Trump si improvvisa pacificatore mondiale e incontra Zelenskyy per risolvere la crisi in Ucraina

Trump si improvvisa pacificatore mondiale e incontra Zelenskyy per risolvere la crisi in Ucraina

Il solito siparietto internazionale ha colpito ancora: Donald Trump, da vero diplomatico di livello mondiale, ha annunciato di aver avuto una “telefonata molto produttiva” con il presidente russo Vladimir Putin. Tutto questo prima di ricevere al suo sontuoso resort di Mar-a-Lago il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, con l’ambizioso proposito di interrompere questo fastidioso conflitto che da quasi quattro anni infiamma il continente europeo. Roba da non credere, vero?

Trump ha osato scrivere su Truth Social – la sua piattaforma, ovviamente:

“Ho appena avuto una buona e molto produttiva conversazione telefonica con il presidente Putin, prima del mio incontro con il presidente Zelenskyy, fissato per l’una del pomeriggio.”

Il nostro ex-presidente ha anche avuto la magnanimità di affermare che, udite udite, ci sono “i presupposti per un accordo che sia buono per l’Ucraina, buono per tutti”. Cosa che suona come una barzelletta, considerando che si parla di un conflitto recente e ancora drammaticamente in atto.

Dopo la stretta di mano – quella classica e imprescindibile mossa diplomatica da stadio sportivo – Trump ha annunciato che avrebbe richiamato Putin subito dopo l’incontro con Zelenskyy. Quel che sembra essere una telenovela di prim’ordine con trama intricata e colpi di scena, a scapito delle vere questioni sul tappeto.

Per dare un minimo di contesto, Zelenskyy è arrivato il giorno stesso in Florida, sperando di convincere qualcuno (magari anche il suo anfitrione) sull’importanza di accordi commerciali, di sicurezza, e – ciliegina sulla torta – delle questioni territoriali, che, perché no?, sono i veri nodi della questione fra Russia e Ucraina.

Il presidente ucraino, con quell’ottimismo che lo contraddistingue, ha rivelato ai giornalisti che un piano di pace composto da 20 punti è praticamente pronto al 90%. Assurdo? No, solo oscuramente ironico, visto che nessuno sa se tutto ciò piacerà a Putin – che, da par suo, ha passato gli ultimi mesi a martellare sul territorio del Donbas, come se fosse una normale serata di gioco a Risiko.

Un conflitto, una tregua o la solita pantomima?

Il problema, o forse l’unica vera costante di questo dramma, è che Mosca pretende tutta la regione del Donbas, territorio conteso e ancora parzialmente controllato da Kiev. Non chiedetegli un compromesso, non è nel suo repertorio.

Sabato scorso, come per rafforzare questa delicata trattativa di pace, la Russia si è sentita in dovere di bombardare decine di località ucraine, compresa la capitale, usando una combinazione di missili e droni. Risultato? Blackout e freddo in molte zone di Kiev. Zelenskyy, in perfetto stile da film bellico, ha spiegato che questa escalation era la risposta russa ai tentativi di mediazione degli Stati Uniti. Gratuitamente originale, ma fin troppo coerente.

Il piano di pace prevederebbe un referendum ucraino per cedere, ça va sans dire, alcuni territori agli invasori. Degno di nota è il concetto di una “zona economica libera” e smilitarizzata proprio a Donetsk, gioiello e capitale non ufficiale dell’area del Donbas. Idea geniale, no?

Il presidente ucraino, sempre abilissimo nel mostrare i muscoli diplomatici e ambientali, ha sottolineato come – in mezzo a tutta questa magia diplomatica – le infrastrutture energetiche ucraine siano sotto attacco continuo. Il tutto, mentre conserva quella pressione morale su Russia attraverso sanzioni e forniture militari; tic tac tic tac, suona come una minaccia velata ma garbata.

Zelenskyy ha dichiarato su X, il social dei potenti:

“Questi sono i giorni diplomatici più intensi dell’anno, e tanto può essere deciso prima del nuovo anno. Facciamo tutto il possibile, ma se le decisioni si prenderanno dipende dai nostri alleati, quelli che aiutano l’Ucraina, e da chi preme sulla Russia affinché i russi sentano davvero le conseguenze della loro aggressione.”

Effettivamente, dalla lontana e misteriosa Mosca si fa sapere che sia Putin sia Biden (perché sì, anche loro giocano a fare i buoni) sono d’accordo su una cosa: niente tregua temporanea. Tra modi gentili per dire “non vogliamo fermarci” e “serve coraggio da parte di Kiev” (leggasi: rinunciate un po’ al Donbas), la diplomazia sembra un gioco di parole più che un negoziato vero.

Yuri Ushakov, il consigliere per la politica estera di Kremlin, ha ammesso candidamente che parlare di cessate il fuoco è solo una scusa per prolungare il conflitto, una sorta di teatrino per far passare il tempo mentre si continua a combattere. Geniale, davvero.

Quanto al nostro caro leader repubblicano, ha deciso di fare tutto ufficiale: l’incontro con Zelenskyy si terrà nella sala da pranzo principale di Mar-a-Lago, con la mediazione insipida ma essenziale dei media. Non sia mai che non ci sia un bel siparietto da trasmettere in pompa magna.

Non dimentichiamo, per chi avesse voglia di nostalgia, che a febbraio scorso lo stesso tandem provò a negoziare affari minerari, trasformando però l’appuntamento in un reality show con accuse reciproche di “mancanza di rispetto” tra Trump e la sua controparte ucraina. Un vero classico della commedia diplomatica contemporanea.

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