Venerdì 6 febbraio alle 11:00, nella sala stampa Anna Politkovskaya a Bruxelles, si svolgerà l’evento più atteso da chi ama le lunghe chiacchierate istituzionali: un briefing stampa fitto di temi caldi, in presenza e online via Interactio. In un frizzante mix di politica, strategia e ambientalismo, il Parlamento Europeo si appresta a discutere questioni dal peso leggero come un macigno.
Abbiamo così il piacere di assistere alla famosa “debate” per rinforzare la tanto sbandierata difesa europea, che per ora sembra più una difesa delle belle parole che dei fatti. Seguono i voti sulle alleanze strategiche di sicurezza. Ovviamente, niente paura: si parla di difesa senza fare davvero nulla di concreto.
Ma non finisce qui! L’agenda prosegue con una discussione fondamentale: la competitività europea. Come migliorare la già scintillante performance dell’Unione? La risposta scintilla con il rapporto Draghi, che promette saggezza e nuove ricette per la nostra economia splendidamente traballante.
Nel frattempo, si voterà la prima lista ufficiale di paesi “sicuri” da cui arrivano i richiedenti asilo, un modo elegante per dire chi può entrare facilmente e chi no, senza creare troppe false aspettative o drammi umani. Tanto c’è la burocrazia pronta a fare da filtro impeccabile, ovviamente.
Nel frattempo, ci si appresta a un taglio drastico del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040. Nota bene: entro il 2040, non domani. La votazione di questo impegno è perfetta per chi ama procrastinare questioni cruciali sotto l’egida dell’ottimismo. Il tempo, si sa, è un alleato inflessibile… degli indecisi.
Un’attenzione speciale merita il voto finale sull’accordo tra UE e Mercosur, con la celebre clausola di salvaguardia. Un modo sofisticato di dire: “Non vogliamo che l’agricoltura europea venga massacrata dalle importazioni. Ma promuoviamo comunque il libero scambio, dai”. Ironia del destino o strategia politica?
Spazio anche alla discussione sui fenomeni meteorologici estremi, che sembrano preannunciare una stagione di disastri annunciati. L’Unione sente il dovere di allargare la mano in termini di prontezza, preparazione e – soprattutto – solidarietà. Tradotto: tutti insieme appassionatamente a guardare e sperare che qualcun altro faccia qualcosa.
Per completare il panel di appuntamenti imprescindibili, la Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde si presenta in pompa magna per un dibattito sulle priorità e attività della BCE, seguito da una votazione. Un momento perfetto per ricordare che, nonostante tutto, i soldi comandano ancora e continueranno a comandare finché esisterà l’euro.
Chiude la giornata una seduta formale con la Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Annalena Baerbock. Il tutto, s’intende, sotto la prestigiosa cornice della sala stampa intitolata a colei che ha scritto il manuale su come essere un simbolo di coraggio e giornalismo senza peli sulla lingua.
Accesso e interpretariato: la moderna cabala della comunicazione europea
Questo festival del discorso verrà tradotto in inglese e francese, perché aspetteremmo a tradurre in italiano? Ah, già, perché il Parlamento Europeo ama fare le cose a modo suo e complicare quel poco di semplice che resta.
Per i giornalisti che vogliono intervenire, si deve passare dal mirabolante sistema Interactio, compatibile neanche a dirlo solo con iPad e Safari o Mac/Windows su Chrome. Insomma, per parlare serve un abbigliamento tecnico più che adeguato e un briciolo di fortuna tecnologica.
Inoltre, perché complicare le cose, il sistema richiede ai partecipanti di entrare 30 minuti prima per il test di connessione. Una trovata geniale per assicurare che solo i più preparati o più disperati possano porre domande autentiche. Ah, tecnologia, il miglior alleato per rendere tutto più difficile e affascinante.
Infine, per un audio degno di nota suggeriscono di usare cuffie e microfono – perché la chiarezza è sempre un optional e la confusione la vera regina delle conferenze stampa globali.



