UK pronto a vietare i social a centinaia di adolescenti, perché chi ha bisogno di libertà quando c’è il controllo?

UK pronto a vietare i social a centinaia di adolescenti, perché chi ha bisogno di libertà quando c’è il controllo?

Non si tratta di un esperimento preso a caso, ma di parte di una consultazione sul benessere digitale che avrebbe già raccolto la bellezza di 30.000 risposte da parte di genitori e, naturalmente, dai protagonisti principali: i ragazzi. Spoiler alert: la consultazione si chiude il 26 maggio, quindi affrettatevi a dire la vostra, se vi va di aggiungere qualche dubbio in più.

Quattro modi per impazzire (o per provare a proteggerli)

Il pilot si divide in quattro categorie di “interventi”: nel primo, i genitori dovranno usare controlli parentali per rimuovere o disabilitare alcune app. Nel secondo, agli adolescenti sarà concesso il lusso di un’ora al giorno sulle app più popolari, Instagram, TikTok e Snapchat, giusto per farli sentire come prigionieri dotati di permesso d’uscita. Nel terzo gruppo si impone un coprifuoco tra le 21 e le 7 del mattino, senza eccezioni né scuse, mentre l’ultimo gruppo continuerà a godersi la libertà assoluta, perché perché no?

Questi piccoli esperimenti arrivano dopo che il Parlamento ha gentilmente detto no a un divieto che avrebbe impedito ai minori di 16 anni di accedere ai social. A quanto pare, decidere che così non si scherza ancora non è democratico.

Subito dopo, le autorità per la sicurezza online, fin troppo preoccupate per chissà quali contagiosi virus digitali, hanno esortato le aziende social a proteggere i bambini migliorando, ad esempio, la verifica dell’età e impedendo ai perfetti sconosciuti di contattare i ragazzi. Già, perché nel 2026 non era ancora sufficientemente chiaro che i predatori prosperano proprio dove le regole sono un optional.

Nel frattempo, dall’altra parte del globo, L’Australia fa la parte del leone, essendo il primo Paese ad aver bandito l’uso dei social agli under 16 già da dicembre. Un passo che sembra spingere altri Paesi a esprimere la loro fantasia legislativa in materia.

In Europa, la Spagna batte tutti sul tempo, diventando il primo Stato a vietare i social agli adolescenti a febbraio, con la Francesina che ci prova andando oltre, con un divieto per gli under 15 pronto a partire a settembre – se il Senato vorrà concedere l’onore.

Esperimenti scientifici e drammi digitali

Per chiarire cosa succede quando si riduce l’uso dei social tra gli adolescenti, nel Regno Unito si sta svolgendo uno studio scientifico di tutto rispetto. Si tratta di un’impresa corale tra il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Cambridge, guidato dalla professoressa Amy Orben, e il Bradford Institute for Health Research, che coinvolgerà circa 4.000 studenti dagli 12 ai 15 anni, in dieci scuole. Lo scopo? Monitorare i prodigi dell’astinenza socializzata su sonno, stress, immagine corporea e altri “effetti collaterali” della vita 2.0.

Sembra quasi l’inizio di un horror sociale, e il rimedio è ancora da inventare.

Nel frattempo, negli Stati Uniti, si consuma il dramma giudiziario del momento. Una giuria del New Mexico ha attribuito quasi 400 milioni di dollari di danni a carico di Meta, la multinazionale che muove le fila di Facebook, Instagram e Threads, accusata di non aver difeso i bambini dai predatori digitali che si aggirano indisturbati sulle sue piattaforme.

C’è poi un altro processo in corso a Los Angeles, dove si valuta se Meta e YouTube abbiano deliberatamente costruito funzioni “adictive” per rendere ancora più irresistibile il veleno social, provocando danni psicologici agli utenti minorenni. Una giuria sta massacrando i giudizi per scoprire chi, tra i giganti digitali, sia il colpevole di questa nuova moda della tortura mentale.

Insomma, mentre i legislatori si divertono a giocare alla roulette russa dei divieti a metà, le multinazionali continuano a far soldi con i sogni digitali spezzati dei nostri ragazzi, e i genitori… beh, quelli continuano a sperare che qualcuno, prima o poi, decida davvero di fare sul serio.

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