Un maestro del passato scoperto a cucinare con il tuorlo d’uovo e noi ancora a chiederci perché il suo genio fosse così… appiccicoso

Un maestro del passato scoperto a cucinare con il tuorlo d’uovo e noi ancora a chiederci perché il suo genio fosse così… appiccicoso

Ah, i cosiddetti “Maestri Antichi” come Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e perfino Rembrandt: geni immortali o semplici maghi dei trucchi con l’uovo? Una nuova ricerca suggerisce che, anziché dipingere soltanto con olio, questi signori avrebbero mescolato proteine, in particolare il tuorlo d’uovo, nelle loro pitture a olio.

Si sapeva da un pezzo che tracce di proteine si trovavano nelle vecchie opere, spesso catalogate come sporadiche contaminazioni. Ma eccoci: uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications rivela che l’uso di queste proteine era probabilmente tutt’altro che casuale. Un’intuizione rivoluzionaria sull’arte rinascimentale, quasi come scoprire che Michelangelo usava l’iPhone per firmare i suoi dipinti.

Ophélie Ranquet, dell’istituto di ingegneria meccanica del KIT di Karlsruhe in Germania, chiarisce:

“È sorprendente quanto poche fonti scritte esistano a riguardo e nessuno aveva mai esplorato scientificamente questo fenomeno con tanta profondità. Basta una piccola quantità di tuorlo per cambiare radicalmente le proprietà della pittura a olio, dimostrando il beneficio pratico che poteva avere per gli artisti.”

Dunque, anche un semplice tuorlo d’uovo nelle miscele pittoriche poteva trasformare un capolavoro, influenzandolo ben oltre l’estetica, con effetti che durano nei secoli, quasi un trattamento cosmetico per la tela.

Se confrontiamo la tempera usata dagli antichi egizi — un mix di tuorlo, pigmenti e acqua — con la più sofisticata pittura a olio, si capisce il perché di questa scelta. L’olio, a base di lino o cartamo, produce colori più intensi, transizioni di tonalità morbide e si asciuga lentamente, consentendo giorni di lavoro. Ma attenzione: questa meraviglia ha anche le sue fragilità, come il rischio di scurirsi e di danneggiarsi con la luce, perché gli oli tendono a ossidarsi.

Per fortuna, l’ingegno umano è stato pronto a sperimentare. I Maestri, con quel genio curioso tipico del Rinascimento, avrebbero deciso di mescolare un ingrediente a portata di mano come l’uovo nel loro nuovo medium. Peccato che la pittura a olio sia nata secoli prima, nel VII secolo in Asia Centrale, per poi conquistare l’Europa settentrionale e l’Italia del Rinascimento. Per la prova, i ricercatori hanno ricreato l’antica ricetta mescolando tuorlo, acqua distillata, olio di lino e pigmento per ottenere due colori storici: il bianco di piombo e l’oltremare.

Ranquet aggiunge con aria di svelare il segreto meglio custodito dei grandi pittori:

“Il tuorlo modifica drasticamente le proprietà della pittura: per esempio, allunga i tempi di ossidazione grazie agli antiossidanti naturali, allungando la vita del colore.”

Non si tratta soltanto di estetica, ma di una miscela chimica che cambia il comportamento e la viscosità del colore. Il bianco di piombo, noto per essere sensibile all’umidità, risulta molto più resistente quando rivestito da uno strato proteico, rendendo la pittura più semplice da stendere, tradotto: meno mal di testa per il pittore.

Inoltre, se volevi una pittura bella densa, un alto impasto visibile nella pennellata, bastava un goccio di tuorlo per ottenere quel risultato senza dover spendere fortune in pigmenti. D’altronde, alcuni pigmenti come il preziosissimo lapislazzuli per l’oltremare erano più costosi dell’oro — e non è che i Maestri volessero sprecare un briciolo di colore.

La prova regina secondo Leonardo da Vinci

Se vi state chiedendo come si possa essere così sicuri di tutto ciò, la risposta la dà direttamente il genio toscano. Nei suoi codici, Leonardo non perde occasione per annotare, con quella precisione quasi maniacale che lo contraddistingue, accorgimenti tecnici e segreti di preparazione dei colori. Non proprio da frivoli pittori, insomma.

