Ue fa finta di cercare chiarezza sul piano di Trump per la Groenlandia solo dopo aver levato la minaccia dei dazi

Ue fa finta di cercare chiarezza sul piano di Trump per la Groenlandia solo dopo aver levato la minaccia dei dazi

Ah, Donald Trump, il genio delle tariffe improvvise e dei tweet enigmatici, ha deciso di fare un passo indietro con la sua minaccia di nuovi dazi contro otto paesi, dopo aver scandalizzato l’Europa con i suoi piani di penalizzare chi si opponeva alla sua mania per la Groenlandia. Il blocco europeo, con la proverbiale grazia di chi si trova costretto a inseguire l’elefante nella cristalleria globale, si ritrova ora a richiedere “chiarezza” sulle reali intenzioni del tycoon a stelle e strisce.

Bernd Lange, membro del Parlamento Europeo e capo delle relazioni commerciali UE-USA, non nasconde la sua perplessità: “Prima di tutto, nessuno sa i dettagli di questa fantomatica soluzione o accordo”. Ma il bello arriva quando sottolinea che la decisione finale dovrebbe spettare a Danimarca e alla popolazione della Groenlandia, e non essere una faccenda tra due “uomini importanti” – un chiaro riferimento all’incontro tra Trump e il segretario della NATO Mark Rutte durante il World Economic Forum di Davos. Curioso, no? Un presidente che autoproclama accordi mentre chi dovrebbe decidere resta in panchina.

Certamente, la scena non sarebbe completa senza il colpo di scena: i legislatori europei hanno scelto di sospendere l’approvazione del patto commerciale UE-USA dello scorso luglio, appena il presidente americano ha annunciato lo scorso weekend la sua brillante idea di imporre nuovi dazi import su prodotti europei per un totale strabiliante di 93 miliardi di euro, da applicare a partire da febbraio.

Ecco però la magia: dopo aver minacciato di annientare economicamente i paesi contrari, Trump tira fuori dal cappello un “framework” di accordo sulla Groenlandia, ufficialmente comunicato su Truth Social, e – oh, sorpresa! – i dazi vengono magicamente rimandati a data da definirsi.

Bernd Lange chiarisce che le contromisure europee “non sono state cancellate, semplicemente messe in pausa”. Pare il tipico “stare in stand-by” di chi sorride cercando di non sembrare sconfitto, mentre aspetta di capire se il burattinaio a Washington deciderà di tirare di nuovo i fili o meno.

Con una pragmatica freddezza, ribadisce: “La lista delle contromisure esiste ancora legalmente, ma ora non entrerà in vigore a febbraio, perché sembra che gli Stati Uniti non impongano tariffe. Quindi, probabilmente sarà rinviata di qualche mese”. Nel frattempo, l’Europa resta con il fiato sospeso in attesa dell’ennesima partita a rimpiattino diplomatico-commerciale.

Nonostante il clamoroso dietrofront di Trump, la crisi rimane sul tavolo: il summit straordinario a Bruxelles è stato mantenuto, come un brutto appuntamento che nessuno ha voglia di cancellare. L’obiettivo? Valutare con attenzione questo fantomatico “accordo sulla Groenlandia” e, ovviamente, cercare di ottenere dai colleghi americani “chiarezza e garanzie sul rispetto degli impegni”.

Il gioco delle parti tra UE e USA: una commedia tra dazi e diplomazia

Tra accuse, minacce di dazi e retromarce improvvise, il rapporto tra Unione Europea e Stati Uniti sembra una sorta di commedia farsesca a episodi, in cui il teatro della politica commerciale mondiale è mosso da calcoli tanto imprevedibili quanto contraddittori. L’ammissione pubblica di non conoscere i dettagli dell’accordo si presta a molteplici interpretazioni, soprattutto se consideriamo che le decisioni dovrebbero riguardare popoli e nazioni, ma finiscono per essere il risultato di patti tra pochi privilegiati.

La decisione dell’Europa di sospendere un importante patto commerciale e la pronta disponibilità a rimandare le contromisure evidenziano lo stato di incertezza e la debolezza strategica del blocco, alle prese con un presidente americano che usa i dazi come pedine di uno scacchiere personale, più che strumento di politica internazionale coerente.

Insomma, l’Europa appare come l’eterno studente in classe che, pur subendo le provocazioni del bullo, deve fingere di studiare la lezione del giorno successivo che potrebbe, o non potrebbe, sciogliere la crisi del momento. Nel frattempo, delega ai “due uomini importanti” la sola arte del gioco diplomatico, mentre i reali protagonisti di queste trattative, i cittadini europei e groenlandesi, restano spettatori involontari di questa tragicommedia.

In conclusione, la tanto auspicata “chiarezza” è ancora un miraggio e diventare vittime di un gioco di potere tutto americano potrebbe presto trasformarsi in un incubo per l’economia europea. Ma all’apparenza tutto procede come sempre: il mondo osserva, il presidente twitta, e l’Europa aspetta. Senza un vero piano, senza una vera influenza, ma con una gran voglia di saperne di più. O forse no.

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