Che spettacolo! Donald Trump, sempre pronto a regalare perle di saggezza, torna alla ribalta per spiegare che l’accordo con l’Iran è lì, a un passo, e sarà addirittura “buono” per gli Stati Uniti e i loro alleati. E noi che pensavamo che la diplomazia fosse difficile… evidentemente basta un po’ di post su Truth Social per risolvere tutto, tra un colpo d’ala e un altro.
Nel frattempo, mentre gli air strikes tra USA e Iran riprendono come una partita di ping pong nucleare sullo sfondo del sempre “strategico” Stretto di Hormuz — quel posto dove passa il 20% del petrolio mondiale e l’atmosfera è talmente tesa da tagliare al coltello — il nostro caro ex presidente si lamenta perché “i Dumocrats” (che poi, saranno più dum che cratici, vista la confusione) e alcuni repubblicani poco patriottici non gli permettono il lusso di negoziare in santa pace.
Donald Trump ha scritto:
“L’Iran vuole davvero fare un accordo, e sarà buono per gli USA e per chi è con noi. Ma non capiscono i Dumocrats, e vari repubblicani apparentemente non patriottici, che è MOLTO più difficile per me fare bene il mio lavoro e negoziare quando i politicanti stanno continuamente a cinguettare negativamente, a livelli mai visti prima, ripetutamente, che dovrei muovermi più veloce, o più lento, o andare in guerra, o non andare in guerra, o quello che sia.”
Ah, la politica secondo il metodo Trump: “Sedetevi e rilassatevi, andrà tutto bene — come sempre!” Pare proprio che la calma e lo zen siano un requisito imprescindibile quando si decide il destino del Medio Oriente… o no?
Una partita a scacchi con missili al posto dei pezzi
Nel frattempo, il Comando Centrale statunitense non perde tempo a illustrare la sua versione degli eventi: avrebbero compiuto “attacchi di autodifesa” contro installazioni radar iraniane e centri di comando droni in Goruk e sull’isola di Qeshm. Peccato che dall’altra parte l’Islamic Revolutionary Guard Corps si sia sentito in dovere di rispondere colpo su colpo, colpendo una base aerea coinvolta negli attacchi Usa come ritorsione. Un crescendo di bombe e missili che più che una strategia diplomatica sembra una sfida di bravura tra adolescenti rimasti a scuola senza giocattoli.
Fatevi avanti, strateghi della pace globale: c’è un posto caldo con cui giocare, lo Stretto di Hormuz è il nuovo Monopoly del petrolio e sembra proprio che nessuno voglia passare il turno senza combattere.
Nel frattempo, il caro Trump promette un accordo, ci rassicura che andrà tutto bene, anche se lo spettacolo teatrale tra tweet, missili e proclami sembra più un reality show politico dove la suspense è alimentata da continue contraddizioni e un’atmosfera da soap opera internazionale.