Uno dei dettagli più ironici: la loro fama di innovatori assoluti rischia di scontrarsi con la realtà di professionisti molto pratici, disposti a spremere ogni viaggio dell’uovo per migliorare la resa del colore e la durata delle opere, in un’epoca dove “sperimentare” significava letteralmente modificare la ricetta mille volte fino a ottenere il mix perfetto.

Insomma, spirituale o no, il genio non si conquista solo con l’ispirazione, ma anche a colpi di chimica… e di qualche tuorlo d’uovo ben dosato.

Monaco di Baviera, in Germania, dove nessuno ha pensato prima di chiedersi cosa stesse succedendo con quelle fastidiose grinze.

Il simpatico Ranquet spiega che:

“Il colore a olio inizia a seccarsi dalla superficie verso il basso, ed è per questo che si formano le rughe.”

Ma attenzione! La colpa potrebbe essere mancanza di pigmenti sufficienti nel colore, una carenza che, udite udite, potrebbe essere evitata aggiungendo tuorlo d’uovo:

“È davvero sorprendente perché la quantità di pigmento rimane la stessa, ma la presenza del tuorlo d’uovo cambia tutto.”

Ora, visto che queste rughe si formano nel giro di pochi giorni, vale la pena chiedersi se il geniale Leonardo da Vinci e altri Maestri dell’epoca non avessero già capito questo trucco da alchimisti del colore, beneficiando anche di altre proprietà del tuorlo, come la resistenza all’umidità.

La “Madonna del Garofano” è infatti uno dei primissimi lavori di Leonardo, risalente a un periodo in cui stava ancora cercando di domare la nuova, favolosa tecnica della pittura a olio, quella stessa tecnica che oggi ci porta a scoprire queste meraviglie scientifiche.

Una nuova luce sui classici

Altro quadro sotto la lente è stato “L’Afflizione sul Cristo Morto” di Botticelli, anch’esso esposto alla Alte Pinakothek. Principalmente realizzato a tempera, ha però qualche ritocco a olio sullo sfondo e in elementi secondari, come uno di quei dettagli che sembrano fatti apposta per alimentare gli interrogativi.

Ranquet ci racconta la scoperta:

“Sapevamo che alcune pennellate sono tipiche della pittura a olio, eppure abbiamo trovato tracce di proteine.”

Siccome la quantità è così piccola da poter essere scambiata per semplice contaminazione – dopo tutto, in bottega si usava di tutto, no? Forse le uova venivano solo dalla tempera – questo potrebbe passare inosservato.

Ma, ovviamente, visto che il tuorlo d’uovo fa miracoli nella pittura a olio, queste proteine potrebbero essere un segno di impiego intenzionale, una sorta di “ricetta segreta” di cui nessuno aveva mai scritto niente.

Ranquet spera che queste scoperte, per quanto preliminari, scuotano un po’ l’interesse verso questo spinoso argomento ancora poco esplorato.

Non si è fatta attendere la risposta entusiasta di Maria Perla Colombini, professoressa di chimica analitica all’Università di Pisa, che, pur non essendo coinvolta nello studio, si è concessa un’email di elogio per questa nuova prospettiva sulle tecniche antiche:

“Questo studio entusiasmante apre a uno scenario completamente nuovo per comprendere le tecniche pittoriche antiche.”

“Il gruppo di ricerca, partendo da analisi molecolari fino ad arrivare a scala macroscopica, contribuisce a svelare nuovi segreti sull’uso di tuorli e leganti a olio. Non si limitano più a identificare i materiali usati dai Maestri Antichi, ma cercano di capire come si potessero ottenere quegli effetti meravigliosi e brillanti, miscelando un po’ quello che si aveva a disposizione.”

“Il tutto è un tentativo di scoprire i segreti di ricette antiche di cui poco o nulla è scritto.”

“Questa nuova conoscenza non aiuta solo nella conservazione e protezione delle opere, ma arricchisce anche la comprensione della storia dell’arte.”

Ecco, dunque, come il ritrovamento di una semplice “cremina” a base di tuorlo, nel turbinoso mondo dei materiali da pittura, riesce a rivoluzionare la storia dell’arte e forse anche il modo di conservare quei capolavori che, magari, non meritavano tanta attenzione fino a oggi. Ma forse era proprio questa la loro strategia.

L’immagine in apertura: la “Mona Lisa” di Leonardo Da Vinci, l’eterna enigmatica sorridente che certamente merita ancora studi così approfonditi e molto… umidi.

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