Sembra quasi una favola moderna, ma no: i giovani feriti a Crans Montana durante l’incendio di Capodanno non sono più in pericolo di vita, anche se le loro condizioni restano tutt’altro che gioiose. Lo ha gentilmente comunicato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante la cerimonia del premio Rosa Camuna, che evidentemente serve anche a sottolineare quanto i professionisti coinvolti meritino qualche applauso di circostanza.
Dei 12 fortunati pazienti inizialmente accolti all’ospedale Niguarda di Milano, oggi ne restano sette a godersi il comfort di un letto d’ospedale di alta classe. Ovviamente, niente festeggiamenti perché il percorso di guarigione promette di essere più una discesa in una caverna oscura che una passeggiata nel parco.
Guido Bertolaso ha sermoneggiato con molta calma e tatto sull’arduo cammino che attende questi giovani: “Dobbiamo ringraziare i nostri medici per ciò che stanno facendo e continueranno a fare”. Tradotto in milanese serrato: aspettatevi montagne russe di speranze e delusioni, escursioni di preoccupazioni e visite infinite, con tanto di interventi per “lavorare sulla cute”, polmoni e naturalmente sulla psiche, perché la mente è un optional che si rompe spesso dopo simili esperienze.
Per chi ancora ci sperava, i ragazzi sono tutti “coscienti”, ma questo non significa che il senno sia tornato né che il ritorno a casa sia dietro l’angolo. Qui il pragmatismo ospedaliero sfiora la crudeltà: i tempi di degenza? Per alcuni mesi, per altri qualche settimana, ma dimenticatevi il lieto fine spoilerato.
Chi ha avuto il tocco magico di portare un po’ di luce in questo oscuro tunnel? Nientemeno che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è fatto vivo proprio al Niguarda poco prima delle Olimpiadi milanesi, distribuendo coraggio come se fosse confetti. Stessa giornata in cui la fiaccola olimpica ha illuminato, letteralmente, il reparto ustionati, accompagnata dalla visita di alcuni giocatori di calcio – perché evidentemente tra un’incendio e l’altro non si può mai fare a meno del derby Milan-Inter, stavolta appeso ai letti come fosse un totem di speranza.
Il direttore del centro ustioni, Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, ha dipinto la situazione con la grazia di un equilibrista su una fune sottilissima. Un paziente è ancora in condizioni critiche, perché, si sa, le complicanze da inhalazione di veleni sono quanto di meglio possa capitare dopo un inferno di fuoco. Ma grazie ai loro allenamenti olimpici, loro – i medici – si destreggiano tra le insidie con uno “slalom” degno di un campione.
Intanto, quasi a mettere una nota ironica in questa tragedia, molti dei giovani ancora ricoverati si stanno riprendendo, sia di corpo che di mente, ma devono sopportare anche le “battutine” degli operatori sanitari, evidentemente grandi fan del sarcasmo motivazionale. Ah, il povero giovane che dal Policlinico era stato trasportato al centro ustioni è tornato, purtroppo, grazie alle complicanze respiratorie da inalazione di sostanze tossiche che fanno sembrare un respiro normale un’impresa titanica.
Insomma, se cercavate una fiaba consolatoria di Capodanno, avete sbagliato porta. Qui si parla di sopravvivenza, resilienza, e ironia amara, tutti ingredienti indispensabili quando a bruciare non sono soltanto i vestiti, ma una parte di sé troppo difficile da riattaccare.



