Uno beccato, l’altro scappa come se fosse inseguimento da film

Uno beccato, l’altro scappa come se fosse inseguimento da film

Prima un piccolo teatrino nel sottopasso della stazione, poi la rissa degna di un film action anni ’80, e per finire, ovviamente, un episodio di violenza così “ben organizzata” da meritare un blitz immediato delle forze dell’ordine. Così si presenta la tragica vicenda – quasi surreale ma, ahimè, tristemente reale – avvenuta al binario cinque della stazione di Milano Certosa. Un gruppo di ben 17 giovinastri ha deciso di scendere in campo contro… sì, solo tre persone. Risultato? Omicidio. Il 22enne Gianluca Ibarra Silvera ha perso la vita, mentre ancora una volta ci arrendiamo al solito copione da branco feroce e spietato.

I pezzi grossi della polizia milanese, con la loro portentosa squadra mobile guidata da Alfonso Iadevia e la funzionaria Chiara Nocera, sono riusciti a mettere le manette al polso di uno dei presunti colpevoli, un giovane diciottenne di nome Jefferson Smit Echevarria Verano. Il 5 giugno, sotto il firmamento giuridico del pm Elio Ramondini e dell’aggiunta Bruna Albertini, è scattato il fermo per il ragazzo, mentre un altro sospettato continua invece a giocare a nascondino con le forze dell’ordine. La versione che trapela non lascia spazio a dubbi: più coltellate inferte a Gianluca mentre giaceva a terra, già ferito, in agonia. Che dolce modo di risolvere le dispute.

La scintilla: la lite e l’aggressione

La storia inizia in maniera banalissima, se non fosse che ogni dettaglio è condito da quell’immancabile sapore di inquietante: sono circa le 21:50 quando Gianluca Ibarra Silvera, il fratello e un amico incrociano il cammino con un manipolo di adolescenti al di là del sottopasso della stazione. Ragazzini dal passato tutt’altro che innocente, dichiaratamente membri – o almeno così si vantano – della temutissima “pandillas” dei Latin King. La discussione degenera e non trova una soluzione pacifica nemmeno con il passare dei minuti. Anzi, la tensione sale fino alle stelle, fino a quando, alle 22:15, il branco perde la pazienza e decide di passare dalle parole ai fatti.

Con la strategia di un vero esercito, il gruppo si schiera lungo il binario uno per bloccare le vie di fuga, poi attraversa la massicciata e circonda i tre malcapitati, lanciando minacce e imprecare urlando insulti da far invidia al peggior bar di quartiere. Il tentativo di fuga di Gianluca e compagni diventa un inseguimento da film thriller: lanciano bottiglie, sassi e insulti a ripetizione, uno scenario che sembrerebbe scritto da un regista in crisi d’ispirazione. E, naturalmente, durante questa pantomima, Gianluca crolla più volte a terra, in preda alla disperazione, mentre il branco lo raggiunge con ferocia inaudita.

L’omicidio: un capolavoro di brutalità

Già a terra, la situazione peggiora a dismisura. Sembra quasi una gara: chi è più animalesco nel colpire un ragazzo inerme? Pietre, cocci di vetro e, naturalmente, un inquietante numero di coltellate vengono sferrate contro Gianluca. Prima in posizione prona, poi girato supino – un tocco “gentile” – il suo corpo viene martoriato da una trentina di fendenti, una piccola sinfonia di violenza. E per chi pensasse che qui finisce il dramma, ecco il tocco da maestro: il corpo viene trascinato giusto qualche metro per essere “abbandonato” in una fessura tra i binari e il muro di cinta della stazione. Un atto di gran gentilezza, non c’è che dire.

Soccorsi tempestivamente, i medici del Fatebenefratelli trovano il giovane in condizioni disperate, con i vestiti intrisi di sangue. Sembrerebbe una di quelle storie che fanno saltare i neuroni per la rabbia, ma purtroppo è solo la realtà. Gianluca

Le indagini: ancora una volta, la caccia al branco

Come in un déjà-vu da film noir, i detective milanesi si sono affidati alle intramontabili telecamere a circuito chiuso e alle testimonianze di chi ha avuto la sfortuna di assistere a questa scena grottesca. In queste ore fervono le ricerche degli altri 15 “eroi” protagonisti di questa ennesima tragedia urbana. A fare compagnia ai giovani già fermati, un trapper in ascesa sulla scena milanese, la cui presenza in questa gang aggiunge un ulteriore tocco di “glamour” a questa vicenda già tragicamente colorita.

Non si sa quanto fosse reale l’appartenenza dei ragazzi ai famigerati Latin King. Pare infatti che i giovani se ne siano attribuiti il nome come fosse un biglietto da visita per inserirsi più facilmente in un contesto criminale, ma le verifiche sono ancora in corso. Insomma, una banda chiassosa e violenta, forse anche un po’ improvvisata, che però è riuscita a lasciare un segno indelebile di terrore e morte sulla città di Milano.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!