Trump si agita: se la Corte Suprema boccia i dazi, sarà la fine del mondo (secondo lui)

Trump si agita: se la Corte Suprema boccia i dazi, sarà la fine del mondo (secondo lui)

Se la Corte Suprema si decidesse a cancellare quei dazi punitivi messi in piedi dall’amministrazione Donald Trump, gli Stati Uniti dovrebbero sborsare la bellezza di “centinaia di miliardi di dollari”. E questa è solo la punta dell’iceberg: succedesse davvero, poi arriverebbero pure richieste di risarcimento da parte di governi e aziende per gli investimenti fatti in fabbriche, impianti e attrezzature, tutto per evitare l’assurda gabella doganale imposta.

Il buon Trump, diciamolo, ora trema davanti allo spettro di questa sentenza, attesa a giorni. Postando un messaggio su Truth (il social che è il tempio dell’autenticità), il presidente uscente ha gestione da esperto catastrofista, preannunciando sfracelli e cataclismi in caso di bocciatura della sua follia tariffaria, giustificata con l’International Emergency Economic Powers Act del lontano 1977 — la norma su cui ha appoggiato tutta la sua operazione “dazi a tutto spiano”.

Donald Trump ha spiegato:

“Se si considerano pure gli investimenti fatti dalle aziende per evitare di pagare i dazi, la cifra raggiungerebbe i trilioni di dollari! Sarebbe una catastrofe totale, quasi impossibile per il nostro Paese gestire un simile peso. Chiunque dica che si possa fare rapidamente e facilmente sta dicendo una falsa verità, una bugia o è proprio fuori dal mondo. Forse non sarà nemmeno fattibile, ma nel caso fosse, parliamo di somme così abnormi che ci vorrebbero anni solo per capire di cosa stiamo parlando e pure chi, quando e dove dovrà pagare. Ricordate: quando l’America vola, il mondo vola con lei. In parole povere, se la Corte Suprema si schiera contro gli Stati Uniti su questa storia della sicurezza nazionale, siamo davvero nei guai.”

Insomma, la solita sceneggiata da grande statista: l’America sola al mondo, sotto attacco dalle regole internazionali e dai giudici che osano mettere un freno ai suoi capricci. Una sicurezza nazionale talmente fragile che rischia di far saltare in aria i conti pubblici e la serenità mondiale se qualcuno osa dire “basta” ai dazi.

Questa vicenda non è solo uno scontro giuridico o commerciale, ma mette a nudo l’incapacità di una potenza che usa norme vecchie decenni per giustificare politiche che destabilizzano intere economie. È un pessimo scherzo per chi crede ancora nella credibilità delle istituzioni americane e nella razionalità delle scelte politiche di Washington. E se il mondo “brilla” solo quando l’America decide di lasciarlo brillare, è probabile che ci troviamo davanti a un ecosistema globale in perenne stand-by, pronto a saltare appena si rompe il fragile equilibrio.

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