Trump scarica tutta la colpa sull’Iran per il raid alla scuola femminile perché a lui piace semplificare la realtà

Trump scarica tutta la colpa sull’Iran per il raid alla scuola femminile perché a lui piace semplificare la realtà

Donald Trump e Pete Hegseth, in una brillante performance di sparare accuse a caso a bordo dell’Air Force One, hanno deciso di prendersela con chiunque tranne che con chi, probabilmente, ha avuto il coltello dalla parte del manico: l’ex presidente iraniano. Secondo questa arguta teoria, la devastazione di una scuola elementare femminile nel sud dell’Iran sarebbe colpa degli stessi iraniani, forse per qualche misterioso motivo che sfugge a tutti.

Non pago, Trump ha ripetuto il solito refrain bellicoso che diverte tanto nelle stanze del potere, annunciando come la guerra in Medio Oriente finirà solo quando l’Iran non avrà più né militari funzionanti né leadership al potere. Eh sì, perché annientare un intero Paese sembra proprio la soluzione diplomatica che tutti stavamo aspettando.

Nel frattempo, lo spettacolo pirotecnico tra Israele e Iran prosegue imperterrito, con scambi di attacchi che potrebbero essere un perfetto copione per un film di intrighi e guerra, mentre Teheran si danna l’anima cercando di rasserenare le acque con i Paesi vicini del Golfo. Ironia della sorte: proprio nel momento in cui il dialogo sarebbe più necessario, si preferisce invece armare escalation e conflitti.

Una strategia militare o un deja-vu di retorica bellicista?

Il quadro è deliziosamente grottesco: da un lato, accuse senza fondamento diretto che non fanno altro che alimentare le fiamme di un conflitto già ardente. Dall’altro, dichiarazioni altezzose e illusorie che promettono la fine del problema solo con la completa distruzione dell’avversario. Forse basterebbe un minimo di lungimiranza per capire che la storia è maestra di vita, e ripeterne gli errori è la migliore ricetta per la disillusione globale.

Teheran, intanto, tenta di approntare la solita armatura diplomatica verso i paesi del Golfo, perché nulla è più credibile di chi vuole mettere pace armando i vicini con promesse di calma. Ma, si sa, quando i cannoni parlano più forte delle parole, la pace sembra un traguardo solo per i sognatori.

La guerra mediorientale, quindi, si riduce a un copione già scritto dove i protagonisti si accusano a vicenda mentre le vittime reali restano tristemente sullo sfondo, tra le macerie di una scuola, di una città, di un futuro congelato nel gelo della retorica strumentale.

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