Ah, eccoci di nuovo a parlare di previsioni facili come far piangere un pollo. UBS, la sempre affidabile banca d’investimenti svizzera, ha deciso di cambiar mezzo giudizio sulle azioni IT statunitensi. Prima eran tutte rose e fiori, ora si fa cauta perché il giocattolo dell’intelligenza artificiale – quel simpatico diavolo – sta rendendo tutto “incerto” e soprattutto più costoso.
Per chi non fosse aggiornato, lo scenario è il solito: nelle ultime settimane, i titoli software sono stati massacrati dalle vendite mentre gli investitori cominciano a guardare il settore con occhio sospettoso, come se stessero osservando un prestigiatore con le mani dietro la schiena. Come risposta matura e misurata, UBS suggerisce agli investitori di non fissarsi troppo su tech, ma piuttosto di allargare gli orizzonti verso sanità, servizi pubblici e roba meno sexy come banche e comunicazioni.
Il crollo delle azioni software e i rischi dell’AI
Non sorprende il timing: la caduta del settore software è stata scatenata dalla mossa di Anthropic, una società di intelligenza artificiale che ha lanciato nuovi strumenti AI, capaci di gestire flussi di lavoro professionali — proprio quelli che molte aziende software tradizionali pensavano di tenere in esclusiva. Espressione del destino, i titoli tecnologici hanno tentato una breve ripresa lunedì, come se un miracolo potesse aggiustare la situazione in 24 ore.
UBS non ha dubbi: “l’incertezza nel software potrebbe protrarsi”, e la concorrenza si fa sempre più spietata. Difficile fidarsi della crescita e della redditività futura dei colossi del settore. Anzi, meglio mettere le mani avanti fin da ora.
Mark Hawtin, a capo delle azioni globali di Liontrust Asset Management, ha illustrato la situazione con estrema chiarezza durante un’intervista:
“Al momento, i ricavi generati dall’AI sono una goccia nel mare rispetto agli investimenti fatti. Questo crea un futuro molto più incerto e difficile da prevedere, e gli investitori odiano l’imprevedibilità.”
Spese folli e rischi nascosti
Non paghi di questo, UBS ha messo in guardia sui budget astronomici dei fornitori cloud, definiti insostenibili. Una “zavorra” per gli investitori che arriva proprio quando le spese sono finanziate sempre più con debiti esterni o emissioni di azioni. Tradotto: la festa è finita, ma qualcuno continua a indebitarsi per suonare la musica.
Hawtin ha parlato chiaramente anche dei piani dei cosiddetti Magnifici Sette, quei giganti della tech che sommano spese colossali in IA. Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon si stanno preparando a buttare sul tavolo quasi 700 miliardi di dollari quest’anno. Ecco il dettaglio da capogiro: Amazon prevede di spendere 200 miliardi in un solo anno, accumulando un flusso di cassa libero negativo di quasi 17 miliardi nel 2026. Bello, no?
Hawtin ha sintetizzato la questione con la semplicità di un cazzotto in faccia:
“Se sono investitore e mi offrono 60 miliardi di flusso di cassa oggi contro qualche flusso futuro incerto (frutto di queste spese folli), la mia valutazione del valore di questi titoli deve necessariamente scendere.”
In altre parole: più si scommette sul futuro con cifre da capogiro, più il rischio cresce. E siccome non abbiamo idea di dove porterà questa valanga di capitali, è sensato pagare meno per quei titoli che ora sono più assetati che mai di soldi da investire.
Valutazioni gonfiate e consigli di prudenza
Come ciliegina sulla torta, UBS aggiunge che i prezzi delle società hardware tecnologiche sono “al limite della follia”. Per chi ama i numeri, significa che queste azioni sono già cosi care da rendere difficile giustificare ulteriori rialzi. Invito a nozze, insomma, per chi ama i salti nel buio.
Ma meno male che UBS ci tranquillizza subito dopo: la loro revisione è un semplice avvertimento, non un messaggio apocalittico per tutta la tecnologia. Anzi, sottolineano che l’universo AI offre più opportunità di quanto la tech tradizionale possa immaginare.
Il consiglio, ovviamente, è quello di non metter tutte le uova nel cestino dei soliti colossi tech americani, ma di guardare anche a banche, sanità, servizi e consumi. Insomma, un vero e proprio invito a correre ai ripari diversificando ovunque si può, perché con la tecnologia sembra che un giorno sei in cima, quello dopo precipiti nel caos.
In sintesi, poche certezze e tante, tantissime incognite, ma un copione noto: grandi spese, grandi rischi, grandi speranze. Nel frattempo, la moda del “magico AI” continua a girare e noi, poveri investitori, dobbiamo solo sperare che il prossimo grande annuncio non sia l’ennesima delusione.



