Trump minaccia l’Iran: niente accordo, preparatevi al peggio davvero terribile

Trump minaccia l’Iran: niente accordo, preparatevi al peggio davvero terribile

Prezzi del petrolio in altalena, quasi come un rodeo, dopo che il mitico Donald Trump ha lanciato un’avvertimento da film di serie B: se non si cave un accordo sul programma nucleare di Teheran, “succederanno cose davvero brutte”. Ovvero, l’ennesima soap opera in salsa mediorientale si ripresenta in primo piano, davvero un innovatore.

Il petrolio Brent con consegna ad aprile ha ballato intorno ai 71,53 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate per marzo si è fermato a 66,30 dollari, azzerando qualche guadagno mattutino. Tutti e due i contratti hanno segnato i picchi più alti degli ultimi sei mesi – quasi un record – come se il mercato dell’energia avesse solo voglia di farsi prendere per il naso da queste oscillazioni.

Sempre la stessa trama: Usa e Iran si sono messi a discutere in una neutralissima Svizzera, tentando di sbloccare lo stallo eterno. Le prime dichiarazioni parlavano di grandi progressi, ma poi Washington s’è affrettata a dire che Teheran non ha rispettato le “richieste fondamentali” – un classico trilione di volte già sentito. Insomma, in questa partita nella nebbia, a Washington si rimprovera all’Iran di non aver fatto abbastanza, come se l’uccello potesse davvero insegnare a volare al gatto.

Donald Trump ha così dichiarato durante l’inaugurale Board of Peace a Washington:

“Succederanno cose brutte se Teheran non accetterà un accordo sul suo programma nucleare.”

Ha aggiunto anche un cronoprogramma a suo modo, molto preciso, promettendo che in una decina di giorni o si chiude l’accordo o si passerà alla parte più spettacolare, quella militare, forse da mettere in scena entro quindici giorni, giusto per non far annoiare il pubblico. Tra le pieghe del suo discorso anche un bel resoconto, che – udite udite – gli attacchi Usa dell’anno precedente avevano “totalmente decimato” il potenziale nucleare iraniano, salvo poi ammettere con nonchalance: “Forse dovremo fare un passo avanti, o forse no”, lasciando tutto all’immaginazione di chi ascolta.

Nel frattempo, Teheran ha inviato al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres un messaggino minaccioso, promettendo una risposta “decisiva” in caso di aggressione militare. Che carini: anche loro seguono la moda delle minacce per corrispondenza.

Nel frattempo, la Repubblica Islamica ha organizzato qualche bella esercitazione militare a pochi passi dallo strategico stretto di Hormuz e, come ciliegina sulla torta, ha persino coinvolto la Russia in un’esercitazione navale congiunta nel Golfo di Oman. Per la serie: “Facciamo vedere che siamo iper preparati a tutto, tranquilli”.

Nell’ultimo show, le unità navali di Iran e Russia hanno simulato il salvataggio di una nave sequestrata durante queste prove nel porto di Bandar Abbas, a pochi chilometri dallo Stretto di Hormuz. Insomma, nulla di che se non fosse che tutto ciò avviene proprio mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla regione.

Daniel Shapiro, ex ambasciatore Usa in Israele, ha commentato a CNBC con una precisione degna delle migliori previsioni meteo: “Tutto è pronto, o lo sarà entro sabato notte, per dare inizio agli attacchi, quindi la finestra temporale si apre proprio in quel momento.”

Però, bello il colpo di scena: “Non significa che avverrà subito. Il presidente aspetta ancora di vedere se l’Iran è disposto a cedere su quello che lui chiama ‘linee rosse’ nucleari, ma non sembra probabile.” Ah beh, allora giochiamo ancora un po’ con la diplomazia del “vediamo chi cede per primo”.

In pratica, Shapiro ci dice – in modo elegantemente triste – che Iran non ha mai mostrato di apprezzare queste “concessioni”, quindi armatevi di popcorn: la decisione sugli eventuali attacchi militari cadrà a breve nelle mani dell’uomo più imprevedibile della Casa Bianca.

Un mercato ‘molto ben rifornito’… per ora

Nonostante questo teatrino, l’amministrazione Trump continua a sperare in un finale diplomatico – più per disperazione che convinzione – e la portavoce della Casa Bianca ha glissato con la classica frase “sarebbe molto saggio per l’Iran fare un accordo”. Consiglio in pieno stile “voi fate il bravo, altrimenti…” che si ripete da decenni.

Martijn Rats, capo stratega delle materie prime di Morgan Stanley, ridimensiona un po’ l’allarmismo. Secondo lui, il mercato petrolifero è “molto ben fornito” su scala globale, con tre soli motivi dietro la tensione dei prezzi: le ansie per l’Iran, gli acquisti massicci della Cina per fare scorte (mettendoci quasi la faccia a chiedersi cosa fesseranno con tutto quel petrolio immagazzinato) e costi di trasporto alle stelle.

E tra questi tre, è ovvio che il primo, ovvero la storia iraniana, è il vero catalizzatore dei nervosismi. Perciò, se vi sentite preoccupati, magari è perché avete visto l’ultimo episodio di questa serie senza fine.

Secondo gli strateghi di Barclays, il mercato azionario, con la sua proverbiale tranquillità, ha per ora ignorato il frastuono geopolitico, ma la tensione sale dopo l’accusa del vicepresidente JD Vance all’Iran di non voler discutere le cosiddette “linee rosse”. Nel frattempo, gli Usa intensificano la loro presenza militare nella regione, come da copione.

La previsione? Qualsiasi attacco militare sarà “limitato nel tempo e con obiettivi ben definiti” (nucleare e missilistico, nulla di troppo fantasioso), proprio come l’estate scorsa. E con le elezioni di medio termine alle porte e una Casa Bianca più preoccupata dei portafogli americani che di guerre infinite, è del tutto probabile che la voglia di tollerare prezzi del petrolio alle stelle e possibili vittime sia prossima allo zero.

Insomma, se la guerra è dietro l’angolo, non aspettatevi un lungo spettacolo. Più un cameo fugace che un revival a tempo indeterminato.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!