Ungheria alla deriva: la crisi dello stato di diritto peggiora mentre gli europarlamentari della commissione libertà civili lanciano l’allarme

Ungheria alla deriva: la crisi dello stato di diritto peggiora mentre gli europarlamentari della commissione libertà civili lanciano l’allarme

Ormai è ora di smettere di giocare al “facciamo finta di”, e passare dalle belle parole alle sanzioni durissime. Nel loro rapporto, i nostri sagaci parlamentari sottolineano come la situazione sia diventata un vero e proprio incubo per i valori fondanti dell’Unione e per il suo ordinamento giuridico. Quelli sì che si deteriorano più in fretta di un panino dimenticato sotto il sole. Colpa, come sempre, del Consiglio che ha fatto finta di niente. Con una franchezza degna di miglior causa, definiscono l’Ungheria un “regime ibrido di autocratica elettoralità” e riaffermano la necessità di attivare la procedura ex articolo 7(2) del TFUE. Come ciliegina sulla torta, si citano le ultime perle giuridiche dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia UE, Tamara Ćapeta, che ha saggiamente ricordato che si possono aprire procedimenti d’infrazione “quando la negazione di un valore è all’origine di altre violazioni del diritto UE”. Una tentazione da non farsi scappare, se la Corte dovesse darle ragione.

La lista nera delle cristalline pratiche ungheresi

Una lunga serie di questioni che minacciano i valori europei viene puntualmente sottolineata dai membri del Parlamento. Per esempio:

– l’incredibile faccenda degli “stravolgimenti” delle sentenze della Corte UE da parte della Kúria, supremamente ungherese, che balza sapientemente sopra ai trattati e alle massime giurisprudenziali come se fossero solo fastidiosi fogli da cestinare;

– il magico legame tra corruzione e “integrità elettorale”, condito da intrighi degni di una telenovela clientelare;

– gli ostacoli implacabili che si parano davanti all’Autorità per l’Integrità, rischiando di far saltare l’intero flusso di fondi UE destinati all’Ungheria;

– le minacce inesorabili all’indipendenza giudiziaria e la scelta “strategica” della Commissione di mettere mano al portafoglio dei fondi di coesione, scelta subito contestata dal Parlamento, così come il persistente rifiuto ungherese di applicare le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo;

– l’insoddisfazione sul fatto che i destinatari finali dei fondi, inclusa la società civile, rischino di arrancare senza un euro di sostegno.

E questo è solo l’inizio. La lista continua: dall’erosione sistematica del Consiglio Giudiziario Nazionale operata dal governo, al costante sfregio dei diritti dei cittadini, fino alle minacce contro la libertà accademica, passando per pratiche aziendali da manuale di politica venduta, e l’assegnazione di pubblicità statale preferenziale solo ai media amici del potere. Dulcis in fundo, la vera chicca: il divieto quasi costituzionale di sfilate del Pride, roba che fa arrossire anche le peggiori dittature.

Il rapporto non perde occasione per condannare il sisma ungherese del veto al Consiglio, usato più come leva di ricatto che come strumento istituzionale, e per denunciare i giochi di prestigio con gli strumenti di bilancio, che permetterebbero all’Ungheria di saltare agilmente i vincoli del regolamento sulla condizionalità. Nel mezzo, il sospetto investigativo della Commissione su presunti casi di spionaggio ungherese nelle istituzioni UE, degno di un film di spionaggio di serie B.

Tineke Strik, relatrice verde olandese, non le manda a dire:

“La mancanza di azione decisa da parte della Commissione e del Consiglio contro l’Ungheria ha permesso una continua erosione della democrazia e dello stato di diritto. L’UE non può permettere che l’autocratizzazione dell’Ungheria prosegua indisturbata. Ogni ulteriore ritardo del Consiglio sarebbe una violazione dei valori che dice di difendere.”

Prossimi passaggi: ovvero la solita tiritera

Il prossimo capitolo di questa storia infinita è previsto per la plenaria di Strasburgo, tra il 24 e il 27 novembre, dove il rapporto verrà discusso e messo ai voti. Da qui, chissà, magari si arriverà finalmente a qualche decisione concreta. Oppure si continuerà a far girare la ruota della retorica, elogiando l’ostinazione burocratica europeista nel mantenere la pace tra chi non vuole sentire ragioni e il buon senso che, evidentemente, è andato in vacanza permanente a Budapest.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!