Un altro giovane di 20 anni se ne va e nessuno sembra farci caso

Un altro giovane di 20 anni se ne va e nessuno sembra farci caso

Ah, Milano, sempre teatro di episodi degni di un film noir, ma questa volta senza la parte divertente. Lunedì 26 gennaio, nel tardo pomeriggio, si consuma l’ennesima tragedia urbana: una sparatoria che lascia dietro di sé un solo, triste protagonista, un giovane di 20 anni colpito mortalmente da un proiettile. Ma non preoccupatevi, l’allarme è scattato appena prima delle 18, giusto in tempo per assistere impotenti a questo spettacolo di violenza solo a due passi dalla piuttosto trafficata fermata della metropolitana di San Donato.

Naturalmente, l’efficienza dei soccorsi non manca: un’auto medica e due ambulanze arrivano sul posto come da copione. Peccato che per il giovane ormai non resti più nulla da fare, se non l’ennesimo triste referto nelle cronache cittadine.

Ma veniamo al clou della vicenda, quel piccolo dettaglio su cui la macchina dell’indagine latita: chi ha premuto il grilletto? La versione ufficiosa fa capolino con un certo vigore, e sorprendentemente il sospettato principale è un agente di polizia. Il ragazzo, dicono, sarebbe stato visto armato. Perfetto, si apre così l’infinito dibattito che ogni volta mette sotto la lente i tutori dell’ordine, i quali si ritrovano spesso più a dover difendere se stessi che a garantire sicurezza.

Gli investigatori della Squadra mobile, capitanati da Alfonso Iadevaia, stanno facendo i loro bei rilievi, perché si sa, la burocrazia non aspetta e la verità, magari, arriva dopo una lunga pausa caffè e un bel po’ di chiacchiere da bar.

La Lega e la solita melassa di solidarietà “a prescindere”

Non tarda ad arrivare il classico coro di sostegno al corpo di polizia da parte della Lega, che si premura di ricordare a tutti come «le donne e gli uomini in divisa» (quasi fossero eroi mitici) siano ogni giorno là a difendere i «cittadini perbene». Questa celebre categoria, però, sembra ogni tanto dimenticarsi che proprio alcune azioni discutibili di chi indossa la divisa contribuiscono a macchiare di sangue le nostre strade.

La nota prosegue con l’auspicio, quasi fosse una supplica, che nessun poliziotto finisca «ingiustamente nel tritacarne» mediatico dopo questa tragedia. Come se il tritacarne fosse un mostro inventato e non una riflessione necessaria su responsabilità e abuso di potere. E ovviamente, la solita ricetta magica: il sempre più inflazionato «pacchetto sicurezza» deve tornare alla ribalta, perché a quanto pare ogni problema si risolve con altro controllo e altre restrizioni. Complimenti per l’originalità.

Come ciliegina sulla torta, anche il ministro del Turismo, Matteo Salvini, si affretta a infilarsi nel coro con una frase tagliente come un coltello di plastica:

“Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma”.

Un’affermazione che non lascia spazio a dubbi o sfumature, tipica del massimo realismo politico italiano: ovvero, difendiamo a priori chi porta la divisa, anche quando la realtà è un po’ più complicata e riguarda vite spezzate, giovani morti e implicazioni che meriterebbero indagini trasparenti e oneste, non slogan preconfezionati.

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