lì proprio, dei misteri d’Europa. Inoltre, ha candidamente ammesso che la famigerata rapina all’armeria di via Volturno, in pieno centro a Bologna, non era un colpo a scopo di lucro, bensì un tentativo astuto e mirato per eliminare un ex carabiniere, Pietro Capolungo.

Il popolo dei parenti delle vittime, invece di offrirgli un mazzo di fiori per tanta lealtà con la verità, si è mostrato implacabilmente disgustato: le sue parole sono state interpretate come un cinico avvertimento mascherato da confessione, un baratto indecente per chiedere uno sconto sulla pena. Insomma, «vi dico qualche segreto, ma solo se mi fate uno sconto». Dettaglio gustoso: avrebbe potuto riferire anche cose note solo a lui e a Gugliotta, lasciando presagire un gioco sordido ancora tutto da scoprire.

Per non farsi mancare niente, la procura di Bologna ha già messo il naso nella questione, indagando dunque su possibili mandanti e complici ancora nell’ombra. Il campo di gioco si fa sempre più nebbioso, la trama più folta, e i protagonisti non smettono di sorprendere tanto per le azioni criminali quanto per le sceneggiate che ne seguono.

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