Un 27enne, cittadino egiziano, si è guadagnato l’onore di una visita “a sorpresa” da parte della squadra investigativa del commissariato Lorenteggio, sempre prodiga in servizi a caccia di spacciatori nella celebre zona del Giambellino. Immaginate la scena: il giovane, diligentemente, scambia due chiacchiere con altre due persone, e con la maschera del più sospetto tra gli uomini invisibili, deposita misteriosi oggetti tra le amate siepi del parco. Proprio qui, i nostri eroi in divisa, forse ispirati dal miglior detective noir, decidono di intervenire.
Al fermo segue perquisizione. Oh sorpresa: cinque grammi di hashish – la dose giusta per una serata soft – e una dose di cocaina, storia di offrire un tocco di classe, più la bellezza di 55 euro in contanti, il classico “bonus” di benvenuto per i mercati illeciti. Ma non è finita qui. Invocando l’aiuto di un’altra celebrità locale, l’unità cinofila, c’è stato l’assalto definitivo alle siepi. Ecco emergere dall’ombra ben 94 grammi di hashish pronti a smerciare.
Il parco: nuovo hotspot o teatro di un déjà-vu criminale?
Non sorprende affatto questa escalation di micro-criminalità in un’area che, con tale “accoglienza”, rischia solo di confermarsi come l’ennesimo punto caldo del degrado urbano. La presenza delle forze dell’ordine sembra funzionare da calamita per chi decide di trasformare un semplice parco in una base per le sue attività illecite. Una situazione dal sapore grottesco: gli operatori anti-spaccio inseguono i pusher proprio nello spazio che dovrebbe essere dedicato al relax e alla socializzazione.
Quel che resta è il ritratto di una città che dichiara guerra allo spaccio ma contemporaneamente lo cataloga come patrimonio ambientale di alcune “zone da non toccare”. Un’altalena di buoni propositi e risultati discutibili che lascia i residenti a chiedersi se valga davvero la pena di uscire di casa.
La “piccola” quantità e la discrepanza dei numeri
Nel mondo dorato delle retate lampo, cinque grammi più una dose sono una goccia nel mare. Però, a far sorridere da dietro le quinte, ecco spuntare i 94 grammi immortalati tra le siepi – un numero che trasforma la vicenda da semplice giro di quartiere a episodio ben più consistente. Evidentemente, l’arte di nascondere lo stupefacente è sempre più raffinata, o forse i pusher hanno deciso di fare affidamento sul fai-da-te botanico, scegliendo di mimetizzare la merce nella vegetazione.
E mentre un’unità cinofila deve intervenire per scovare quel poco di “tesoro”, il povero spacciatore si ritrova incastrato come il peggior protagonista di una commedia assurda in salsa urbanistica.
Un po’ di soldi, un po’ di piante, tanta sceneggiatura
Alla fine del pomeriggio, le manette scattano per un ragazzo di soli 27 anni, con bilancio di modesta entità economica ma non per questo priva di impatto sociale – almeno in un contesto di lotta alla criminalità urbana. Se il denaro contante era sufficiente per far accelerare i tempi, il vero colpo di scena è stata l’invenzione creativa di nascondere la roba tra le siepi, come se il rischio di un arresto potesse essere svanito semplicemente immergendosi nel verde.
Chissà se, nel frattempo, il parco si è segretamente candidato a diventare il nuovo salotto vintage degli appassionati di spaccio a cielo aperto. Nel frattempo, le forze dell’ordine continuano a fare quello che possono in uno scenario che rasenta la tragicommedia.



