Niente di meno che il delicatissimo equilibrio della stabilità finanziaria globale rischia di essere travolto dagli attacchi del presidente Donald Trump alla Federal Reserve. A dirlo, con la solita delicatezza, è stato un ex governatore della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, che ha parlato senza mezzi termini durante un’intervista a CNBC, disegnando uno scenario da incubo per l’indipendenza degli istituti centrali, quella famosa sacralità che regge da quasi mezzo secolo le economie più sviluppate.
Chi avrebbe mai detto che un’indagine penale sulle spese milionarie per il rinnovamento della sede della Fed – mica una banale questione edilizia – si trasformasse nella tanto sospirata arma politica per mettere la banca centrale sotto scacco? È accaduto così quando il presidente Jerome Powell ha annunciato che il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta proprio mentre rifiutava di piegarsi alle pressioni di Trump per tagliare ancor più rapidamente i tassi d’interesse.
Come ciliegina sulla torta, i massimi esponenti delle banche centrali mondiali, da Andrew Bailey della Bank of England a Christine Lagarde della BCE, si sono affrettati a difendere Powell con un comunicato congiunto, perché criticare il capo della Fed pare si stia avvicinando a un reato d’impresa anti-sistema.
Il paradosso dell’indipendenza monetaria sbeffeggiata
Trichet non ha usato giri di parole: ha paragonato la situazione americana a quella dei paesi emergenti con istituzioni deboli, dove la politica monetaria è un fantoccio nelle mani dei governi, e ha lanciato un preoccupato allarme sull’estrema gravità di quanto sta accadendo.
Secondo lui, una Federal Reserve che si trasforma nel “servo più obbediente” dell’esecutivo è un’autentica bestemmia nei confronti della Costituzione degli Stati Uniti, perché la banca centrale dovrebbe rispondere al Congresso, non al presidente. Ma evidentemente qui la democrazia costituzionale è un optional.
Ancora più esplicito, il governatore della Banca di Finlandia, Olli Rehn, ha sottolineato che l’indipendenza delle banche centrali è la pietra angolare della stabilità finanziaria e dei prezzi. Minacciarne la credibilità? Una ricetta infallibile per un’impennata strutturale dell’inflazione a livello globale, con conseguenze ovviamente “imperdibili” per tutta l’economia mondiale. E ovviamente, anche il Vecchio Continente dovrà farci i conti nelle sue scelte di politica economica.
Vulnerabilità bipartisan e mercati troppo calmi
Trichet ha anche strappato il velo sull’irresistibile ricerca americana di spendere sempre di più, un fenomeno bipartisan che ci fa tutti dormire sonni tranquilli mentre i mercati, stranamente, sembrano azzerare i rischi legati a deficit esplosivi e debiti pubblici colossali.
La sua osservazione? “Il debito rispetto al PIL, pubblico e privato, è oggi più alto di quello immediatamente precedente al crollo della Lehman Brothers.” E come se non bastasse la calma apparente del mercato, è proprio questa quiete che, a suo parere, stride con i rischi evidenti.
Se la Fed venisse ridotta al rango di “servo più obbediente” del presidente, ammonisce Trichet, potrebbe scatenarsi un disastro per la stabilità dell’intera economia globale e dei suoi mercati finanziari. Per non parlare del fatto che ci troviamo in uno stato di fragilità senza precedenti, una cosa che ovviamente sembra sfuggire ai più.
Come ciliegina avvelenata, la banca d’affari Citi ci ricorda che queste minacce all’indipendenza delle banche centrali non si limitano agli Stati Uniti. Con il progressivo accorciamento della durata media dei titoli di Stato europei, il costo del debito diventa sempre più sensibile alle decisioni politiche sui tassi, aprendo la porta alla tentazione irresistibile per futuri governi populisti di “far cassa” intervenendo sulle banche centrali.
Come sottolineano gli esperti, anche se oggi l’indipendenza della BCE e della Bank of England sembra garantita, non è affatto scontato che lo sarà a lungo. Prepariamoci quindi a scenari degni di un thriller finanziario, dove l’augurio è che l’Europa non finisca col pagare il conto di queste follie.



